La mafia è vera, troppo vera: Leonardo Sciascia e Il giorno della civetta

Nel 1960 il celebre scrittore siciliano Leonardo Sciascia ci consegna il suo romanzo più noto, Il giorno della civetta. Pubblicato il 9 ottobre di quell’anno, questo libro non si configura come un mero testo narrativo, ma, soprattutto, come un documento di denuncia di una realtà che le istituzioni avevano negato fino a quel momento, cioè la mafia.

leonardo_sciascia_1Il romanzo di Sciascia, basandosi su fatti realmente accaduti, descrive l’omicidio di Salvatore Colasberna, piccolo imprenditore edile, mentre stava per prendere l’autobus per Palermo. Il personaggio di Colasberna ha un effettivo referente: si tratta del sindacalista comunista Accurso Miraglia, assassinato nel 1947 da Cosa Nostra. A occuparsi dell’omicidio è il capitano Bellodi, un ex partigiano che non ha voluto abbandonare l’arma per i suoi alti valori e convinzioni. A mio avviso è possibile rinvenire, nel personaggio di Bellodi una controfigura dello stesso autore, formatosi in gioventù sui testi dei maggiori esponenti del nostro Illuminismo, Verri e Beccaria. Bellodi, tuttavia, non può svolgere serenamente il suo lavoro, a causa della già citata omertà in terra siciliana e, soprattutto, per le continue pressioni politiche esercitate da esponenti di spicco della DC, i quali riusciranno, al termine del romanzo, a smantellare l’impianto accusatorio messo in piedi da Bellodi.

A mio giudizio risulta sintomatica e significante la descrizione dell’umanità tracciata dal padrino don Marino Arena:

Io ho una certa pratica del mondo e quella che diciamo umanità […] la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i […] pigliainculo e i quaquaraquà (corsivo mio). Pochissimi gli uomini […] E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre […]

Il termine quaquaraquà assume particolare pregnanza: è con questo termine che il mafioso si riferisce agli uomini da poco, la cui esistenza è meno importante di quella delle anatre. In quest’ottica la vita dello stesso Colasberna conta meno di zero, ma, per Arena, il capitano Bellodi è un uomo, una persona che, nel microcosmo del criminale, ha una valenza e un suo significato, in quanto lo reputa persona rispettabile e onorevole.

Il giorno della civetta, 1968
Il giorno della civetta, 1968

Le considerazioni svolte finora acquistano una loro importanza se letta alla luce dell’Avvertenza posta al testo nel 1972. Grazie alla premessa, Sciascia riesce a compiere un’azione rivoluzionaria, un atto che dovrebbe compiere qualsiasi intellettuale degno di questo nome: il romanzo costituisce una denuncia forte e chiara di una situazione ormai ineludibile per le autorità pubbliche. Non è più possibile negare l’esistenza della mafia, è necessario che a Roma si abbia contezza del fenomeno criminale e si adottino provvedimenti volti a combatterlo (Sciascia 2002: 135-136). Il titolo stesso, in un certo senso, chiarifica l’azione della criminalità: essa prima operava di nascosto (così come la civetta vola di notte), ma adesso, grazie alla complicità della politica, essa può agire senza nascondere niente. Esso è, dunque, un vero e proprio ossimoro, in quanto un uccello notturno può adesso volare di giorno, quando tutti possono vederlo (Squillacioti 2012: 251-344, Ambroise 1987: 251-344).

Dal romanzo è stato tratto un film nel 1968, diretto da Damiano Damiani, con un ottimo Franco Nero nella parte del capitano Bellodi. Il film riesce a far risaltare l’atmosfera omertosa che contrasta con gli ideali e la dirittura morale del carabiniere.

Il capitano Bellodi, a mio giudizio, è l’antesignano (seppur fittizio) di tanti servitori dello Stato che hanno dato la loro vita per combattere la mafia, come Boris Giuliano o il generale Dalla Chiesa, la cui memoria non dovrebbe essere tenuta viva soltanto attraverso fiction RAI o proclami, ma con atti concreti e fattivi.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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By on ottobre 9th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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