La Calabria spiegata agli italiani

La Calabria spiegata agli italiani: i mille volti dell’anomalia italiana “metà inferno e metà paradiso”

Domenico Nunnari

Culla degli itali, erede della Megàle Hellàs (Magna Grecia), del sontuoso Regno delle due Sicilie, regione contesa tra le più svariate popolazioni (Longobardi, Bizantini, Arabi per citarne alcune), insomma un ricco crocevia culturale a metà tra Oriente ed Occidente: eppure oggigiorno la Calabria continua a venire associata a degrado e rassegnazione, ma perché? È questa la realtà scomoda su cui si interroga Mimmo Nunnari nel suo nuovo libro La Calabria spiegata agli italiani.

Edito da Rubbettino, il libro del giornalista e docente universitario, già vicedirettore del Tgr RAI in una decina di regioni tra Nord e Sud, presenta un affascinante affresco storico, politico e sociale. Nunnari ripercorre le principali tappe di questa terra difficile, una terra “metà inferno metà paradiso“, per ricostruire, riabilitare e riconciliare i profondi dissidi che attanagliano non solo i suoi rapporti col resto dell’Italia, ma anche i suoi stessi abitanti.

Passato e futuro si mescolano presentando una punta dello stivale dai mille volti: alla Calabria della Magna Grecia si affianca quella agli ultimi posti in Europa in quanto a sviluppo e reddito, la cui cronica fragilità è dovuta ad un micidiale cocktail di ‘ndrangheta, infrastrutture pressocchè inesistenti, ritardi di una pubblica amministrazione pletorica, lontananza dai principali mercati.

Il risultato è una terra emarginata, condannata all’indifferenza, dove dilagano sfiducia ed arrendevolezza mentre lo Stato sembra aver voltato le spalle a quell’unico spiraglio di luce: il senso di calorosa umanità e laboriosità che unisce il popolo calabro, redento e, allo stesso tempo, condannato come una delle cause del suo stesso male.

Cosenza

Ma il vero vizio d’origine di questa impasse viene riconosciuta proprio nello Stato che, dopo l’Unità, ha contribuito non poco alla diffusione della stereotipata e pregiudizievole differenziazione tra Nord e Sud dietro il simulacro di una ideale identità nazionale perpetuata da un’unica Costituzione. Ed è proprio dalla necessita di smantellare gli stereotipi che nasce La Calabria spiegata agli italiani

Questo libro La Calabria spiegata agli italiani che comincerò a presentare in tutta Italia a partire dal 2 agosto a Bagnara, dove ho cominciato la mia avventura professionale a poco più di diciotto anni come corrispondente della Gazzetta del Sud, si può dire che si è scritto da solo. È la somma di più di 50 anni di esperienze, di relazioni, di confronti, di letture, di riflessioni e di indignazioni contro l’idea bugiarda della maggioranza dell’opinione pubblica nazionale e di buona parte della politica e delle istituzioni che la Calabria sia la terra del male, che i calabresi siano in maggioranza criminali e mafiosi. Questa è una menzogna, calcolata, voluta, cercata, che diventa un alibi per lasciare la Calabria fuori dai processi di sviluppo del Paese, per farne crescere una parte a danno di un’altra. È questo il grande imbroglio storico di un’Italia fragile, a tratti corrotta, con una parte della sua classe imprenditoriale che ruota attorno alla politica per saccheggiare, arraffare denaro, rubare. E con Roma dove la mafia non si chiama mafia e tutti sono contenti ma è divorata dallo stesso cancro mafioso di dove si chiama mafia, al Sud …e nelle Isole. 

Mimmo Nunnari

Evitando la facile retorica moralista, l’autore sembra prendere una posizione super partes fin dal titolo: La Calabria spiegata agli italiani, ovvero la Calabria, come fenomeno ben delimitato, assurge a titolo di portavoce di una problematica che assorbe l’intera penisola e che è nata proprio in seno all’Unità, insieme agli stessi italiani o a quelli che si definiscono tali, o a quelli che, sì, si sentono italiani, ma sentono anche che il Meridione debba risolvere i propri problemi da solo, come se non facesse parte esso stesso dell’Italia: i cosiddetti italiani occasionali. Forse è proprio così che Mimmo Nunnari giunge alla foce della questione, ricostruendo la profonda incapacità al dialogo della nostra terra, fonte di dilanianti discrepanze, che rende impossibile qualsiasi confronto. Consequentia mirabilis, per Nunnari, diventa l’imprescindibile necessità di abbattere queste barriere per costruire, invece, dei ponti che permettano una duratura e stimolante riconciliazione.

Solo così si potrà iniziare a discutere davvero della “questione meridionale“, l’alternativa sarebbe un apocalittico inabissamento dell’intera penisola.

È ora di dire basta e invertire, con l’impegno di tutti, la marcia della corsa verso il precipizio di questa terra antica. In Calabria non bastano più Impegno, sacrificio e coraggio di magistrati e forze dell’ordine. Per far risorgere una regione a lungo umiliata, colonizzata, abbandonata, senza diritti e pari opportunità, serve una rivoluzione culturale che parta dagli stessi calabresi. Se la Calabria s’inabissa, l’Italia, tutta, con le sue fragilità, i populismi, la corruzione diffusa, rischia inevitabilmente di affondare.

E la prima mossa sulla scacchiera del futuro dell’Italia, secondo Nunnari, spetta allo Stato.

Valeria Bove per MIfacciodicultura

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By on ottobre 9th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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