Ernesto Che Guevara: quando la rivoluzione non è un gadget

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Ernesto Che Guevara: quando  la rivoluzione non è un gadget

Ernesto Che Guevara: la rivoluzione non è un gadgetL’8 ottobre 1967 Ernesto Che Guevara viene scovato in Bolivia da Félix Rodríguez, l’agente della CIA che aveva avuto l’incarico di trovare il Che, occupato a addestrare gli uomini per una guerriglia. Forse l’intenzione era quella di portarli in Argentina, suo paese natale, per condurre qui una rivoluzione.

Il 9 ottobre veniva giustiziato. Moriva così Che Guevara, nato a Rosario, 14 giugno 1928.

Le storie sulla sua morte sono tante e diversificate, probabilmente anche in base a chi si vuol far sfigurare nel racconto: infatti, c’è chi sostiene che quando venne trovato il comandante fosse tutt’altro che disarmato, e quindi i colpi di pistola alle gambe sarebbero stati giustificati. Altri invece credono fosse effettivamente inoffensivo e quindi colpirgli gli arti inferiori fu tutt’altro che lecito.

Rimane il fatto che morì in Bolivia, in realtà non così tanto lontano dalla sua terra natia, ma lontano dalla Cuba per cui aveva lottato.

Ernesto Che Guevara è una figura controversa che, nel tempo, è stata più volte accusata di crimini di guerra, accanto al compagno Fidel Castro: la possibilità che insieme abbiano fatto fuori un bel po’ di persone solo per interessi personali e politici non è così irrealistica.

Il Che parlava di rivoluzione contro il capitalismo e l’individualismo, è vero: ma mai parlò di lotta non violenta. Anzi, parlava di come non fosse giusto arrendersi alla violenza spropositata del nemico: allodio e alla guerra si deve rispondere allo stesso modo. E per di più, quando ti ritrovi con il potere in mano, partito da un manipolo di pochi uomini, forse la testa un po’ te la monti.

Ernesto Che Guevara è diventato, più che una leggenda, un simbolo: sicuramente favorito dall’essere morto negli anni ’60, di aver lottato contro il capitalismo e i padroni, e di avere un’immagine molto forte (che non è una banalità), il suo volto è in realtà un’icona di un ideologia e di un certo modo di essere giovani.

Ernesto Che Guevara: la rivoluzione non è un gadgetIn quegli anni, essere giovani in Italia, era difficile: ti si chiedeva di schierarti, in qualche modo. L’Eskimo non era un capo d’abbigliamento, ma una metafora politica. Il sigaro, più che un piacere dall’olezzo indesiderato, indicava uno status, contrapposte alle meno virili sigarette (soprattutto le Marlboro).

Le mode poi sono cambiate: grazie al cielo, l’Eskimo non è più così di moda e i sigari un po’ meno in voga. Ma quando sei così giovane da non saperne di politica, e sbarchi al liceo, ti accorgi che c’è una mutua guerra costantemente combattuta: ti accorgi che qualcuno, solitamente i ragazzi più grandi, durante l’intervallo è come se si schierassero nel cortile. Lo vedi da come sono vestiti, da quello di cui parlano, da come gesticolano: eccola lì, l’epifania.

È arrivato il momento in cui devi decidere: destra o sinistra?

Quando si è giovani si tende a non capirci molto (non che da grandi cambi poi granché, per molti), ma ti rendi conto che è richiesto che tu prenda una posizione. Ti devi schierare. Crescendo, grazie al cielo, ti accorgi che le cose non stanno esattamente così: il mondo non è diviso tra comunisti e fascisti e nessuno ti costringe a decidere da che parte stare. Scopri finalmente che cambiare opinione è anche possibile, crescendo. Il mondo non è bianco e nero: soprattutto quello politico. Ma ci rimani male quando ti accorgi che anche il Che, quello che sembrava perfetto, quello che hai stampato sulla maglia, sullo zaino, sul diario e appeso al muro della cameretta, non era proprio perfetto.

Che Guerava è diventato altro con il passare del tempo: è un’icona. Quando la guardi, ti è chiaro cosa voglia dire: hasta la revolucion siempre. Il suo volto indica il comunismo, la lotta contro capitalismo e individualismo, Cuba e Fidel: dell’uomo non c’è più nulla. In certi parti del Sud America è quasi considerato divinità, soprattutto per le foto che vennero fatte circolare del suo cadavere: i capelli mossi e la barba sembrano ricordare il Cristo del Mantegna; il fatto poi che abbia gli occhi aperti lo fanno quasi sembrare vivo e, appunto, simile a un moderno ritratto di Gesù. Forse è un eccesso, ma indica la potenza che ha avuto questo personaggio sulle persone.

La foto del Che di Alberto Korda del ’60 è la foto più riprodotta del XX secolo: è stata stampata praticamente su qualsiasi cosa. A fondo rigorosamente rosso, ovviamente.

Ma la rivoluzione, ragazzi miei, non è un gadget. Lottare per i propri diritti, mettersi in prima linea, anche facendo degli errori (come sicuramente li fece Ernesto) non lo si può fare tramite una maglietta, un Eskimo, una canzone.

Badate bene, non credo che i giovani di oggi possano fare la rivoluzione come Che Guevara: scendere in piazza, nel 2015, non è più credibile. Perché? Perché non regge il confronto con l’avere un mezzo come Internet, che in un secondo ti permette di creare una petizione che, almeno idealmente, può essere globale.

Rende scendere in piazza anacronistico. Semplicemente perché, oggi, abbiamo un mezzo più potente. No, la rivoluzione non si fa stando seduti in panciolle: ma informarsi, ribellarsi, acculturarsi, farsi delle idee e condividerle è il primo passo per scendere in piazza, anche solo metaforicamente parlando. La manifestazione è solo l’ultimo stadio, illustra la nostra potenza: con tutto il rispetto per i cortei dagli anni ’60 in poi, oggi potenzialmente potremmo creare cortei di migliaia di persone con un solo click – e non per schierarsi contro inezie.

Ernesto Che Guevara: la rivoluzione non è un gadgetPerché, mi chiederete ora, questo non accade allora?

Perché, purtroppo, abbiamo un deficit rispetto ai nostri genitori, nonostante il grande mezzo di cui disponiamo: non crediamo più in niente. Nessun ideale, nessuna verità per cui combattere.

E questo accade quando l’immagine del Che diventa solo un’immagine e smette di essere un’icona, quando si pensa più all’uomo che al suo ruolo nella Storia, quando mancano grandi uomini politici che ci facciano immedesimare in quello spirito.

Non è questione di essere di destra o di sinistra: è combattere per qualcosa, qualsiasi cosa, al di là del modo in cui intendete farlo.

Che Guevara moriva 50 anni fa: oggi, in qualsiasi parte del mondo, chi morirebbe per i propri ideali?

Aprendimos a quererte
Desde la histórica altura
Donde el sol de tu bravura
Le puso un cerco a la muerte.
Aquí se queda la clara,
La entrañable transparencia,
De tu querida presencia
Comandante Che Guevara

(Abbiamo imparato ad amarti
Sulla storica altura
Dove il sole del tuo coraggio
Ha posto un confine alla morte.
Qui rimane la chiara,
Penetrante trasparenza
Della tua cara presenza,
Comandante Che Guevara)

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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