Cultura classica e scientifica, la falsa dicotomia dell’era della tecnica

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Nell’articolo per Il sole 24 ore di Nicola Gardini del 28 agosto 2016 si cerca di far passare il liceo classico come il baluardo della cultura umanistica in Occidente, assediato dalla tecnica e dalle scienze.

Werner Heisenberg

Quanto questa contrapposizione è vera? Soprattutto, quanto è utile questo argomento  per un discorso globale sulla nostra situazione culturale e quindi civile? Il liceo classico o ginnasio nasce nel 1859 con la Legge Casati che introduceva un unico indirizzo liceale, dopo le scuole le elementari, per un periodo di otto anni. In questo caso la preminenza delle ore era ricoperta dall’italiano e dal latino. Con la riforma Gentile del 1923 il ginnasio diviene l’unico modo per accedere a tutte le facoltà, infatti chi proveniva dallo scientifico non poteva iscriversi alle facoltà di Giurisprudenza e Lettere. Quindi, vediamo che ancora nella prima metà del Novecento la cultura classica ha ancora un forte peso e una testimonianza ci viene da Heisenberg, il quale, nel saggio Natura e Fisicia moderna, spiega come la cultura classica sia stata molto importante per lui, soprattutto la lettura del Timeo di Platone.

Tuttavia, come si può ben intuire, appare naturale che nella civiltà della tecnica ci sia stata una lenta e progressiva svalutazione delle lettere e degli indirizzi umanistici, a favore di quelli tecnici. Come spiega Gardini, nel mondo si è deciso di puntare più sulla matematica e sulle scienze, piuttosto che sulla filosofia o sulle lettere in generale. La dicotomia classico – scientifico, mondo delle lettere – tecnologia, però, sta risultando sempre più dannosa per la nostra cultura. Il Novecento è stato pieno di autori che hanno cercato di spiegare l’avanzamento della tecnica, la sua sempre maggiore ascesa: Heidegger, nel suo saggio Filosofia e cibernetica scrive che la filosofia sta scomparendo e ciò che sembra portare all’unificazione delle scienze è la cibernetica, che porta avanti concetti puramente tecnici senza alcun fondamento ontologico. Gunther Anders è più drastico e spiega che a questa età della tecnica non c’è rimedio e porterà inevitabilmente l’uomo alla sua fine.

Nonostante ci accorgiamo dei pericoli della tecnologia, della imperante metodologia scientifica e del puro pensiero tecnico, non prestiamo attenzione al grande errore di fondo che commettiamo: parlando di liceo classico e liceo scientifico continuiamo a perpetrare quelle categorie, tipiche del pensiero cartesiano-calcolante e riduzionista, che ormai appaiono desuete e devono esserlo. Il nostro compito è duplice: bisogna lavorare sia sul versante della Kultur, intesa come conoscenza, sia dal lato della Zivilisation, cioè della civiltà, della cultura intesa come impostazione sociale. Solo facendo compenetrare queste due visioni possiamo sperare in un miglioramento della nostra condizione.

Alain Badiou

La cultura umanistica deve essere, non il baluardo della cultura occidentale, bensì uno dei due genitori del nostro spirito: lo Zeitgeist di questo secolo deve essere impregnato di cultura tecnica, per comprendere e saper gestire i fenomeni scientifici senza dei quali non possiamo fare a meno; d’altro  canto questa sapienza scientifica non può che essere coadiuvata da un pensiero umanistico, di stampo filosofico ed etico, che permetta di poter creare una visione d’insieme entro cui racchiudere il nostro sempre più vasto sapere. Gaston Bachelard ha colto perfettamente il punto quando ha introdotto la sua “filosofia del non”, la quale cerca di reinterpretare le precedenti categorie scientifiche con delle nuove, ma ci ha avvisato che solo cambiando la filosofia,  quello che Heisenberg chiama «lo sfondo filosofico», è possibile introdurre nuovi concetti, come ad esempio una chimica non – lavoisieriana o una logica non aristotelica. Dunque, la questione importante non è più quella riguardante liceo classico o liceo scientifico, ma bisogna puntare il nostro sguardo alla cultura in generale, ormai impossibilitata ad essere scissa nelle categorie già citate: la condizione umana, dice Morin, passa sia dal cinema, come dal romanzo, ma anche dalla scienza perché senza di essa non si può collocare l’uomo entro il suo contesto naturale.

Il greco e il latino, così cari agli umanisti, devono essere la base del pensiero occidentale, perciò sono insostituibili all’interno di un progetto che voglia ridare il vero e giusto peso alla Cultura, che noi ci ostiniamo a dividere in diversi settori. Esemplari sono le parole di Alain Badiou, il quale spiega come si debba sforzarsi di cercare di avere una esperienza ampia al punto giusto da poter discutere filosoficamente della realtà, senza perciò passare per opinionisti, moda che sembra essere molto in voga tra i filosofi di oggi, e non solo:

C’è chi sostiene che, oggi, sia divenuto impossibile raggiungere conoscenze così vaste; ma è inesatto. Beninteso, non si può certo dominare l’intero campo delle scienze, o l’insieme planetario della produzione artistica, o tutte le innovazioni politiche senza eccezione. Ma, si può, e si deve, averne una conoscenza sufficiente, un’esperienza abbastanza approfondita e ampia per poterne legiferare filosoficamente. Invece, oggi sono numerosi i “filosofi” ben lontani da questo requisito minimo e, in particolare, lontani dal sapere matematico che, da sempre, è stato il più importante per la filosofia.

Edoardo Poli per MIfacciodiCultura

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