Sogni e scienza, facce di una sola medaglia: “la vida es sueño”… e onda

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Sogni e scienza, facce di una sola medaglia: la vida es sueño… e onda

Indipendentemente dall’identità e dalla volontà, ognuno la vive. I sogni sono un’esperienza capace di abitare ogni essere vivente, animali compresi, senza appartenergli mai.

Circa cinquantamila le ore dedicate alla dimensione onirica, la terza attività principale della mente. Dalla ventesima settimana in avanti anche il feto nel grembo materno risulterebbe assorto nel sonno Rem, sognando per l’80%. Il sogno, dal latino somnium, deriva da somnus, “sonno”. Il ritmo “sonno-veglia” si regola su quello terrestre “notte-giorno”, modifica i livelli di vigilanza, influenza il corpo ed il metabolismo (temperatura, secrezioni ormonali, variazione del volume del sangue, capacità cognitive). Il sonno è, infatti, un processo nervoso attivo, con definite caratteristiche temporali e psicofisiologiche.

Dormire comporta l’attivazione di numerosi centri cerebrali che regolano gli impulsi nervosi; il cervello continua a lavorare, ma in modo differente dalla veglia. L’emisfero destro (che gestisce intuizioni, emozioni, creatività) organizza il sogno negli spazi e nella componente emozionale (Antrobus, 1977; Bertini & Violani, 1984), mentre l’emisfero sinistro (della logica e razionalità) parteciperebbe agli eventi secondari legati alla narrazione del sogno.

Registrando l’attività elettrica cerebrale tramite elettroencefalogramma (EEG), sono stati individuati il sonno ad onde lente (N-REM) ed il sonno REM (“Rapid Eye Movement”). Il primo costituisce la maggior parte del tempo totale di riposo nei soggetti adulti, con quattro stadi di profondità. Quello REM è, invece, caratterizzato da onde ad alta frequenza dove i sogni sarebbero più intensi. Il passaggio da uno all’altro è controllato da un circuito di neuroni situato in una struttura cerebrale, detta ponte di Varolio, una sorta di interruttore neuronale, che controlla anche le fasi non rem (RIKEN Brain Science Institute a Hirosawa e dell’Università di Tsukuba).

Tuttavia, numerose evidenze suggeriscono che l’attività onirica ed il sonno REM siano fra loro dissociati e che il sogno sia controllato dalle strutture corticali superiori (Solms, 2000). Vi sarebbe, quindi, uno specifico circuito neurale per il sogno. Ma qual è l’utilità dei sogni?

Il sonno, funzionale al risparmio e recupero energetico, serve anche alla riorganizzazione di alcuni processi psichici, come memoria ed apprendimento. I sogni potrebbero essere, pertanto, una rielaborazione di tutte le informazioni recepite non solo nella medesima giornata, ma nell’intero arco di vita. Il premio Nobel per la medicina, Francis Crick (uno dei due scopritori della struttura del DNA), ha considerato il sogno come un modo in cui il cervello smaltisce l’eccesso di informazioni raccolte (teoria delle reti neurali). Anche i due ricercatori di Harvard, J. Allan Hobson e Robert McCarley hanno ricondotto le esperienze sensitive alla corteccia cerebrale (teoria di attivazione di sintesi). La fonte dei sogni sarebbe una scarica di impulsi nervosi che, partendo da una piccola area alla base del cervello, attiva le cellule della corteccia provocando immagini e sensazioni. La forza primaria che dà vita al sogno sarebbe fisiologica (e non psicologica); l’elaborazione delle informazioni e la loro sintesi è finalizzata all’organizzazione di percezioni, emozioni, memoria ed attività cognitiva. Sarebbe, quindi, un “processo caotico di autoattivazione” per riformattarsi come un computer.

Nella psicoanalisi classica, il sogno è la realizzazione allucinatoria di un desiderio rimasto inappagato durante la vita diurna (Freud). I sogni diventano «lettere inviate a se stessi», ovvero messaggi con cui l’inconscio porta a conoscenza della parte consapevole della mente desideri e impulsi. In questo senso, le visioni notturne esprimono senza censura quei pensieri profondi (per Freud principalmente di natura sessuale). Paure e desideri, soprattutto quelli inconfessabili, si sciolgono dai vincoli del controllo sociale e si liberano nello spazio onirico.

Sembrava irreale quanto futuristico il film quattro volte premio Oscar Inception (2010), i cui protagonisti si districano proprio nel labirinto della mente e dei ricordi, tra sogni e tentativi di entrare nei pensieri altrui. Tuttavia, oggi è possibile stimolare il “sogno lucido” (consapevole) applicando una leggera corrente elettrica a specifiche frequenze, tramite elettrodi sulla regione frontale e temporale del cervello. In questo modo, si induce una sincronizzazione dell’attività neuronale (a 40Hz-frequenza gamma). Al di là di film e verosimili ipotesi di controspionaggio, l’oscillazione corticale a frequenze specifiche potrebbe aiutare a trattare alcune attività neuronali alterate, come la schizofrenia o il disturbo ossessivo-compulsivo ed i disturbi post-traumatici. (Nature Neuroscience). Secondo il neurofilosofo Owen Flanagan (2001), il sogno è uno stato mentale, anzi, uno stato della coscienza, che è un fenomeno emergente dell’evoluzione biologica. La coscienza ha consentito ad alcuni animali di adattarsi meglio all’ambiente e ai suoi cambiamenti (evoluzione della specie, Darwin). Il sogno sarebbe, dunque, funzionale all’evoluzione. La fase REM potrebbe servire ad identificare e processare alcuni tipi di “segnali” che non riconosciamo coscientemente, contribuendo a formare comprensione e consapevolezza del futuro.

Non hanno alcuna valenza scientifica, ma sono focus di molti studi i sogni premonitori, che sembrerebbero un corto circuito nella mente, sinapsi  che connettono passato presente e futuro. È il déjà vu letteralmente “già visto”, una forma di paramnesia (alterazione del ricordo) con  la sensazione di aver già vissuto, visto e sentito ciò che accade. Fenomeno che allude ad una dimensione parallela. Particelle distinte o distinti momenti temporali possono interagire come se fossero connessi l’uno all’altro, a dispetto della loro separazione spaziale (Krippner). La quantistica ricorre più volte nel tema sogni, anche per quanto concerne le teorie più moderne.

Ritorniamo alle onde e alla loro propagazione. Nel ‘600 Galileo Galilei e Robert Hooke studiavano la creazione di figure tramite onde sonore. I loro studi venivano successivamente ripresi dal musicista e fisico tedesco Ernst Chladni, che aveva cosparso una superficie vibrante con polveri sottili per visualizzare in forme e figure le diverse vibrazioni (Entdeckungen ùber die Theorie des Klanges, Scoperte sulla teoria dei suoni 1787). Chladni dimostra che il suono influisce sulla materia (Cimatica). Successivamente, lo scienziato svizzero Hans Jenny scoprì che a determinate vibrazioni corrispondono sempre le stesse figure. Addirittura, negli antichi linguaggi, come il sanscrito o l’ebraico, i suoni disegnavano il simbolo alfabetico che si pronunciava. Le forme, le figure e gli schemi di movimento che comparivano si dimostrarono essere una funzione della frequenza, dell’ampiezza e delle caratteristiche inerenti ai vari materiali. L’universo non sarebbe, quindi, un assemblaggio di parti fisiche, ma un intreccio di onde di energia (Einstein, Plank, Heisenberg).

«La vida es sueño», come diceva Calderon de la Barca, o «rappresentazione» per riprendere Schopenhauer. Negli antichi testi religiosi si leggeva «il principio era il verbo», Logos che è parolasuono, onda. Siamo  particelle calate in un ologramma? Allora, tutto è virtuale come in Matrix (1999), un’illusione ottica e sensoriale. E se la nostra realtà è solo una proiezione di forme ed immagini, allora siamo sogno dentro un sogno.

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MifacciodiCultura

 

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