#Irish – William Butler Yeats: una delle colonne portanti della letteratura irlandese

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Senza William Butler Yeats (Dublino, 13 giugno 1865 – Roccabruna, 28 gennaio 1939) non ci sarebbe, probabilmente, la letteratura irlandese moderna. Poeta, drammaturgo, ma anche appassionato folclorista e mistico, creò un complesso sistema religioso che informa la sua produzione poetica. Nel 1923 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione:

For his always inspired poetry, which in a highly artistic form gives expression to the spirit of a whole nation.

Per la sua poesia immaginativa, la quale, nella sua perfetta forma artistica, dà voce allo spirito di un’intera nazione.

Nato a Dublino, William Butler Yeats ebbe un’infanzia movimentata, vivendo nella contea di Sligo e poi a Londra, in quanto suo padre era un artista. Dal genitore Yeats eredita l’interesse per l’arte, che lo porterà a frequentare la Godolphin School di Londra. È in questi anni che il poeta sviluppa una forte tendenza nazionalista. L’Irlanda era ancora parte del Regno Unito e il giovane intellettuale divenne uno dei più accesi sostenitori dell’indipendenza e del nazionalismo celtico, tanto da scrivere egli stesso un manifesto dal forte sapere romantico e neopagano, The Celtic Twilight (1893, “Il crepuscolo celtico”). Nelle mani di William Butler Yeats le leggende e le storie del mitico passato irlandese non tramontano, ma anzi sembrano risorgere: folletti, banshee (letteralmente “donna fatata”, cioè un’annunciatrice di lutti imminenti), gnomi e leprechaun (altra figura ricorrente del folklore irlandese) popolano il saggio dello scrittore dublinese.

Yeats ebbe due donni fondamentali nella sua esistenza, entrambe legate a questa rinascita nazionalista e celtica: da una parte Maud Gonne, il suo amore di una vita che non riuscirà a sposare, e, dall’altra, Lady Augusta Gregory, altra folclorista e appassionata nazionalista, che lo spingerà a scrivere testi teatrali. Dalla loro collaborazione vedrà la luce nel 1902 la pièce Cathleen ni Houlian (“Cathleen figlia Houlian”), dove essi celebrano Cathleen, allegoria dell’Irlanda, che lotta per liberarsi dal gioco inglese. Pure nella poesia Easter, 1916 (“Pasqua, 1916”), Yeats canta la nascita della grande bellezza, cioè la formazione di una coscienza nazionale irlandese che arriverà al 1921, anno dell’indipendenza.

Lady Augusta Gregory

Yeats, tuttavia, è anche uno dei più importanti poeti dell’Irlanda moderna. La sua opera, tuttavia, non di facile comprensione a causa del misticismo che gioca un ruolo essenziale nei suoi testi. L’ideologia che informa la sua poesia è lucidamente descritta nel saggio A Vision (1925). La cosmologia yeatsiana si basa su una complessa idea ciclica di vita e morte; a ogni ciclo vitale corrisponde un ciclo di morte e così via. Questa posizione è ben illustrata in due bellissime composizioni, Lapis Lazuli (1936) e The Second Coming (1919, “La seconda venuta”, un’allusione all’Apocalisse).

Scrive Yeats in Lapis Lazuli: 

All things fall and are built again and those that build them again are gay

Tutte le cose muiono e rinascono e coloro che le ricostruiscono sono contenti

Non dobbiamo preoccuparci, scrive il poeta: tutto ha un inizio e tutto ha una fine e dopo di noi vivranno altre generazioni. Se Lapis Lazuli, in fondo, non ha una visione pessimistica, ma realistica, non è possibile dire altrettanto di The Second Coming. Si tratta di una poesia scritta all’indomani del primo dopoguerra, con un’Irlanda che ancora sta lottando per l’indipendenza. Non debbono stupire dei toni apocalittici:

Turning and turning in the widening gyre
The falcon cannot hear the falconer;
Things fall apart; the centre cannot hold;
Mere anarchy is loosed upon the world

Gira gira il grande cerchio,
il falco non ascolta il falconiere;
le cose si spezzano; il centro non regge;
pura e semplice anarchia devasta il mondo

Essenziale è il primo verso: il cerchio che gira sintetizza la filosofia di William Butler Yeats, in quanto indica l’alternarsi di fasi di vita e di morte.  Il poeta irlandese assume una visione estetizzante in Sailing to Byzantium (1928, “Viaggiando verso Bisanzio”). Il mondo terreno è “un paese per vecchi” (che il titolo del celebre film venga da qui?) e dunque l’artista/poeta Yeats invita a viaggiare verso Bisanzio, i cui mosaici non invecchiano mai (forte l’influenza dell’Ode all’urna greca di Keats e il sonetto 18 di William Shakespeare ).

William Butler Yeats
James Joyce (Dublino, 2 febbraio 1882 – Zurigo, 13 gennaio 1941)

È mio convincimento che ogni articolo debba essere oggettivo, non possono esserci solo sperticati elogi. Il nazionalismo di Yeats e la sua riscoperta delle radici irlandesi ha provocato lo stereotipo dell’Irlanda come terra magica e fatata; c’è molto di più di folletti e gnomi. Allo stesso tempo, l’Irlanda dell’epoca aveva bisogno di una forte scossa continentale e, con un termine odierno, europeista. Il celtismo di Yeats si scontra infatti col cosmopolitismo dell’altro immenso scrittore irlandese del Novecento, James Joyce.

Lo scrittore dublinese reagisce con una certa rabbia intellettuale nei confronti del connazionale: l‘Irlanda, a causa degli intellettuali come William Butler Yeats, si trova a essere paralizzata e anestetizzata politicamente. Come scrive lo stesso Joyce, è il momento di sciogliere i vincoli del nazionalismo e della religione. Di certo il patriota Yeats non avrebbe apprezzato.

Andrea Di Carlo per MIfaccioDiCultura

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