Donne anche senza seno: una storia di cancro e femminilità in quattordici scatti

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Donne anche senza seno: una storia di cancro e femminilità in quattordici scatti

Avevo otto anni quando ho incontrato il cancro per la prima volta.
Purtroppo non è stata l’ultima. Purtroppo, non sono l’unica.
Avevo appena finito la terza elementare: un agosto soffocante, di quelli che la piccola piscina in giardino diventava la mia oasi privata e l’erba secca sotto i piedi un solletichio familiare. Diagnosticarono un tumore al seno allo stato molto avanzato a mia nonna; quella che mi comprava i libri per colorare e mi diceva che ero la sua preferita.
Era già in metastasi, provarono con una mastectomia. Rimozione di entrambi i seni. Ricordo che per lei fu la parte peggiore; lo fu per tutti.
Anche se io non capivo perché
.
«Per una donna il seno è ciò che la fa sentire tale», mi diceva mia mamma. Ma io avevo otto anni e non avevo ancora imparato il potere del corpo. Ero magra come un filo di nylon e piatta come il mare calmo.
Poi ho compiuto undici anni e alle scuole medie ho iniziato a capire come il tuo corpo, soprattutto quando sei donna, condizioni il mondo che ti circonda e come questo ti risponde: attaccandoti o abbracciandoti, respingendoti o cercandoti come la luce. Ho compreso perché per mia nonna è stata la parte più difficile – undicenne che guardava con invidia le compagne che già riempivano un reggiseno taglia seconda.

Oggi di anni ne ho 23 e ho capito che non è il seno a farti donna.
Me lo ha insegnato mia nonna, che purtroppo non è più qui per ricordarmelo. E Ami Barwell, fotografa trentanovenne di York, con il suo progetto Mastectomy. Nota per la sua straordinaria capacità di catturare su pellicola l’essenza più vera del soggetto – anche quello più rannicchiato in sé stesso – la Barwell lavora da 18 anni nell’industria musicale. Lo spirito rock ‘n roll – la passione, emozione, il sesso, il sudore, la ribellione – risuona nei suoi lavori che vedono protagonisti Iggy Pop, Foo Fighters, Queens of The Stone Age e Iron Maiden. Ma, forse, il progetto dall’attitudine più rock è un altro. Mastectomy è stato reso pubblico nell’ottobre 2017, mese della sensibilizzazione sul tema del cancro al seno, perché Ami voleva «mostrare l’audacia di quelle donne che rimangono belle come prima, anche senza il seno».

«Le mie fotografie mostrano che nonostante tutto quello che hanno passato, queste donne hanno il controllo della loro vita. Sono forti, felici e sexy» ha raccontato la fotografa inglese, che per il progetto si è ispirata alla madre Sue, che è riuscita a sconfiggere il cancro dopo una mastectomia e diversi cicli di radioterapia e chemioterapia. La sua esperienza e quella della mamma l’ha infilata tutta qui, in una manciata di foto. Gli scatti intimi e senza filtri di Ami sono parte della campagna Stand Up To Cancer lanciata nel 2012 da Cancer Research UK e Channel 4 per raccogliere fondi a sostegno della ricerca sul cancro al seno.
Così ha commentato Rachel Carr, a capo dell’associazione Stand Up To Cancer:

Siamo onorati di poter condividere con tutti questo incredibile progetto. E siamo grati a tutte le donne che vi hanno partecipato; le immagini di Ami catturano perfettamente la loro forza. Abbiamo fatto moltissimi progressi nella lotta contro il cancro negli ultimi decenni, ma sappiamo che una persona su due nella sola Inghilterra riceverà una diagnosi di cancro nel corso della sua vita – e quindi non possiamo permetterci di fermarci. Speriamo che queste immagini ispirino tutti ad aiutare la ricerca, in modo da poter salvare più vite, il più velocemente possibile.

Amy ha fotografato quattordici donne inglesi, seminude e senza vergogna, senza paura, alcune delle quali ancora sotto trattamento medico. Ha mostrato le loro cicatrici; ma anche i loro sorrisi. Per festeggiare una sola cosa, quella che conta: di essere vive e di essere donne, nonostante tutto.

Gillian

Gillian Trim, 55, Londra

Voglio mostrare a tutte quelle donne che stanno affrontando il cancro che possono farcela. Non sarà facile, ma con il tempo e l’accettazione è possibile uscirne. Siamo ancora sexy e belle. Ed è anche qualcosa che avrei voluto fare prima: farmi scattare una foto per celebrare il mio percorso e ricordarmi di quanto sono riuscita ad essere forte.

Donne anche senza seno: una storia di cancro e femminilità in quattordici scatti
Joanna

Joanna Reynolds, 46, Newcastle upon Tyne

Alcune donne che conosco sia personalmente che professionalmente hanno combattuto molto con la loro immagine, dopo aver subito un intervento al seno e il trattamento per il cancro. Volevo mostrare alle donne che possono ancora gioire del loro corpo dopo il cancro.

Donne anche senza seno: una storia di cancro e femminilità in quattordici scatti
Caroline

Caroline Harper, 59, Norfolk

Voglio che le altre donne sappiano che la ricostruzione del seno non è l’unica opzione possibile e che amo la libertà datami dall’essere piatta.

Mel

Mel Johnston, 46, Merseyside

Mel ha ricevuto la diagnosi di cancro al seno nel 2014, un tumore che si è poi espanso anche ai suoi linfonodi. Ha provato a combatterlo con la chemioterapia e la chirurgia, ma senza successo. L’anno scorso il cancro ha invaso anche entrambi i polmoni ed è ora incurabile.

Sono così fiera di essere parte di questo progetto. Stand Up To Cancer può essere definito come alzare il dito medio al cancro e penso che le foto di Ami lo abbiano catturato in un modo bellissimo. Volevo essere coinvolta nel progetto in parte perché, quando si parla di nuove esperienze, la parola “no” non fa più parte del mio vocabolario. Da quando mi è stato diagnosticato il cancro voglio accettare ogni singola opportunità che mi si presenta e vivere la mia vita al massimo. Ma voglio anche destigmatizzare le cicatrici lasciate dalla mastectomia. Sono ancora una donna e volevo mostrare che il seno non definisce la sessualità o il genere di una persona. Sono ancora io, nonostante non abbia più una parte del mio corpo.

Clare

 

Clare, 48, North Lincolnshire

Volevo far parte di questo progetto per aiutare a sensibilizzare il pubblico sul tema del cancro al seno e mostrare che scegliere la non ricostruzione è una scelta positiva.

Lucy

Lucy Verinder, 44, Wakefield

Questo progetto mostra alle donne che il mondo non finisce solo perché hai avuto uno o due seni rimossi chirurgicamente – la vita può andare avanti.

Debbie

Debbie Barron, 46, York

Non ho mai utilizzato le protesi, perché non mi sembrava giusto. Ero in vacanza con la mia famiglia quando ho visto la foto per la prima volta. Mi sono profondamente emozionata. Ero molto preoccupata che le foto non mi sarebbero piaciute – non mi piaccio quasi mai nelle fotografie. E invece ho amato moltissimo lo scatto di Ami. Per la prima volta dal trattamento mi sono sentita femminile e attraente. Prima di vedere le foto ho faticato molto con l’idea di poter di nuovo indossare un costume. Ma le foto di Ami mi hanno dato la forza che mi serviva per iniziare a vedermi in una luce più positiva. Per grande gioia dei miei figli, ho avuto il coraggio di indossare un costume e nuotare con loro per tutto il resto della vacanza.

Fiona

Fiona O’Donnell, 44, Northampton

Sono così fiera di queste foto. Se servisse a salvare anche una sola vita, allora significherebbe che sono riuscita a raggiungere il mio obiettivo.

Sharon

Sharon Brunt, 46, Bath

Penso che tutti vogliamo sentirci utili e, mentre combattere contro il cancro è stato terribile per me e per tutti coloro che mi sono vicini, ti senti così bene quando hai l’opportunità di trasformare quella brutta esperienza in qualcosa di positivo.

Deborah

Deborah Williams, 53, Worcestershire

Condividendo le mie foto pubblicamente spero di aiutare a sensibilizzare sul tema del cancro al seno e di far passare il messaggio che non importa quante cicatrici abbiamo sul nostro corpo, siamo ancora delle donne bellissime. Mi sono sentita forte e mi sono detta ‘questo non è qualcosa di cui essere spaventati o di cui vergognarsi, ma qualcosa per cui festeggiare!

Paola Marzorati per MIfacciodiCultura

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