La rivincita del Secondo Cinquecento fiorentino a Palazzo Strozzi

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La rivincita del Secondo Cinquecento fiorentino a Palazzo Strozzi

Alessandro Allori, Miracolo di San Fiacre

Fino al 21 gennaio si tiene una mostra a Palazzo Strozzi incentrata su un periodo spesso messo in disparte: il Cinquecento a Firenze. Se c’è infatti una parte della storia dell’arte che viene ripetutamente relegata in secondo piano, questa è senza dubbio la seconda metà del Cinquecento fiorentino, in genere ritenuta una prosecuzione stanca e anemica dello stile innovativo che i maestri della prima metà del secolo adottarono per andare oltre l’armonia spaziale e visiva del Quattrocento.

Del sedicesimo secolo si parla principalmente di Pontormo, Rosso Fiorentino e Bronzino, ma spesso sugli allievi successivi a questi cade un velo di silenzio, se non da parte degli studiosi — ma non da sempre — e dei pochi interessati. A dirla tutta non è la prima mostra che tratta questo tema, fa infatti parte di un trittico cominciato nel 1980 con la mostra Il primato del disegno dove appunto vennero radunate molte opere cinquecentesche con lo scopo di far approfondire lo studio verso quel periodo tanto disprezzato, la seconda mostra è stata nel 2014, con una mostra incentrata sulle figure cardini di Pontormo e Rosso Fiorentino.

Il perché del tanto astio verso il Cinquecento è da rinvenire nel manierismo, ovvero lo stile dei pittori che riprendevano la maniera — appunto — dei maestri a loro precedenti: si parla di Michelangelo , sul cui cartone della Battaglia di Cascina (l’affresco era in Palazzo Vecchio) si formarono molti artisti, e Andrea del Sarto, da cui discende Pontormo e Rosso Fiorentino, questo è il motivo per cui la mostra parte con le opere di questi due artisti: sono a capo della cosiddetta generazione di eccentrici, ovvero coloro che sovvertirono l’armonia per modellare i corpi in pose contorte e forzose, espressioniste e su cui Vasari non pose volentieri il beneplacito, tant’è che al Pontormo ascrisse una certa follia per diversi motivi.

cinquecento
Andrea del Sarto, Pietà  di Luco

L’aretino è d’altronde il fulcro su cui ruota il manierismo, termine da lui coniato. Fu lui a stabilire come si doveva dipingere e che fece ricostruire molte chiese e oscurare affreschi, per ammodernare Firenze, dopo l’editto del concilio tridentino, che voleva contrastare l’avanzata della Riforma luterana, riproponendo temi come la presenza “concreta” del corpo di Cristo nella particola. La mostra dunque ruota attorno allo stile imposto agli artisti, facendo paragoni tra pittori tra di loro coetanei e dallo stile simile, e forse per questo dimenticati in parte. In mostra il progresso è ordinato in maniera para-cronologica, raccontando anche la storia dei più grandi collezionisti fiorentini: Cosimo I de’ Medici e i figli hanno infatti riassettato la città e le collezioni familiari, come gli Uffizi, anche in nome della fiorentinità (e anche per non essere arsi vivi dall’Inquisizione), attributo quest’ultimo portato avanti dal Vasari e su cui si basa l’intera opera principale, creata artificiosamente per far risaltare gli artisti fiorentini.

La sottotraccia che si può notare è l’aumento dell’influenza emiliana (Correggio ad esempio) e dell’estremo colorismo veneto, che infettò anche una città votata alla padronanza del disegno come metodo per dare movimento e comporre. I veneti non avevano un gran talento nel fare composizioni, e pensarono bene di scavalcare il problema con colori sgargianti e sfavillanti, coadiuvati anche dai fiamminghi che con Firenze intrattenevano un poderoso scambio di idee; non è quindi strano vederli comparire nella mostra.

L’ultima sezione della mostra è votata ai temi di diletto degli artisti, quando cioè facevano opere per committenze private e si sbizzarivano in temi erotici e mitologici, facendo vedere il lato meno ufficiale e clericale dell’epoca.Una mostra dunque da non perdere per ammirare e rimirare i capolavori di questo secolo.

Il Cinquecento a Firenze
A cura di Carlo Falciani e Antonio di Natali
Palazzo Strozzi, Firenze
Dal 21 settembre 2017 al 21 gennaio 2018

Alex D’Alise per MIfacciodiCultura

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