Guardare alla storia per capire il razzismo dei nostri giorni

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Guardare alla storia per capire il razzismo dei nostri giorni

Come parlare di razzismo aggirando le banalità e il buonismo?

Ci sono ricorrenze e ricorrenze. Da festeggiare o, al contrario, da tenere bene a mente, soprattutto per le conseguenze prodotte. Era il 6 ottobre del 1938 quando il Gran Consiglio del Fascismo emanava una dichiarazione (passata alla storia con il nome di Manifesto della razza) in cui venivano enunciati tutti i provvedimenti razzisti che, di lì a poco, il regime avrebbe messo in atto. Nello specifico si decise in primis di vietare i matrimoni misti cioè tra persone appartenenti a “razze” diverse, in secundis di limitare in maniera drastica l’accesso agli ebrei a numerosi contesti della società civile come dell’amministrazione pubblica:  se presenti in questi settori, sarebbero stati direttamente espulsi. Una pagina nera della nostra storia di cui tutti conosciamo l’epilogo. Tutti davvero? Tutti siamo a conoscenza delle conseguenze prodotte da quelle leggi? A ben vedere no. nella nostra società oggi si ha la viva impressione che nessuno conservi il benché minimo ricordo di quel lontano 6 ottobre 1938.

Quali sono gli argomenti di cui si discute maggiormente e di cui sentiamo parlare tutti i giorni nei telegiornali e nei talk show televisivi? Quali le notizie trattate dai maggiori quotidiani che sembrano monopolizzare le nostre conversazioni giornaliere? Immigrazione e razzismo, con tutte le declinazioni che ne derivano, dal naufragio in Parlamento della discussione sullo Ius Soli (diritto di cittadinanza per gli stranieri nati o cresciuti nel nostro paese) alla recente approvazione da parte dello stesso della “Legge Fiano” che mira a colpire la propaganda fascista e nazista. Sembrano discorsi di altri tempi. A leggerli nero su bianco sembrano davvero discorsi di altri tempi. Eppure sono i temi che ci vedono maggiormente coinvolti in questo 2017.

Ne è passato di tempo da quell’ottobre del 1938. Tempo che, per certi aspetti, sembra essere passato invano. Possiamo senza ombra di dubbio affermare che questo momento storico è, per sua stessa natura, il periodo in cui determinati problemi sono riemersi in tutta la loro drammaticità. Per poter fare il quadro della situazione che ci porta a trattare di immigrazione e razzismo dovremmo prendere in considerazione temi ben più grandi, quali la crisi economica che dal 2008 attanaglia l’economia mondiale, il fallimento delle cosiddette “rivoluzioni culturali” in molti paesi del Medio Oriente, l’ascesa dell’Isis e tutti gli attentati compiuti in nome della “jihad”, i cambiamenti climatici che provocano le “migrazioni climatiche”.

L’immagine potrebbe essere quella di un enorme frullatore in cui vengano inseriti tutti questi ingredienti con aggiunta di ansia per la propria instabilità economica, paura per tutto ciò che è diverso da noi, odio fomentato attraverso i social network diventati una cassa di risonanza perfetta. In tutto ciò ci sono indubbiamente dei dati di fatto. Uno è che la crisi economica abbia inciso profondamente sulla nostra società: basti pensare che in Italia, in dieci anni, sono raddoppiate le famiglie in stato di povertà assoluta. Un dato di fatto è che negli stessi anni gli sbarchi di stranieri nel nostro paese sono diventati una vera e propria emergenza sociale. Come è un dato di fatto che queste problematiche non si possano risolvere fomentando l’odio e la violenza. La prova di ciò è in quei libri di storia che sempre più spesso vengono lasciati a prendere polvere sugli scaffali. Come se tutti i genocidi commessi in nome della razza e contro la diversità non siano mai stati commessi. Come se tutti quei morti non avessero più voce. Non basterebbe fermarsi a pensare che, nella maggioranza dei casi, è nato tutto con la pubblicazione di un manifesto?

Un pezzo di carta in cui, nero su bianco, veniva scritto che una “razza” era, per legge, superiore ad un’altra? Un manifesto, un pezzo di carta. Si comincia con il dire in televisione o scrivere sui giornali che gli stranieri ci rubano il lavoro, portano malattie, vogliono imporci la loro cultura, il loro modo di vivere senza nessun rispetto per il nostro. Si inizia così, ma sappiamo dove, tutto questo, ci può portare? Forse sarebbe meglio riprenderli un po’ in mano quei libri di storia per rendersi conto che il passo che separa parole da fatti è breve.

Daniela Dragoni per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Anna dice

    Pensando a cosa gli ebrei hanno fatto nella loro storia, dallo schiavismo, allo sfruttamento massivo di popolazioni, alla finanza, al comunismo dei gulag, al massacro di palestinesi. .. Ovvio che raccontare la storia su libri solamente di parte e per quello che può far comodo, è assai più semplice.

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