Un documentario tra “chaos and creation”: il Vogue Italia di Franca Sozzani

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Un documentario tra chaos and creation: il Vogue Italia di Franca Sozzani

Un documentario tra chaos and creation: il Vogue Italia di Franca SozzaniEra il 1973. La Condé Nast proponeva assunzioni per ragazze di buona famiglia che fossero particolarmente interessate alla moda e che fossero portate per il mondo della comunicazione, ma che non avevano granché necessità di guadagno. Cercavano semplicemente ragazze universitarie. Franca Sozzani rispose a quell’annuncio, poco più che ventenne, a pochi passi dalla laurea. In primis un contratto da segretaria, poi l’assunzione alla redazione di Vogue Bambini. Quello è stato il primo passo, subito, verso una carriera splendida e rivelatrice tutta da costruire. Da quel lontano 1973 però sono trascorsi molti anni, e ventotto di questi Franca Sozzani li ha impiegati ai vertici di Vogue Italia, dal momento in cui è stata l’editor che ha rivoluzionato la rivista e molto altro, lasciando il segno all’interno di una concezione della moda e del costume molto più ampia di quello che si potrebbe pensare, basti pensare ai servizi riguardanti l’impatto del petrolio sull’ambiente e la rivalutazione delle modelle di colore.

Franca: chaos and creation è il documentario uscito nelle sale cinematografiche soltanto per i giorni 25, 26, 27 settembre, per la regia del figlio della Sozzani, Francesco Carrozzini: un tributo alla grande giornalista e direttrice di moda italiana, ma soprattutto un viaggio alla scoperta del processo creativo e personale di una donna. Le interviste di celebrità dello spettacolo come Donatella Versace, Karl Lagerfeld, Naomi Campbell, e molti altri.

Un ritratto di madre. Ma non un semplice ritratto: un percorso, anzi, una rivelazione progressiva dei pensieri di sua madre e della grande editor che è stata, appunto. Tutto questo con il garbo e la riservatezza dell’essere figlio ma al contempo con la determinazione di realizzare un progetto professionale e apprezzato dal pubblico.  Il regista stesso è riuscito a presentare il documentario al Festival del Cinema di Venezia dell’anno scorso con Franca Sozzani, già malata, purtroppo morta pochi mesi dopo. Infatti non molto più tardi dalla fine delle riprese, la direttrice del kolossal italiano scoprì di avere poco tempo da vivere a causa di una grave malattia.

Se la moda è da sempre specchio del tempo, la fotografia di moda diventa un’arte che raffigura e interpreta le implicazioni sociali, culturali, economiche e psicologiche del periodo in cui vengono scattate.

Francesco Carrozzini

Franca Sozzani ha sempre affermato di aver rivoluzionato Vogue: il suo essere visionaria le ha permesso di andare oltre la moda, la sua più grande passione, per creare un legame concreto tra moda e fotografia. Così l’Arte incontra la società, il costume, il presente. In questo credeva Franca Sozzani, senza perdere di vista un’altra costante: la fiducia nell’essere umano.
In questo modo il suo contatto con i più grandi fotografi del mondo è stato proficuo: un incontro di sguardi e di menti che ha lasciato traccia sulle pagine patinate così come nell’immaginario collettivo. Basti pensare ad autori come Bruce Weber e Peter Lindbergh, che sono stati altrettanto visionari nell’esplorare il mondo coi suoi fenomeni sociali attuali e così la mentalità delle persone, andando oltre, appunto, la bellezza (o diversità) fisica fotografata. Così i fotografi più famosi del mondo hanno saputo cogliere l’essenza della moda e la sua influenza editoriale, instaurando un rapporto confidenziale e di amicizia duraturo. Dunque, proprio questa la chiave del successo che lega moda, fotografia e stampa: la divulgazione di immagini che non sono semplicemente tali; la complicità di idee e di concetti che trovano la loro essenza non solo nei fenomeni stessi, ma soprattutto nelle persone che li riguardano.

Un’immagine tratta dal documentario

Creazione e caos, appunto, sono i termini che sintetizzano il lavoro di una vita di Franca Sozzani e della sua maestria, genialità. Con ironia ha saputo esprimere se stessa, e così ha concesso al mondo artistico la stessa libertà. Suo figlio Francesco la racconta proprio così: senza filtri, senza domande preconfezionate. E Franca risponde decisa, severa talvolta, eppure sempre ironica nei confronti di un’esistenza che ha saputo prendere con una filosofia tutta sua: grazie alla trasgressione e alla costanza che al contempo la caratterizzano. La sua convinzione più grande stava nel fatto che nella vita si ricomincia e si rinasce ogni giorno, proprio perché bisogna trovare il coraggio di reinventarsi. Ma soprattutto, questo non sarebbe possibile senza la capacità di sognare, di credere nel proprio sogno che diventa realtà.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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