Kazuo Ishiguro, lo scrittore che ha scrutato negli abissi e ha vinto il Nobel

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Kazuo Ishiguro, lo scrittore che ha scrutato negli abissi e ha vinto il Nobel

Kazuo Ishiguro (Nagasaki, 8 novembre 1954) è il meritevole vincitore del premio Nobel 2017 per la letteratura. La motivazione dell’Accademia di Stoccolma è riassunta in questa frase concisa:

In his novels of great emotional force has uncovered the abyss beneath our illusory sense of connection with the world.

Nei suoi romanzi dal forte impatta emotivo ha rivelato l’abisso al di sotto della nostra illusione di connessione col mondo.

Chi è Kazuo Ishiguro? Quali temi affronta la sua opera? Questa disamina deve necessariamente iniziare con un dettaglio che permette di comprendere a fondo la complessità della sua opera, cioè la sua identità multiculturale. Kazuo Ishiguro è nato a Nagasaki, figlio di un oceanografo. A sei anni lo scrittore si trasferì a Guildford, nell’Inghilterra meridionale, dove il padre poté proseguire le sue ricerche oceanografiche. Un altro segno della grande apertura mentale di Kazuo Ishiguro è rappresentato dai suoi viaggi negli Stati Uniti e in Canada prima di iniziare l’università; in un’epoca in cui le lauree non contano più niente e certi filosofi da strapazzo definiscono il progetto Erasmus come spazzatura multiculturale, il premio Nobel della letteratura 2017 ha molto da insegnare.

Anthony Hopkins

Completato il proprio percorso accademico, Ishiguro si dedica alla letteratura a tempo pieno. Fondamentale è il suo rapporto col Giappone: un tratto distintivo della permanenza della cultura giapponese nel macrotesto dello scrittore di Nagasaki è rappresentato dal mono no aware. Il significato letterale di questo concetto estetico nipponico sarebbe ah, le cose, ma una migliore resa traduttiva potrebbe essere pathos oppure partecipazione emotiva alle cose. Si tratta di un sentimento di melanconia e di transitorietà delle cose terrene ed è questo sentimento molto particolare che informa uno dei più celebri romanzi di Kazuo Ishiguro, The Remains of the Day (1989, “Ciò che resta del giorno”). Ambientato nell’Inghilterra degli anni ’50, la vicenda è raccontata in prima persona dal protagonista, James Stevens, il fidato maggiordomo di Darlington Hall, la tipica residenza nobiliare nella campagna inglese. Il tema centrale del romanzo è la memoria e il senso mono no aware. Stevens, ormai anziano, procede con la sua narrazione non in senso lineare, ma in modo frammentario e discontinuo, dimostrando non soltanto incertezza intellettuale e quindi inaffidabilità, ma facendo capire al lettore che il passato è passato e non c’è modo di recuperarlo. Le vicende del mondo sono transitorie e non c’è modo di fissarle in modo definitivo. Al pubblico è sicuramente noto la riduzione cinematografica del romanzo (1993), con un ottimo Anthony Hopkins nel ruolo di Stevens.

Altro grande capolavoro di Kazuo Ishiguro è Never Let Me Go (2005, “Non lasciarmi”). Il titolo del romanzo proviene dall’immaginaria canzone omonima dell’altrettanto cantante finzionale Judy Bridgewater. Ishiguro si confronta con la narrativa distopica, un genere che ha riscontrato molto successo nella letteratura inglese (basti pensare a 1984 di Orwell o a Nuovo Mondo Coraggioso di Huxley). Tema del romanzo è la natura dei cloni: essi hanno un’anima e hanno sensibilità artistica? Secondo Madame, la misteriosa direttrice di Hailsham, un collegio nella campagna inglese, sì. Essi non solo possono donare organi a umani malati, ma possono anche esprimere la propria vena artistica. Anche in questo caso è possibile vedere la riduzione cinematografica del romanzo (2010), con Keira Knightley.

The Buried Giant (2015, “Il gigante sepolto”) è l’ultimo romanzo di Ishiguro e, personalmente, il più avvincente per il richiamo al Medioevo. Memoria e mono no aware tornano a far parte dell’intreccio delle vicende di Axl and Beatrice, una coppia di innamorati nell’Inghilterra anglosassone, dove il passato tormenta e rende difficile la loro storia d’amore. La persistenza della memoria (per citare Dalí) diventa essenziale, a mio giudizio, per affrontare il mondo contemporaneo, dove la dimenticanza e la fretta ci hanno disumanizzato e ci hanno condannato a ripetere quello che era un passato che credevamo fosse dimenticato.

Un premio Nobel assolutamente meritato: Kazuo Ishiguro affronta in modo superbo i problemi della società contemporanea, affidandosi al senso di melanconia giapponese e dimostrando come il passato, in un modo o nell’altro, ci tormenta, quel tormento che Derrida chiama hantologia.

Andrea Di Carlo per MIFaccioDiCultura 

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