“Al di qua”: il documentario sui clochard di Corrado Franco sogna l’Oscar

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Al di qua: il documentario sui clochard di Corrado Franco sogna l’Oscar

Ci sono storie che non è facile raccontare, anche se perfette per una trasposizione cinematografica. Grondano di una sofferenza che ti arriva dritta in faccia, come lo schiaffo che la vita ha dato a persone che portano tutto in una busta di plastica. Non solo senzatetto “storici”, ma persone normali che avevano una casa e un lavoro, prima di finire in strada. Spazzati via dalla crisi che, simile ad un giudizio universale, ha diviso chi ce l’ha fatta da chi è rimasto impigliato. In Italia le cifre sulla povertà parlano di più di cinquantamila persone che vivono in sistemazioni di fortuna: significa non avere un comodino per poggiare gli occhiali, un bicchiere per bere di notte, una sedia su cui riposare. Ci sono poi ben 4,5 milioni di persone a cui  mancano mezzi economici sufficienti e versano in condizione di povertà assoluta. L’universo delle difficoltà è variegato, infatti troviamo una zona grigia, stimata intorno a 13,5 milioni di italiani che oscillano pericolosamente fra una vita dignitosa e un imprevisto che potrebbe farli cadere nella fascia dei non abbienti. Il film di Corrado Franco Al di qua apre lo sguardo su questo mondo invisibile e nasce come documentario sul progetto Materiali di scarto del cappellano dell’Ospedale Martini di Torino, Gianpaolo Pauletto. Don Pauletto aveva notato che i senzatetto tendevano a ruotare intorno alla sala d’attesa dell’ospedale non sapendo dove andare ed ha avviato nel 2015 un progetto per la costruzione di un presepe con materiali abbandonati. Corrado Franco, chiamato dal religioso per realizzare un video di 5 minuti da presentare ad Assisi ad un convegno della Caritas sui senzatetto che gravitano negli ospedali, ha ampliato le riprese tanto che lo stesso Pauletto ha commentato: «da documentario è diventato un colossal».

Corrado Franco (Torino 1956) come regista ha al suo attivo Una corsa in discesa e L’Ultima Questione, e con quest’ultimo ha vinto nel 2001 sia un Globo d’oro che un Nastro d’argento. È stato a lungo docente  di Storia del Cinema al DAMS di Torino ed è quindi conoscitore attento dei linguaggi e delle tecniche della settima arte. Ma Al di qua, nato dopo un periodo di lontananza volontaria dalla regia, ha una chiave narrativa imprevista e poetica. Aggiunge alle riprese della vita dei clochard un elemento scatenante: il desiderio dei senzatetto di salutare un amico morto in un giaciglio di fortuna e portato in ospedale. Nessuno deve morire solo e senza essere vegliato con umanità, e i clochard si organizzano, marciando compatti verso l’ospedale. Questa, che secondo alcuni è la scena emblematica del film, è stata paragonata al quadro Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, in cui i contadini marciano silenziosi e fieri verso un futuro migliore.

Girato in bianco e nero per evidenziare la realtà spesso divisa in “sommersi e salvati”, ci sono campi lunghi sui senzatetto e monologhi  che lasciano allibiti. Come quando parlano del lavoro di cui sentono la mancanza oppure confessano, come fa uno di loro, di avere «tredici anni di dormitorio, mense e banchine ferroviarie». A cosa darà diritto un tempo così lungo di vita ai margini? Non si sa…
Le musiche di Bach oltre ad accompagnare le scene sembrano avere una funzione maieutica: portare alla luce il barlume di dignità che darà il coraggio di chiedere di far compagnia all’amico morto.

Al di qua è un film girato con budget limitato e Corrado Franco ironizza dicendo è “un film povero per  i poveri”, inoltre non può contare ancora su una distribuzione capillare e accade di doverlo ricostruire mettendo insieme i vari trailer: non è la stessa cosa, ma la bellezza del film s’impone lo stesso.
Trasmesso da  TV 2000 in occasione del Giubileo dei Senza fissa dimora nel novembre 2016, ha partecipato anche al Biografilm Festival 2016 di Bologna con i clochard seduti in prima fila, come accaduto alla prima al Cinema Centrale di Torino e alla presentazione del film al Senato a Roma: in quest’ultima occasione uno indossava il completo buono, prestatogli da regista. Ma una nuova avventura ora si profila all’orizzonte in quanto il film è stato selezionato per partecipare agli Academy Awards a Los Angeles nel 2018, dove sarà assegnato il premio per il Best Feature Documentary, l’Oscar dei documentari. Il percorso è in salita perché Al di qua dovrà essere proiettato obbligatoriamente per una settimana nelle sale degli Stati Uniti e nel mese di ottobre a Los Angeles e a novembre a New York, nella zona del Village. Il numero di film in gara si restringerà a quindici a dicembre quindi a cinque a inizio 2018 e nella cinquina sarà scelto il vincitore, ma non è scontato che Al di qua sia accolto con favore. Malgrado la crisi anche in America abbia prodotto migliaia di senza tetto, costringendo loro a vendere case, auto e tutti i loro averi, si potrebbe pensare ad una versione folkloristica e italiana del disagio, mentre questo film è una riflessione acuta sulla fragilità e un inno alla solidarietà fra esseri umani. Se il sogno si concretizzerà insieme a Corrado Franco, potrebbe volare a Los Angeles pure qualche senzatetto torinese. Chissà che il loro sbarco all’aeroporto non venga ripreso mentre avanzano con la valigia al posto della busta di plastica e rispondono alla domanda su cosa sia quell’Al di qua che li confina in un mondo separato: «Al di qua è egoismo». 

Maria Rosaria Porcaro per MIfacciodiCultura

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