A volte ritornano: le resurrezioni letterarie di Socrate, Hitler e Gesù

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A volte ritornano: le resurrezioni letterarie di Socrate, Hitler e Gesù

Il 2017 è ufficialmente l’anno delle resurrezioni. Letterarie, s’intende. L’editoria sta sfruttando in pompa magna la nuova moda del mercato librario e giornalistico: i revival post-moderni di grandi personaggi storici.

Esaminiamo il primo caso di tre resurrezioni emblematiche, pubblicato in un articolo del mese scorso su La Lettura del Corriere. Si tratta di un articolo scritto da Marcos Chicot, nuova stella del mondo thriller spagnolo, autore de L’assassinio di Socrate. L’autore, affascinato dalla classicità (come ha dimostrato anche nel prequel del suo ultimo romanzo, L’assassinio di Pitagora), si è divertito a immaginare il filosofo redivivo al tempo di oggi. Cosa penserebbe delle nostre conquiste culturali? Beh, sicuramente – asserisce Chicot – proverebbe una grande ammirazione per il progresso nella medicina e nelle scienze umane in genere, e sicuramente per quello in politica: mai come oggi, nemmeno nell’Atene dell’età classica, la democrazia è stata così aperta al popolo, come nel suo intendimento originario. Eppure, resterebbe deluso nell’apprendere come siano gestite de facto le democrazie nazionali, come i politici moderni si intaschino “dracme” più spesso e volentieri di quelli antichi (ahimè, i bei tempi in cui a governare era Pericle!).

Ma soprattutto, cosa penserebbe di noi? Per farsi un’idea della società moderna, Chicot è convinto che Socrate non starebbe (solo) ad accarezzarsi la barba nelle piazze delle grandi città, ma avrebbe un suo talk showpurtroppo il nome Agorà è stato già preso −, in cui inviterebbe i personaggi più noti della modernità (da Trump a Kim Kardashian a papa Bergoglio), e li metterebbe alle strette, dimostrando all’umanità, ora come in passato, quanto anche i suoi più esimi rappresentanti non siano altro che beoni e ignoranti, nel peggiore dei casi. Ed è proprio per il suo carattere sovversivo che ancora una volta il filosofo che sa di non sapere verrebbe condannato, fatto fuori dalle autorità che lo vedrebbero come un pericolo per la stabilità sociale e culturale. Infatti Chicot conclude l’articolo con un lapidario: «Anche stavolta Socrate sarebbe assassinato».

Copertina del libro di Vermes, Lui è tornato

Ma le resurrezioni non si fermano qua: il secondo caso è più ostico, a causa della nomea storica del suo protagonista. Pubblicato nel 2011, ma ristampato di recente in concomitanza con le elezioni nel Quarto Reich, Lui è tornato di Timur Vermes tratta della resurrezione del dittatore più famoso e crudele della storia. Hitler. Il romanzo racconta il risveglio di Hitler nel 2011 dopo un lungo periodo di ibernazione, protrattosi dal 1945. In una comica serie di eventi, progressivamente egli prende coscienza che la Germania ha perso la guerra e che ora il Paese è guidato da «una donna tozza, che infondeva lo stesso ottimismo di un salice piangente» (Angela Merkel, ndr). Altre vicissitudini, come nel caso di Socrate, lo portano ad essere una star del mondo dello spettacolo, ma le sue azioni e le sue riflessioni politiche lo costringono al manicomio.

La satira pungente di Vermes – peraltro scritta in un’allucinante prima persona – ha avuto un successo esorbitante: più di 2 milioni di copie vendute e un film prodotto nel 2014 e distribuito in Italia dalla piattaforma Netflix dal 2016. Tuttavia, proprio nei giorni scorsi il libro è tornato sotto i riflettori a seguito dei risultati delle elezioni tedesche, in cui hanno primeggiato i merkeliani, lasciando però ampio spazio alle forze neonazi dell’Afd, la destra radicale. Vermes, che all’uscita del libro si era dimostrato ottimista per le sorti politiche del suo Paese, nell’intervista a La Repubblica del giorno 26 settembre, ha chiaramente cambiato parere. Ha paragonato il “suo” Hitler a Trump, definendo «oscure e tenebrose» le forze dell’Afd, partito la cui entrata in Parlamento (con il 13% dei seggi) giudica allarmante, soprattutto se si considera il passato non tanto remoto della Germania. Ed è così che la sua satira bonaria negli ultimi giorni è stata riletta come una macabra allegoria della rinascita delle estreme destre.

Copertina del testo di Niven, A volte ritornano

L’ultimo caso che mi accingo a esaminare è quello che ho personalmente preferito: la resurrezione pop di Gesù nel romanzo A volte ritorno dell’americano John Niven. In realtà, anche questo libro è stato pubblicato nel 2011, ma mi è stato fatto conoscere quest’anno; di conseguenza, non ho potuto non accostarlo alle altre grandi resurrezioni letterarie. La trama del libro è quanto di più assurdo si possa immaginare.

Dio, tornato da una lunga vacanza iniziata nel Rinascimento, si accorge sgomento che l’umanità è ancora una volta in pericolo. Ed è qui che entra in scena Suo Figlio, che rinasce a New York e, come nella vita passata, trascina le masse e diventa la star hippie di American Idol. Anche nella vita moderna, però, incontra il biasimo della società, che alla fine porterà la sua comunità spirituale fondata in Texas al tracollo, e il nostro beniamino incontrerà ancora la condanna a morte. Il libro ha incontrato un’accoglienza molto diversificata. C’è chi l’ha amato molto per il suo linguaggio vivace (a volte anche troppo) e per la trama ben costruita. C’è anche chi l’ha detestato per la morale melensa e l’ennesima rilettura kitsch di Cristo dopo Jesus Christ Superstar.

Un esame più generale e oggettivo deve ammettere che benchè sia scritto in modo leggero e scorrevole, il romanzo sia veicolo di un importante messaggio utile all’umanità di oggi come di ieri, umanità che – evidentemente – non l’ha mai ascoltato.

Insomma, la Bibbia è quasi tutta una scemenza, ma non c’è altro modo per dirlo, ragazzi… voi non sapete quello che fate. Però cercate di ricordarvi questo: fate i bravi.

Ed è un po’ questa la summa di tutta questa carrellata storico-letteraria, il senso di tutte queste rinascite. I personaggi sono diversi, ma il messaggio rimane uno: la Storia ama ripetersi, ma l’umanità non impara mai. Quindi facciamo i bravi, che, non si sa mai, magari qualche profeta o dittatore rinasce sul serio.

Giulia Fusè per MIfacciodiCultura

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