Dal Mattarellum al Rosatellum 2.0: alla ricerca della democrazia perfettibile

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Dal Mattarellum al Rosatellum 2.0: alla ricerca della democrazia perfettibile

C’era una volta il Mattarellum. E poi il Porcellum, l’Italicum, il Democratellum, Verdinellum…

Le innovazioni del Rosatellum

Da qualche mese a questa parte, anche il Rosatellum (nella versione 2.0, giacché solo qualche giorno fa il PD, tramite Emanuele Fiano, ha depositato in Commissione Affari Costituzionali della Camera la nuova revisione della legge elettorale) è entrato sulla scena del dibattito. Mesi movimentati sul fronte elettorale. Eppure di riforma se ne parla dal lontano 2005, quando lo stesso Roberto Calderoli, pochi mesi dopo l’entrata in vigore del nuovo sistema elettorale, appellò la sua stessa proposta come “porcata” (da qui il nome), in quanto inadeguata alla situazione italiana del periodo. “Una porcata” se si pensa al fatto che la stessa Corte Costituzionale qualche tempo dopo la dichiarerà anticostituzionale per vari motivi, primo fra tutto per l’introduzione di quel premio di maggioranza che di fatto falsificava l’espressione e la volontà del popolo italiano.

Una legge elettorale tramuta il voto, espressione del singolo cittadino, in seggi di Camera e Senato, espressione della maggioranza dei cittadini. Ma altresì, una legge elettorale, segue la convenienza politica di chi al momento, avendo maggiore potere, la propone.

L’ultima proposta post-Mattarellum viene dal Partito Democratico, presentata lo scorso maggio e recentemente revisionata per la versione bis. Il Rosatellum 2.0 – adottato come testo base della legge elettorale dalla prima commissione – è un sistema misto di maggioritario e proporzionale (come il vecchio Mattarellum): il 36% dei seggi viene assegnato con un sistema maggioritario basato su collegi uninominali – cioè collegi in cui ogni partito presenta un solo candidato – mentre il restante 64% viene assegnato con criteri proporzionali. Tra i vari dettagli tecnici, è prevista una soglia di sbarramento al 3% per le liste uniche e al 10% per le coalizioni, la non ammibilità del voto disgiunto tra candidato al collegio uninominale e relativo listino proporzionale, la vittoria del collegio uninominale con un solo voto di scarto sugli avversari.

La nuova proposta trova l’appoggio di Lega Nord, Alternativa Popolare, oltre chiaramente a Pd, e  Forza Italia (seppur con ancora qualche leggera remora) e dovrebbe, almeno in linea teorica, passare sia dalla Camera che dal Senato. I quattro partiti, infatti, raccolgono la maggioranza dei voti nei due rami del Parlamento: a Montecitorio con 66 voti di scarto sulla soglia minima (316 seggi), al Senato con 18 voti sul minimo di 161 seggi. I numeri potrebbero essere destinati a crescere se si tiene conto di Scelta civica-Ala, Democrazia solidale-Centro democratico, Federazione della libertà.

A conti fatti, la nuova proposta elettorale avalla le grandi coalizioni e, seppur scontentando un po’ tutti (chi come Forza Italia, avrebbe voluto il proporzionale puro; chi come Alternativa Popolare avrebbe preferito le preferenze sul listino bloccato), a pagarne le maggiori conseguenze sarà tuttavia il Movimento 5 Stelle il quale, non coalizzandosi con nessuno, potrebbe in definitiva prendere meno seggi rispetto ad un proporzionale puro (secondo una stima, 50 in meno). Ma alla rabbia dei grillini, si accosta il rifiuto netto di Mdp e Sinistra Italiana che dichiarano anticostituzionale il testo proposto, sia per il meccanismo di selezione dei seggi al di là dei collegi uninominali, sia per l’istituzione delle liste bloccate che di fatto violano il voto diretto.

Accanto alla ricerca di una forma di governo perfetta, e quindi di una democrazia senza alcuna limitazione, nei secoli si è consumata anche la ricerca di un sistema elettorale che la potesse garantire. Al di là delle speculazioni filosofiche attorno al concetto di democrazia, la storia insegna che la realtà difetta di perfezione e che il concetto stesso di democrazia risulta essere solo un’idea platonica verso cui tendere. Spesso ci si scontra con le limitazioni del concetto di democraticità, prime fra tutte quella della rappresentatività (è giusto rappresentare la pluralità dei punti di vista che si incontrano in un Paese) e della governabilità e stabilità di uno Stato (un’eccessiva frammentazione della politica e dei suoi contenitori, dovuta all’eccessiva rappresentatività, determina uno stato di ingovernabilità e anarchia). In questo senso, trovare una legge elettorale che parta dal garantire questi due principi risulta essere arduo e spesso cozza con la stessa idea di democraticità, producendo e alimentando delle incoerenze all’interno del corpo di una legge elettorale.

Avere un testo misto potrebbe essere una soluzione nell’ottica in cui il benessere e le esigenze dello stato vengono prima dei giochi di potere. Il Rosatellum (anche nella versione volgarmente definita “bis”), sembra essere l’ennesima prova di forza del partito di turno che, andando a raccogliere il consenso dei grandi partiti a discapito dei piccoli e delle liste uniche, vìola in una certa misura il vincolo di rappresentatività, in virtù di una presunta migliore governabilità del paese.

Ma coalizioni e le prove di forza sono sistemi dinamici e mutevoli, troppo spesso soggetti al principio dell’entropia: sarebbe allora opportuno, continuare a maturare la ricerca della democrazia perfettibile tanto agognata.

Eleonora Vergine per MIfacciodiCultura

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