“Ferrante Fever”: il mito dell’italiana dall’altra parte del globo

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Ferrante Fever: il mito dell’italiana dall’altra parte del globo

È il caso editoriale degli ultimi anni. È la scrittrice senza volto, il Times l’ha inserita nella lista delle 100 persone più influenti al mondo nel 2016: stiamo parlando ovviamente di Elena Ferrante, autrice della tetralogia L’Amica Geniale.

Il suo è un successo ormai mondiale. La saga de L’Amica Geniale, un romanzo drammatico e sentimentale dove le vicende delle protagoniste abbracciano un ventennio di storia e società italiana, ha sancito l’esportazione del mito di Elena Ferrante anche negli Stati Uniti d’America, dove ormai tutti conoscono la scrittrice. La domanda che tutti si pongono, ormai da anni, è sempre la stessa: chi è Elena Ferrante? Tutti i giornali ne hanno scritto, i più grandi critici e letterati hanno avanzato ipotesi e cercato di dare un volto all’autrice. E tutti, dall’atra parte del globo, ne hanno parlato bene. Persino la temuta e severissima critica letteraria del New York Times, Michiko Katuni, scrive a proposito delle “Neapolitan Novels” (così l’opera è soprannominata negli States):

Elena e Lila, le due eroine della stupefacente tetralogia napoletana della Ferrante, sono una di quelle indimenticabili coppie della letteratura e del cinema che si definiscono a vicenda ed entrano nell’immaginario collettivo come un duo indivisibile. Come il principe Hal e Falstaff, Vladimir ed Estragon, Butch Cassidy e Sundance Kid, o Thelma e Louise.

Ne La Frantumaglia Elena Ferrante cerca di spiegare, attraverso alcuni interventi, la sua scelta di non apparire:

Stare nell’ombra è un’espressione che non mi piace, sa di complotti, di sicari. Ho preferito pubblicare libri senza dovermi sentire obbligata a fare di mestiere la scrittrice, finora non mi sono pentita.

Elena Ferrante, con la sua scelta dell’anonimato, correva il grosso rischio di legare il successo dei suoi romanzi alla spasmodica curiosità dei lettori più che alle sue storie.   Un rischio però scansato da tempo, poiché gli americani sono letteralmente impazziti per i romanzi della tetralogia e le sue due protagoniste, Elena e Lila: due donne la cui storia inizia e termina sempre nello stesso posto, il rione di Napoli, tra le strade povere e pregne di storia, fascino e malinconia. L’Amica Geniale ha già venduto più di 750.000 copie nel continente.

Il regista Giacomo Durzi ha cercato di raccontare il fenomeno che è scoppiato negli States come una miccia incandescente: si intitola Ferrante Fever ed è un viaggio tra i lettori e gli esperti del settore, alla scoperta della genesi di questo  colpo di fulmine che parte da Napoli e termina proprio lì, nella Grande Mela. Sarà in sala il 2, il 3 e il 4 ottobre e vedrà al centro proprio New York e i suoi abitanti, i quali portano sempre con loro un libro della Ferrante: sulla metro, al lavoro, al parco o nelle caffetterie. Non solo un film inchiesta, ma anche il ritratto di una città nelle sue vetrine e nelle sue luci folgoranti.

Gli americani hanno sempre avuto un fascino per l’Italia, come se nella loro testa fosse sempre impresso un suo dipinto dai toni caravaggeschi, una figura lontana che ha le sfumature di un sogno, un ideale romantico che li fa sospirare. E L’Amica Geniale ha tante di queste cose: universalità tematica, qualità stilistica ed emozioni forti, il tutto coniugato nella forma del romanzo popolare, di quelli che l’editoria di oggi non offre più.

Carmen Palma per MIFacciodiCultura

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