Poesia e filosofia: modi dell’essere nel mondo tipico dell’uomo

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Poesia e filosofia: modi dell’essere nel mondo tipico dell’uomo

Se tradizionalmente poniamo la Parola, il Verbo, il Logos, come principio, quindi come condizione essenziale della razionalità e anche della divinità, non possiamo che accettare la filosofia e la poesia come condizioni dell’esistenza umana.

Difatti, entrambe si esprimono tramite il linguaggio:  sarebbe impossibile scindere questi modi dell’uomo dalla componente linguistica, ciò che in qualche modo ci connota e ci distingue, come canonicamente accettatto, rispetto agli altri esseri viventi. È nel linguaggio che si consuma la tragedia umana:

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Eugenio Montale

Il poeta Eugenio Montale

Tuttavia, se entrambi i modi si esprimono attraverso il logos, una parola polisemica che può significare anche calcolo, rapporto, la relazione che intrattengono con esso, inteso come ragione, sembra differire. La filosofia ha nel corso del tempo intessuto una relazione assai simbiotica e identificativa con il logos, arrivando anche a esprimere la realtà come qualcosa di razionale, sintetizzato nella formula hegeliana «tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale». Il logos, la razionalità, sembra essere la meta e la dimensione entro cui è possibile comprendere e analizzare il mondo, riportando anche ciò che sembra irrazionale nella cornice  che Kant e Aristotele hanno chiamato “categorie”.

La poesia, invece, rappresenta il rovescio della medaglia, il lato oscuro della luna: l’irrazionale. Tradizionalmente, essa viene associata alla manìa degli oracoli, all’ispirazione divina, alla possessione delle muse:

Narrami, o musa, dell’eroe multiforme, che tanto
vagò, dopo che distrusse la Rocca sacra di Troia:
di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri,
molti dolori patì sul mare nell’animo suo,
per riacquistare a sé la vita e il ritorno ai compagni.

Omero

Filosofia e poesia hanno un oggetto in comune: il mondo. Non inteso come entità fisica, ovvero il geoide sui cui spendiamo le nostre vite, ma l’unità degli eventi, interni ed esterni alla soggettività, che arrivano a costituire l’esistenza dell’uomo. Il mondo, dunque diviene l’oggetto privilegiato sul quale si posano sia gli occhi attenti e vigili della filosofia, che quelli distratti e persi della poesia.

Il filosofo in meditazione, Rembrandt

La poesia e la filosofia tentano di portare a termine un’operazione di senso sul mondo: entrambe operano su di esso in maniera non materiale, che non permane, ma che viene acquisito all’interno della dimensione soggettiva, e forse sociale quando l’eredità di un poeta o di un filosofo viene colta. L’approccio filosofico e quello poetico rimangono agganciati al soggetto che, attraverso il linguaggio, traduce il mondo in pensiero, sia esso esistenziale, sulla società, sugli aniamli o su esseri inanimati.

Ma è possibile rintracciare nella relazione  Io-Tu di Buber quello che si può dire «abitare poeticamente la terra»: la poesia si esplica attraverso un’esperienza estetica che porta la relazione uomo-mondo a un livello più autentico del pensiero oggettivante, in quanto non frapponiamo tra noi  e ciò che ci circonda la nostra razionalità e il pensiero categoriale.

Solo così, attraverso il puro disvelarsi della realtà ai sensi, senza alcuna metafora derivante dalla continua menzogna chel’uomo perpetra attraversa il linguaggio, è possibile vivere poeticamente. La filosofia e la poesia possono rendere la vita dell’uomo autentica solo scavando nelle parole fino a «farle grondare di mondo», senza alcun artificio, senza alcun fine, provando solo a portare l’essenza del mondo nella condizione umana.

poesia
Il poeta, Norberto Martini

Siamo giunti ad essere sconosciuti a noi stessi perché abbiamo perso la nostra “mondanità”, portando l’agire filosoficamente e il vivere poeticamente ad essere una questione di linguaggio formale, di lingua e non di azione. Le parole hanno assunto un valore molto più importante delle azioni, rendendoci schiavi e prigionieri di esse e ciò che hanno finito per rappresentare, scordandoci che una «rosa è una rosa, e una rosa, è una rosa».

Ecco allora che il ruolo della poesia e della filosofia è quello di farci riscoprire le nostre radici, sebbene radicate nel linguaggio, dobbiamo far sì che esso possa esprimere il mondo e non velarlo, trattandolo come un oggetto insignificante. Filosofia e poesia sono le due facce della stessa medaglia, ovvero quella necessità tutta umana di trovare un senso alla propria esistenza, di raccontarlo, anche  e soprattutto a sé stessi, arrivando a rendere universale il male umano che da sempre ci attanaglia: il male di vivere, sublimemente messo in poesia da Montale.

Attraverso il vago e indefinito leopardiani è possibile vivere universalmente: proprio questa è la caratteristica della poesia per Aristotele, con il quale vorrei concludere:

E perciò la poesia è cosa più nobile e più filosofica della storia, perché la poesia tratta piuttosto dell’universale, mentre la storia del particolare. L’universale poi è questo: quali specie di cose a quale specie di persona capiti di dire o di fare secondo verosimiglianza o necessità, al che mira la poesia pur ponendo nomi propri, mentre invece è particolare che cosa Alcibiade fece o che cosa patì.

Edoardo Poli per MIfacciodiCultura

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