“Madame Bovary”: un mito tra scandalo e capolavoro di stile

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Madame Bovary è una delle più note opere della letteratura mondiale. La tragedia della giovane Emma non fu soltanto una pietra di scandalo per la sua epoca ma rimane una vicenda di grandissima attualità.

Copertina del romanzo Madame Bovary

Alcuni anni fa mi è capitato di assistere a un adattamento teatrale di quest’opera, diretto da Mathias Moritz e interpretato dalla compagnia Dinopera. Lo spettacolo riportava l’essenza del dramma esagerandone i contenuti licenziosi per avere un effetto d’impatto tra gli spettatori. A creare maggiore trepidazione nel pubblico fu il momento in cui un personaggio, scimmiottando Freddy Mercury, cantò, con un aspirapolvere in mano, «j’aspire au bonheur» sulle note di I want to break free.

Al di là del gusto ironico, il regista ha saputo cogliere una contiguità tra l’eroina del romanzo ottocentesco e il celebre cantante: ossia il gusto per lo scandalo e per la provocazione al fine di scuotere i più ferrei canoni borghesi e perbenisti. Ma anche l’aspirazione di queste figure a varcare ogni limite per raggiungere lo spazio della libertà e del sogno.

L’opera di Gustave Flaubert, il quale affermò «Lo stile è tutto», racconta una vicenda tutto sommato piuttosto piatta (e qui risiede la sua genialità). Il medico di provincia Charles Bovary, uomo mediocre e senza particolari ambizioni, sposa la giovane Emma, la cui educazione in convento si è nutrita di trame romanzesche e ideali romantici. Una volta sposata, la giovane sopporta a stento la banalità e l’ambiente gretto della piccola borghesia che la circonda e sogna, invece, fantasie amorose e avventure da romanzo. Infine, si abbandona ad ogni tentazione per fuggire dalla noia della sua condizione: adulteri con uomini che ben presto si stancano di lei e sperperi irragionevoli di denaro. Infelice e sull’orlo della bancarotta, Emma non può fare altro che togliersi la vita.

Gustave Flaubert (Rouen, 12 dicembre 1821 – Croisset, 8 maggio 1880)

Proprio l’aspirare dell’eroina a sogni irrealizzabili per evadere da una sterile realtà ha fatto coniare il termine di bovarismo, il quale designa un meccanismo psicologico ricorrente. Infatti, il mito di Emma non è poi così differente da quello di Don Chisciotte che combatte contro mulini a vento credendo siano efferati nemici. Entrambi sono traviati dalla realtà a causa di una cultura romanzesca idealista: quella epico-cavalleresca per l’eroe di Cervantes e quella romantica per Madame Bovary.

Tuttavia, quello che favorì il successo dell’opera nella sua immediata ricezione furono, da una parte, il contenuto della vicenda, estremamente immorale, e dall’altra, il modo in cui essa veniva raccontata. La genialità di Flaubert risiede proprio nello stile innovatore del racconto impersonale, una caratteristica che sarà poi di ispirazione per il naturalismo francese.

In Madame Bovary sembra che la storia si racconti da sé seguendo il filo degli eventi e dei pensieri dei personaggi. È scomparso il narratore che conduce il discorso o che interviene per giudicare la condotta dell’eroina. Secondo la tecnica del discorso indiretto libero, infatti, gli eventi vengono narrati come se visti dalla protagonista stessa, senza che il narratore ci avvisi esplicitamente che si tratta del pensiero di Emma.

Proprio per queste sue caratteristiche la pubblicazione di Madame Bovary nel 1857 fece guadagnare al suo autore un processo per oltraggio alla morale e alla religione. Nello stesso anno compariva, tra l’altro, la raccolta di poesie Fiori del male di Baudelaire che fece subire a quest’ultimo lo stesso destino. I due scrittori inauguravano così un’epoca di svolta in campo estetico e letterario. Benché Flaubert sia stato da subito considerato come un esponente del realismo, egli rifiutò sempre questa filiazione. La sua opera non aveva scopi sociali, parteggiando piuttosto per il mito parnassiano dell’arte per l’arte, ossia l’arte affrancata da qualsiasi intento morale.

Madame Bovary resta un incredibile affresco della capacità della letteratura di imitare il reale fornendoci, al tempo stesso, un esempio illustre di uno dei più grandi mali del nostro tempo, l’ennui. Fratello dello spleen baudelairiano esso è una tensione continua verso una felicità trascendentale, che rimane sempre disattesa dalla realtà.

Consuelo Ricci per MifacciodiCultura

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