#COGITOERGOSUM – Nonni e nipoti, riflessi di una stessa realtà

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#COGITOERGOSUM – Nonni e nipoti, riflessi di una stessa realtà

I nonni sono un valore e una risorsa sociale indiscutibilmente preziosa: questa verità è sempre più evidente, soprattutto nel nostro paese, così tanto costruito sulle sinergie familiari e dichiaratamente votato al passato e alla solidità dei “padri”.

La realtà economica italiana, marcata da una crisi occupazionale che colpisce soprattutto i quadri giovanili e di mezza età, ci parla di catene familiari, nipoti e genitori, che fondano la propria esistenza sulla presenza costante dei nonni: questi, come le statistiche chiariscono, sono spesso motori economici e di stabilità per le famiglie dei figli, oltre che veri protagonisti dell’educazione dei nipoti. Veri “tuttofare della socialità, incapaci di andare davvero in pensione dalla vita e costantemente in posizione di traino.

Non sono pochi gli economisti che riconoscono ai nonni d’oggi il ruolo di ultimi risparmiatori, in grado di garantire prospettive e dinamismo alle generazioni successive: così il mondo, per queste e altre più ovvie e genuine ragioni, si ha messo mano alla conoscenza pensando di regalare ai nostri vecchietti una giornata, il 2 ottobre appunto, nella quale in Italia e in molti altri paesi ricorre la festa dei nonni.

Il filosofo francese Blaise Pascal

Ma lo senario non è tutto rose e viole, I nonni d’oggi si caricano le stanche spalle di questo fardello socio-economico tornando a fare di nuovo i genitori per una seconda volta nel tentativo di colmare le grandi faglie dei propri figli nel loro ufficio genitoriale: ed è proprio questo ruolo di “tuttofare” della vita che sta snaturando l’essenza dell’anzianità e del rapporto dei vecchi coi giovani. In questa nuova dilagante “logica del tappo” i nonni divengono genitori in seconda e scompare quasi del tutto e sempre dei più, la magia del rapporto vecchio-nuovo. I nonni per essere tali devono essere distanti dai nipoti, mentre oggi sotto le richieste della contemporaneità essi sono costretti ad avvicinarsi ai giovani per necessità, omettendo quel trasporto ingenuo e genuino che per migliaia secoli ha reso magiche le atmosfere di tutte le case dei nonni. Il giovane parla al vecchio senza percepirne l’abisso che li separa: si sente in dovere di avvicinarlo con prepotenza e ogni premura e dolcezza muore soffocata dalla cecità della pretesa, dell’urgenza, della gestione e della contabilità familiare.

Affinchè il 2 ottobre non rimanga solo una ricorrenza sul calendario è doveroso riflettere sul patrimonio che progressivamente stiamo perdendo sotto i colpi di questa giovane rivoluzione sociale: si rischia di obliare quella profonda comunanza che la vecchiaia e la giovinezza conservavano pure nella loro separatezza e che così abilmente il filosofo francese Blaise Pascal aveva così compendiato:

Quando si è troppo giovani non si può giudicare bene, e neppure quando si è troppo vecchi.

Il nostro tempo sta facendo venire meno quello scambio di incertezze che potrebbe e dovrebbe caratterizzare la relazione tra nonni e nipoti: i timori per la fine della vita miscelati con le rimembranze cogitate di un’esperienza esistenziale da un lato, le paure per il dispiegarsi del nuovo amalgamate con la fiducia nel progresso dall’altra.

È da sempre il contrasto interiore che solo vecchi e giovani possono avere ad accomunare i due capi della vita: antico e nuovo vedono indietro e in avanti laddove chi sta nel mezzo, ovvero l’uomo nel pieno della sua età matura, non può osservare. È per questa sottile ma incredibilmente potente ragione che nonni e nipoti non devono appiattirsi, con devono diventare genitori e figli, pena la perdita di uno dei più grandi patrimoni culturali in senso educativo che l’umanità abbia mai posseduto.

I genitori lascino i nonni fare i nonni, abbiano il coraggio e lo spirito di sacrificio per tornare a compiere il proprio ufficio in prima persona, senza intercessione, mediazioni di alcuna sorta: ne va della gioia, della serenità e soprattutto dell’umanità dei figli.

Nonni non per un giorno, ma per l’eternità.

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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