Joan Miró alla Galleria Deodato Arte: la sur-realtà onirica

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Joan Miró alla Galleria Deodato Arte: la sur-realtà onirica

Le lézard aux plumes d’or (1971)

Il 27 settembre si è aperta la stagione autunnale della Galleria Deodato Arte con l’inaugurazione della mostra Joan Miró. Capolavori grafici, in esposizione fino al 4 novembre. Situata in Via Santa Marta 6, la sede di Milano costituisce il ramo principale di questa galleria d’arte moderna e contemporanea, con altri edifici espositivi a Hong Kong e in Svizzera. Non a caso per questa mostra la scelta è ricaduta su uno dei più grandi artisti internazionali del Novecento, ossia Joan Miró.

Una delle pagine degli Adonides (1975)

Infatti le opere selezionate, tranne per alcune degli anni ’30, sono prevalentemente del periodo più prolifico della produzione artistica del pittore e scultore catalano, che gli diede fama in Europa e Stati Uniti d’America: dagli anni ’50 agli anni ’80. Abbiamo a che fare con la parte finale della sua carriera, in cui Miró arrivò alla piena maturità estetica rielaborando gli stimoli fauvisti, cubisti e surrealisti che l’avevano accompagnato in passato. Viaggiando tra Parigi e New York, con base a Palma de Mallorca (dove si trovava il suo Atelier Sert), si dedicò appieno alla realizzazione di incisioni e litografie, superando il tradizionale olio su tela. Ciò gli permise di rimodulare il suo stile, sfruttando al massimo il forte valore comunicativo di tale canale di raffigurazione, tra il folkloristico e l’innovativo, dando vita a iconografie astratte ma al contempo legate in maniera onirica alla realtà degli oggetti.
Per arricchire il carico semantico e semiotico delle sue opere, Miró effettuò numerose sperimentazioni riguardo gli strumenti incisori, ricorrendo a oggetti quotidiani totalmente decontestualizzati come pettini e chiodi, entrando anche in contatto diretto coi materiali per far emergere ulteriormente la propria impronta personale.

Manifesto per la Coppa del Mondo di Spagna (1982)

Nella mostra si possono vedere i primi tentativi di incisione calcografica, come con Daphnis et Chloé (1933), realizzata per il periodico surrealista parigino Minotaure. L’iconografia, con figure biomorfe e linee curve, è quella tipica di Miró, ma la scelta dei materiali fu innovativa per le sue abitudini, grazie all’influenza del pittore cubista Louis Marcoussis (che era conosciuto per l’uso della tecnica del collage assieme a Picasso e Braque). Andando poi alle opere degli anni ’70 si esce dal monocromo per entrare nella vivacità delle campiture delle tavole dedicate al poema Le lézard aux plumes (1971), in cui si può notare il gioco tra il linguaggio del disegno e quello della scrittura. L’iconologia concerne una lucertola dalle piume dorate ed è affiliato alle tematiche oniriche tipiche dell’artista, con quell’attenzione particolare data al mondo sur-reale. A tal proposito sono particolarmente interessanti i lavori incisori accompagnati da poesie di Jacques Prévert, tratti dal libro in tiratura limitata Adonides (1975), in cui si ha ancora un unico e affascinante dialogo intertestuale tra simboli iconici della pittura e carica semantica della parola poetica, in un’unione fiammeggiante tra le matrici estetiche di due grandi artisti: le forme sono essenziali, con colori accesi su sfondi bianchi che accompagnano con naturalezza i versi del prestigioso poeta francese. Tra le altre opere, a risultare un po’ “fuori dal coro” è il manifesto realizzato in occasione dei Mondiali di calcio del 1982, divenuto famoso al grande pubblico per la sua varietà cromatica capace di superare la vecchia iconografia accademica.

Una vecchia iconografia che andava “uccisa” in nome dell’essenza astratta delle cose.

Joan Miró. Capolavori grafici
Deodato Arte, via Santa Marta, 6 – Milano
Dal 28 settembre al 4 novembre 2017

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

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