Bruno Munari, l’eclettico: «Quando tutto è arte niente è arte»

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1-1Artista, designer, grafico, scrittore, ma anche pedagogo e pensatore: tutto questo è stato Bruno Munari (Milano, 24 ottobre 1907 – Milano, 30 settembre 1998), vero e proprio innovatore a 360° ed esponente della rivoluzione creativa del ‘900, che testimoniò nei suoi 90 anni di vita.

Nato a Milano ma cresciuto nel Polesine, dove i genitori svolgono l’attività di albergatori, all’età di 18 anni, nel ’25, torna nella città natale per lavorare come grafico: qui entra in contatto con la seconda ondata del Futurismo, partecipando alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma, salvo poi abbandonare questa corrente per dedicarsi alla personale ricerca artistica.

Munari è stato un artista “affamato” di novità ed innovazione: dopo aver presentato nel ’33 le sue Macchine Inutili, «modelli sperimentali intesi a verificare le possibilità di informazione estetica del linguaggio visuale», ed essersi dedicato per alcuni anni alla pittura astratta, ecco dunque che 1948 dà vita al MAC (Movimento Arte Concreta) insieme ad altri artisti, quali Gillo Dorfles, Gianni Monnet e Atanasio Soldati. Con questo movimento, il nostro prosegue l’indagine sulla percezione sensoriale iniziata con le Macchine Inutili, divenendo a tutti gli effetti precursore di alcune tendenze artistiche, tra cui la optical art.

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Una “macchina inutile”

Ma il filo rosso della produzione artistica di Bruno Munari, oltre alla ricerca di linguaggi comunicativi sempre nuovi, è stata l’ironia. Difficile a credersi, ma l’arte può far meditate e porre dei quesiti allo spettatore, “disorientarlo” dal punto di vista sensoriale, facendolo meditare sul mondo attraverso l’ironia: l’artista non si prendeva sul serio, pur prendendo molto seriamente l’arte. Anche i contrasti erano cari al Munari per le sue finalità comunicative, che tra Concavi e convessi (’49 – ’65) e Positivi e negativi (1951 in poi) ancora una volta indaga sui sensi e sul orientamento-disorientamento dello spettatore. Negli anni ’50 continuano le sperimentazioni con le Macchine aritmiche e i Libri illeggibili, dove le storie sono raccontate esclusivamente tramite il disegno e non la scrittura.

Calato alla perfezione nella contemporaneità, come dimostrano le Sculture da viaggio (1958) per un mondo sempre più globalizzato e in movimento dove l’uomo finalmente ha la possibilità di spostarsi con più facilità, e I fossili del 2000 (1959), che palesano una presa di coscienza sulla rapidità dello sviluppo tecnologico della secondo metà del ‘900, dove ciò che era all’avanguardia dopo poco tempo è già storia, Munari si inserisce nella florida stagione del design. Dal 1935 al ’92 realizza, in particolare per Bruno Danese, una grande quantità di oggetti: portapenne, lampade, giocattoli, posacenere, orologi, tessuti, vernici, tutti finalizzati all’essere sì utili ma diversi nel panorama del design industriale, originali e imprevedibili. Questa sua doppia vocazione di artista e designer è spiegata in diversi libri da lui scritti ed impaginati come Arte come mestiere, 1966,  Design e comunicazione visiva, 1968, Codice ovvio e Artista e designer, entrambi del 1971.

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Un “libro illeggibile”

Bruno Munari ha sempre tenuto molto a distinguere il design dall’arte, nonostante si compenetrassero nelle sua produzione, tanto che nel 1969 arruolò la storica d’arte Miroslava Hájek affinché catalogasse le sue opere fino alla sua morte, per farne comprendere la filosofa è l’evoluzione.

Ma oltre all’arte, al design, alla scrittura, al cinema sperimentale, alla pubblicità e alla grafica, l’artista  milanese si dedicò con passione alla didattica, volendo spiegare l’arte ai più giovani utilizzando un linguaggio adatto a loro, non però considerandoli meno intellettualmente capaci se non addirittura limitati. Quelli di Munari poi non sono libri esclusivamente divulgativi, infatti raccontano di opere da costruire, di giochi che coinvolgono gli strumenti più comuni per sviluppare la creatività “sfrenata” dell’infanzia: l’Accademia di Brera gli “concede” di tenere il primo laboratorio nel 1977 e tantissimi saranno quelli tenuti da lui o ispirati a lui nel corso degli anni.

munari-1Vincitore del Compasso d’oro per ben tre volte, protagonista di mostre, tesi, convegni e libri, Bruno Munari rimane indefinibile nella sua totale artisticità, nella sua completezza del linguaggio, nel suo essere creativo nel profondo e quotidiano vivere. Politecnico, eclettico, unico: in un mondo sempre più specializzato e settoriale, sarebbe possibile la nascita di una nuova figura tanto polivalente in cui possono convivere tante discipline tutte portate all’eccellenza? Finché la creatività contemporanea continuerà a rinnegare l’autoironia, probabilmente no.

L’arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove, nelle forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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