Altan, artista del fumetto tra satira e sogni per bambini

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Altan, artista del fumetto tra satira e sogni per bambini

Francesco Tullio Altan nasce il 30 settembre 1942 a Treviso, ed è da tutti conosciuto semplicemente come Altan. Definirlo fumettista è senza dubbio riduttivo; è anche disegnatore (anche per bambini), sceneggiatore e noto autore satirico italiano.

Nonostante abbia provato a studiare architettura a Venezia, la sua vera passione si è sempre dimostrata più forte di qualsiasi altra: ha solo tredici anni quando una sua illustrazione, ispirata dalla poesia leopardiana Alla Luna, viene pubblicata sull’antologia Voci di Poesia. Mentre cerca di finire l’Università – cosa che non accadrà – fa pubblicare qualche suo lavoro, tra riviste e illustrazioni di libri come Libro dei gatti tuttofare di T. S. Eliot.

È il 1974 quando Altan compare su Linus con le sue prime strisce, che forse oggi farebbero storcere il naso ai più sensibili: nasce Trino, il suo personaggio maldestro che, agli ordini nel grande capo, si trova ad avere a che fare con la creazione del mondo. Quel piccolo Dio, così imbranato nel dare vita al Creato, si confonde ancor di più quando riceve il dono di essere uno e trino, combinando ancora più pasticci.

Nel mentre, inizia a lavorare con L’Espresso, in cui compaiono le sue strisce satiriche: Altan disegna raramente, anche oggi, i politici italiani. Da allora la sua satira, tinta sempre da toni pessimistici e attua a rappresentare l’italiano medio alle prese con burocrazia e Stato, comincia a compare anche su Panorama o La Repubblica, allontanandosi dalle sole riviste fumettistiche.

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La Pimpa e Armando

Ad un certo punto, però, Altan stupisce di nuovo il pubblico, creando un personaggio ben lontano da quegli italiani grassocci e stereotipati figli del boom economico e senza futuro.

Si tratta dii uno strano canide bianco dalle grosse macchie rosse, con due orecchie lunghe e un grosso naso.

Grazie alla figlia Francesca, avuta dalla moglie Mara, Altan aveva appena dato vita alla Pimpa, piccolo personaggio dalla voce nasale che spopola tra i bambini, ancora oggi presente nel palinsesto RAI per i più piccini.

È il 1975 quando la Pimpa appare per la prima volta sul Corriere dei Piccoli, e non abbandonerà il periodico fino a quando ne verrà decretata la chiusura. Accanto all’esuberante cagnolina c’è il baffuto Armando, un bonaccione che alle volte riprende la Pimpa, dandole lezioni come solo un padre potrebbe fare. La Pimpa passa presto dalla carta stampata alla tv, grazie a Osvaldo Cavandoli e Enzo D’Alò che portano la cagnolina a pois sul piccolo schermo.

Ma Altan ha fatto anche moltissime altre cose, e elencarle tutte non renderebbe giammai il merito di questo grande fumettista italiano: oltre alla Pimpa, il fumettista ha anche creato altri personaggi per bambini, come Kamillo Kromo, sempre pubblicato sul Corriere dei Piccoli. Ma oltre alle letture per l’infanzia ha anche disegnato storie più lunghe, rivisitando personaggi del calibro di Colombo o Casanova. O Franz, nome dietro a cui si staglia la figura di San Francesco d’Assisi.

Altan, con i suoi disegni morbidi e spesso arricchiti da particolari fantasiosi, si adatta così bene al mondo delle favole dei bambini da aver illustrato molti libri di Gianni Rodari.

Per chi, come me, ha vissuto l’infanzia tra libri e musicassette, forse avrà notato molto spesso la somiglianza dei personaggi panciuti e baffuti accanto alle poesie di Rodari con quell’Armando che si prendeva cura della Pimpa. Personaggi spesso baffuti, quasi sempre curvy, abbandonati a scenari onirici e leggiadri.

Dietro all’infanzia di molti bambini vi è lo zampino di colui che, oggi, disegna ancora per L’Espresso, Panorama e Repubblica.

È strano come i suoi disegni e il suo stile si adattino così bene a due mondi così diversi come la satira e la narrativa per bambini.

Molto spesso le donne delle vignette di Altan sono semisvestite e arricchite da arzigogolate acconciature, sono personaggi quasi mitologici, ricche di dettagli. Gli uomini che le accompagnano sono solitamente panzuti disillusi seduti in poltrona a leggere il giornale con un unico intento: quello di lamentarsi. Del governo, delle tasse, delle pensioni, del futuro. Smorzano ogni speranza dei giovani cercando di aprire loro gli occhi sulla realtà non così florida che li circonda. Nasi dalle forme strane, personaggi spesso al limite del realismo, se non oltre, riescono pur sempre a dare un’idea concreta e fulminea dell’attualità e del tema caldo su cui la satira del vignettista si sta fiondando.

Forse, però, è proprio questo che rende Altan così magistrale nel passare attraverso diversi generi senza mai perdere lo stile: saper raccontare storie capaci di arrivare, senza troppi giri di parole, al lettore.

È un peccato, alle volte, rendersi conto però di come i grandi fumettisti italiani (di cui grazie al cielo ancora possiamo goderne le strisce) non vengano considerati ciò che sono davvero: artisti.

Se non quando toccano qualche possente uomo politico di turno dalla querela facile…

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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