Quando decidemmo di prendere quel treno per Petuški insieme a Venedikt Erofeev

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Quando decidemmo di prendere quel treno per Petuški insieme a Venedikt Erofeev

Venedikt Erofeev

Mettiamo che siate seduti sul sedile di un treno in viaggio per una meta qualsiasi. Il vagone è vuoto, ci siete soltanto voi che guardate persi fuori dal finestrino mentre ascoltate musica dal vostro ipod. Ad un certo punto la quiete che vi siete creati viene interrotta bruscamente: la porta d’ingresso si spalanca e nel vagone caracolla uno strano individuo vestito di stracci. Il suo alito puzza d’alcol, il suo passo è barcollante, le frasi che pronuncia sono senza senso e dimena nella mano destra una bottiglia di vodka scadente ormai quasi vuota. All’inizio vi mostrate riluttanti, quest’uomo vi fa ribrezzo. Fate finta di non averlo notato, aumentate il volume della musica… Ma i vostri sforzi sono tutti inutili e la sua presenza è così palese e innegabile che alla fine vi arrendete e decidete di stare a sentire quello che dice. E quello che ascoltate se non completamente inaspettato e straordinario, sicuramente potrà essere materiale per i vostri futuri aneddoti.

Het – La propaganda sovietica contro l’alcolismo

Questo è l’effetto che provoca la lettura di Da Mosca a Petuški, un libro decisamente rivoluzionario che dalla sua pubblicazione nel lontano 1970 non ha fatto altro che far parlare di sé creando stuoli di ammiratori per il personaggio principale, Venička, e il suo autore Venedikt Erofeev (1938-1990).

Da Mosca a Petuški si potrebbe definire il corrispettivo russo del racconto semibiografico di Thompson Paura e disgusto a Las Vegas, solo che al posto di ampliare la propria percezione provando diverse sostanze psicotrope e droghe, Venička compie un viaggio in treno sulla linea Mosca-Petuški immerso nei fumi dell’alcol.

Ogni passo del libro è letteralmente annaffiato dalla vodka, (tant’è che la prima versione italiana si intitola Mosca sulla Vodka): gli incontri con gli altri passeggeri sono pretesto per nuove bevute, gli aneddoti appartenenti alla vita passata del protagonista hanno sempre al centro dell’azione l’alcol o il riferimento all’alcolismo del narratore, persino la storia della Russia e le sue opere letterarie più importanti non sono “astemie”. Venička da una visione del suo mondo completamente nuova, in cui è l’alcol ciò “che move il sole e le altre stelle”. Tutto diviene oggetto di derisione, dall’intoccabile Puškin, agli slogan propagandistici della realtà sovietica, persino la Rivoluzione di Ottobre diventa oggetto di un racconto delirante e perde tutto il carattere eroico e mitico che aveva assunto con gli anni. La risata di Venička si propaga per tutti i vagoni e avvolge completamente la sua realtà.

Venička rappresenta l’evoluzione dell’homo sovieticus, egli è consapevole che le strutture, le presunte realtà e l’utopia del regime sono andate in frantumi e contempla la decadenza della sua civiltà, come il narratore di Fight Club contempla lo Skyline crollare alla fine del romanzo. Ma questo sguardo non porta con sé nessun giudizio, non c’è disprezzo per la decadenza ma soltanto un profondo amore. Un amore per la vita in tutte le sue forme, un amore per il caos dell’esistenza, un amore per l’uomo che rinasce dalle sue ceneri.

Eleonora Bodocco per MIfacciodicultura

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