“Milano Film Festival 2017”: dal 28 settembre il cinema della (ultra)realtà

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Milano Film Festival 2017: dal 28 settembre il cinema della (ultra)realtà

Il Milano Film Festival è una tappa obbligatoria per ogni festival goaler che si rispetti. Dal 28 settembre, per undici giorni e undici notti, il distretto Tortona è il set dedicato al futuro del cinema indipendente. Una manifestazione internazionale unica nel panorama italiano: si tratta del terzo episodio del progetto Milano Film Network (MFN), di cui fanno parte anche il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina e Sguardi Altrove Film Festival. A beneficio non solo dei cinefili, ma anche dei cittadini affamati di cultura, a 365 giorni l’anno.

Foto dalla mostra NOI. Milano 1968-1977

Il 2017 inaugura la stagione 22, che si svolge presso il BASE, MUDEC e Cinema Ducale. L’ex polo industriale dell’Ansaldo ha saputo ritagliarsi una solida autonomia intellettuale nel tempo e ora è anche il nuovo distretto del cinema indipendente della città.  Gli episodi del Milano Film Festival parlano di nuove frontiere cinematografiche, seconde generazioni e animazione. Come finale di stagione, il Welcome Farewell Party organizzato dai nuovi e neodiplomati studenti della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti. Il programma si presenta complesso e denso di eventi, uno più affascinante dell’altro.

L’edizione è pronta a lanciare numerose novità. Fuori concorso, il pubblico potrà vedere Manifesto (J. Rosenfeldt): una riflessione sull’arte contemporanea nata proprio come performance e arrivata al Sundance Film Festival. Ma soprattutto ci sarà Cate Blanchett a interpretare tredici diversi ruoli, dalla barbona all’anchorman! Durante il Festival, i visitatori possono accedere a due mostre pensate per l’occasione. NOI. Milano 1968-1977 è una video installazione sul modo di fare controinformazione negli anni delle rivolte studentesche. Si inaugura anche la mostra Enrico Appetito per Michelangelo Antonioni sui set 1959-1964. In occasione dell’anniversario della scomparsa del Maestro ravennate, la rassegna scandaglia l’archeologia dei set di Antonioni. In particolare, di due film: L’avventura (1960) e Il deserto rosso (1964).

La vera protagonista del Milano Film Festival 2017 è UltraReal World, la prima sala VR (Realtà Virtuale) d’Italia. Già sperimentato con successo in Canada, Francia, Olanda, Svezia, Cina, Corea del Sud e Stati Uniti, il formato VR non ha ancora trovato una vera distribuzione per il grande pubblico. Si è deciso di sfatare l’interattività della tecnologia digitale, per un esperimento di fruizione collettiva: i visitatori saranno contemporaneamente immersi nello stesso film. tra i titoli presentati spicca Pearl (Patrick Osborne), primo film in VR candidato all’Oscar come Miglior cortometraggio d’Animazione. Blodless (Gina Kim), Leone a venezia come Miglior scrittura nel primo concorso VR al mondo. Infine, è da segnalare Planet ∞ della visionaria artista dell’animazione Momoko Seto (Planet Z, Planet Sigma). La programmazione continuerà fino a marzo del 2018 a BASE. 

Cate Blanchett in tredici versioni per Manifesto

Il cuore del programma è la sezione dedicata ai lungometraggi.  I giurati sono tre punti di vista d’eccezione con una sola missione: premiare chi osa di più! Il regista americano Abel Ferrara, maestro nel superare i limiti, è il presidente di giuria. Ad affiancarlo Monica Stambrini, regista del desiderio con il controverso Queen Kong, e Rinaldo Censi, critico cinematografico indipendente che ha curato una retrospettiva su Jacques Tourneur all’ultimo Locarno Film Festival. I film in gara sono otto opere prime e seconde, presentate in anteprima italiana. I film mostrano la fame di libertà delle nuove generazioni contro la brutale normalità. Dal confronto con la diversità e il passato, la geopolitica e la comunicazione, fino alla crescita.

England is Mine è la storia di un’adolescenza a lieto fine, quella di Steven Morrisey dei The Smiths. Il film ibrido Gabriel e a montanha (Gabriel and the mountain) narra un drammatico percorso di crescita in stile road movie. Il regista ricorda un amico innamorato dell’Africa, facendo recitare tutti quelli che lo hanno incontrato per 72 paesi. I documentari affrontano temi politici in chiave poetica. Meteors mostra il Kurdistan annichilito dalla guerra con un bianco e nero da cinema muto. Ouroboros getta uno sguardo sperimentale sulla striscia di Gaza. Person to Person è un film e una lettera d’amore a New York. Un’opera memore dello stile di Jim Jarmush e Woody Allen. Il tutto condito in salsa hipster con un’aggiunta di critica politica alla nuova America di Trump. Più indipendenti di così si muore!

Il regista Michelangelo Antonioni

Decisamente più affollato il concorso cortometraggi. Oltre 2000 lavori da tutto il mondo, tutte opere di registi rigorosamente under 40. I titoli in concorso sono quarantuno e la Fondazione Cineteca Italiana decreterà il vincitore. La sezione dedicata ai corti rappresenta uno dei maggiori punti di forza da cui è cominciato tutto. Mentre nelle precedenti edizioni si percepiva la concretezza della realtà e dell’attualità, quest’anno i lavori hanno assunto tratti più sfumati. L’elemento del surreale costituisce il minimo comune denominatore.

Milano Film Festival è un evento culturale ormai popolare. Proprio come il programma che porta avanti, è indipendente, sfugge alle etichette. Oltre ai film in anteprima, il Festival esprime la cultura e le sue convergenze a 360°. Convegni, masterclass e conferenze, E poi musica, dj sets, eventi culturali come esposizioni e coinvolgimento di bambini e ragazzi delle scuole di Milano. Forse è lo spazio più vicino alla concezione di utopia nel panorama nazionale. Una vera fucina di talenti che discutono, accomunati dalla voglia di sperimentare e cercare di plasmare i limiti. Uno spazio per progettare, capire e confrontarsi con il Futuro. Un Futuro che è già Presente.

Margherita Montali per MIfacciodiCultura

 

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