#COGITOERGOSUM – La rivoluzione assordante delle donne che guidano

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#COGITOERGOSUM – La rivoluzione assordante delle donne che guidano

Dal 2018 le donne residenti in Arabia Saudita potranno finalmente guidare la macchina. Quella che sembra una barzelletta, almeno dalla parte del mondo in cui il divieto di conseguire la patente per uno dei due sessi ha dell’incredibile, è invece storia vera, verissima anzi.

Salman, re dell’Arabia Saudita

È una vicenda rivoluzionaria, come l’hanno chiamata le cronache, e non si hanno motivi di dubitarne, tuttavia, come ogni grande rivolgimento “concesso” anche questo decreto reale nasconde delle insidie di non poco conto: è un’innovazione che si adagia su un terreno radicalmente refrattario, conservatore e tradizionalista. In poche parole una bomba mediatica a orologeria, o più onestamente uno specchio per le allodole, un contentino che mette a tacere un po’ di polverone cosmopolitico attorno al dibattito “diritti femminili” che oggi tiene banco così fortunosamente sulle ribalte del globo “che conta”.

L’Arabia Saudita è certamente uno stato indipendente, connotato per altro da un sistema valoriale molto radicato, tradizionalista e integro, tuttavia al contempo è un polo economico-finanziario centrale che deve la sua fortuna alla logica commerciale occidentale.

In forza di questo rapporto, e più in generale in nome della globalizzazione costringente anche i più fermi sulle proprie, è avvenuta una certa contaminazione con l’altro, col diverso, che ha generato fascinazione in certi strati di popolazione e che riconosce in questi episodi strategici la propria valvola di sfogo, il proprio salvavita contro l’implosione sistemica. D’accordo l’apertura, la modernità e il confronto, ma con “moderazione”, che in certo lessico regionale significa “ritrosia” e “contentini” simbolici: e così le donne guideranno le vetture, ma se un gran numero di leggi non cambierà in contemporanea, non potranno avere istruttori maschi, non potranno colloquiare con gli agenti che le potrebbero fermare per strada e soprattutto guiderebbero solo verso certi luoghi perché altri, e sono tanti, rimarrebbero loro preclusi se non accompagnate dai mariti, esattamente come oggi avviene.

Forse ci troviamo dinnanzi all’ennesima vuota rivoluzione degli sconfitti, moralmente s’intenda. Un altro titolo ad effetto da aggiungere ai già molti che dovevano cambiare la storia dei diritti civili di ogni sorta e che puntualmente hanno fallito uno di seguito all’altro.

Il filosofo Jean-Paul Sartre (Parigi, 21 giugno 1905 – Parigi, 15 aprile 1980)

Gettiamo la spugna? niente affatto, perché dobbiamo tenere a mente che una prospettiva davvero aprente c’è, infatti come amava dire Jean-Paul Sartre «la rivoluzione non è questione di merito, ma di efficacia, e non v’è cielo. C’è del lavoro da fare, ecco tutto». Lavorare, questo può restituire uno spazio di senso a questo dibattito. Sarà vera rivoluzione sociale e civile solo quando questi nomi saranno preceduti dalla grande rivoluzione culturale, quando cioè le donne non guideranno la macchina, bensì paesi, aziende, scuole e tutto ciò che vorranno provare a reggere.

Allora, ma solo allora, sarà davvero l’istante in cui l’altalena della cultura lascerà la decadenza per gettarsi nella rinascita.

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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