Rapporto tra romanzo e storia: la letteratura può essere una fonte storica?

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Rapporto tra romanzo e storia: la letteratura può essere una fonte storica?

Che rapporto c’è tra romanzo e storia. Come può l’uno aiutare l’altra?
È opportuno ritenere che, in alcuni casi, il rapporto tra i due sia reciproco. La storia, infatti, può essere motivo d’ispirazione per uno scrittore, il quale attinge dallo scenario socio-politico a lui contemporaneo per contestualizzare le vicende che poi dovrà raccontare. Questo meccanismo ne innesca un altro: se pensiamo ad una storia molto lontana da noi, il romanzo può essere una (ma non l’unica) fonte storica molto attendibile che può darci un’idea precisa del periodo trattato. Apprendere la storia attraverso un romanzo dovrebbe, in un secondo momento, far scattare in noi quella scintilla che ci porta ad approfondire il contesto culturale del romanzo.

Copertina di Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi

Prendiamo, per fare un esempio, un  romanzo di Pier Paolo Pasolini: Ragazzi di vita. All’interno della (meravigliosa) opera di Pasolini, c’è un’attenzione fondamentale al contesto in cui vivevano i suoi protagonisti. La borgata, il dopoguerra, la precarietà della vita. Come sappiamo Pasolini fu un grande osservatore di quella realtà, da cui prese ispirazione per i suoi film e libri. Oppure pensiamo al romanzo di Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira, che accende una luce sulla censura cui era sottoposta la stampa sotto il regime di Salazar in Portogallo. Prendere questi due esempi non è stata una scelta casuale: le basi di entrambi i libri si costruiscono su dei problemi sociali di portata enorme e l’attendibilità storica è indubbia. Alla fine di entrambi i romanzi, dunque, il lettore, prima ignaro della situazione delle borgate romane nel dopoguerra o della presenza del regime salazarista, avrà validi motivi e una curiosità pazzesca di approfondire entrambi i temi.

La storia e la letteratura non solo, è bene ribadirlo, in alcuni casi, si aiutano a vicenda. Possono aiutare anche il lettore a prendere coscienza di situazioni che prima ignorava. In genere il contesto storico alimenta sempre lo scrittore. Questo avviene perché l’autore quasi si rifugia nel suo mondo letterario per parlare di storia e società. Si può ritenere che, in un modo o nell’altro, la storia è sempre un elemento dominante all’interno di un libro.

Un’edizione de Il cortegiano di Baldassarre Castiglione

Ma il discorso a questo punto prende due ramificazioni ben distinte. Da un lato c’è un tipo di storia intesa come una serie di avvenimenti a livello politico e sociale che vanno a stravolgere un determinato ambiente (vedi una guerra o una dittatura, con tutte le conseguenze del caso, per questo abbiamo preso come esempi Pasolini e Tabucchi); poi c’è la storia intesa come momento culturale, come cambiamento di costumi e idee. Per questo secondo tipo di concezione storica in ambito letterario prendiamo come esempio Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione che, nella prima metà del ‘500, sentì la necessità di fissare, all’interno del suo libro, le caratteristiche più idonee che gli uomini e le donne di corte avrebbero dovuto assumere. Insomma, come abbiamo visto, questo rapporto tra le due materie ha prodotto, e continuerà a farlo, decine di opere. In primo piano deve tuttavia permanere il buonsenso del lettore che, nei romanzi come per ogni altra cosa, deve applicare il proprio senso critico. Leggere 1984 di Orwell, ad esempio, non ci rende esperti di politica e delle sue varie sfaccettature. Il lettore deve necessariamente ricercare numerose fonti prima di sentirsi in diritto di esprimere la sua opinione su un determinato argomento.
Perché il romanzo è sì fonte storica, nelle sue varie accezioni, ma deve essere solamente l’inizio di un lungo percorso di formazione.

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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