#EtinArcadiaEgo – Confucio, Maestro senza tempo della Cina (e non solo)

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#EtinArcadiaEgo – Confucio, Maestro senza tempo della Cina (e non solo)

Statua nel tempio di Confucio a Suzhou

La scorsa settimana, #EtinArcadiaEgo ha parlato dell’uomo che ha fatto da padre all’epica mitica latina nell’età di Augusto: Virgilio. Ogni grande cultura ha avuto un padre, o quantomeno una figura in cui un popolo potesse riconoscersi, in cui vedeva i propri ideali e le proprie tradizioni. E se ci si sposta nella cultura cinese, tradizionalmente lontanissima dalla nostra, ci si accorge che è impossibile non parlare di Maestro Kong, che nacque il 28 settembre del 551 a.C e visse a cavallo fra il VI e il V secolo a.C proprio nella terra fra il Fiume Giallo e il Fiume Azzurro. Il nome della sua famiglia era appunto Kong, ed era chiamato dai sui discepoli e pian piano da tutti Kong Fuzi, ovvero il cinese per maestro. Ma i gesuiti, che tradussero le sue opere per diffonderle in Occidente, traslitterarono il suo nome, che diventò Confucio, e Confucio è come lo conosciamo oggi.

Spesso, influenzati forse dalla storia di un altro grande personaggio della cultura orientale, il Buddha, si pensa che tutti i grandi pensatori di quelle parti siano nati nobili. Invece, Confucio nasce in modeste condizioni. La sua famiglia sarebbe aristocratica, ma di nobiltà decaduta. Perde il padre a soli tre anni, e la madre vende quasi tutto per dare un futuro al figlio, che poté dunque avere un’istruzione.

Poco, pochissimo è certo sulla vita di Confucio: proprio come oggi sui social gli viene attribuita ogni genere di massima (dato che, come spiegò Piero Manzoni con la sua celebre opera, se la m***a è d’artista allora è arte), nel corso della storia sono nate le più disparate leggende. La fonte più affidabile è la sua biografia in Memorie di uno storico di Sima Qian, ma ovviamente mancano controprove. Divenne, grazie alle sue capacità, parte della classe sociale di emergenti, formata da individui di umili origini ma dotati di grandi potenzialità, e capaci di usarle per fare carriera. Era probabilmente un funzionario di giustizia di un nobile locale, quando venne esiliato a causa degli insegnamenti che aveva iniziato a spiegare a molti discepoli disposti ad ascoltarlo.

Ma quali erano questi precetti così nuovi e sconvolgenti da costargli l’esilio? Il fatto curioso è che non erano né sconvolgenti, né nuovi e nemmeno precetti: Confucio definì se stesso un messaggero che nulla ha inventato, perché voleva trasmettere l’esempio delle antiche figure leggendarie di cui il pantheon cinese è costellato. Nei Dialoghi, la raccolta delle sue massime stilata dai discepoli, mette continuamente lo studio in primo piano, ma non per aumentare la propria erudizione, o per saper citare a memoria nomi e date. Invitava invece a uno studio critico, e diceva di chiedersi sempre perché uno di questi uomini leggendari aveva agito in quel modo, e quali principi lo avevano portato ad essere l’uomo che era. Spingeva a riflettere su cosa aveva reso la leggenda tale.

Socrate

Il periodo storico in cui si colloca la vita di questo straordinario maestro è curiosamente non lontano a quello che ospita un altro straordinario maestro, ma in una terra più vicina a noi: Socrate. Ed è altrettanto curioso vedere le somiglianze fra queste due figure: entrambi di origine modesta e con una conduzione di vita modesta (pare che Confucio digiunasse spesso e non pretendesse, così come Socrate, alcun pagamento in denaro), entrambi scomodi per le autorità ed entrambi convinti di essere solamente parte di un messaggio più grande. Certo, è assolutamente impensabile che Socrate abbia anche solo sentito parlare di Confucio, ma la storia è affascinante anche per queste coincidenze. Lo è anche di più, se si pensa che il messaggio di base di entrambi è lo stesso: studiate, riflettete, comprendete.

L’intento finale di Confucio è morale: il suo obiettivo è portare i suoi discepoli a seguire principi di buon vivere, come la rettitudine, la giustizia e soprattutto la lealtà. La cultura cinese è intrisa fino al midollo di questi insegnamenti, che mirano a creare il proprio benessere interiore, indispensabile perché un uomo giusto agirà in modo giusto, e queste azioni si rifletteranno su altri che saranno portati al giusto, creando una catena che porterà dal povero contadino a un principe illuminato dai giusti principi. Per questo motivo, Confucio accetta di insegnare a ricchi o poveri indistintamente: se tutti agiamo per il bene, il bene sarà parte della nostra vita.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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