Picasso alle Scuderie del Quirinale: un percorso tra Italia, teatro e danza

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Picasso alle Scuderie del Quirinale: un percorso tra Italia, teatro e danza

Arlecchino con specchio, 1923

Picasso. Tra cubismo e classicismo. 1915-1925 è il nome della mostra inaugurata il 21 settembre scorso alle Scuderie del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La mostra, curata da Olivier Berggruen, celebra i cento anni dal soggiorno italiano di Pablo Picasso, durante il quale l’artista conobbe la bellezza prima di Roma e poi di Napoli. Questo viaggio lascerà il segno nella carriera di Picasso a tal punto da influenzare in maniera significativa tutta la sua produzione di quegli anni convulsi del primo dopoguerra.

Il percorso espositivo comincia illustrando la fase del Tardo cubismo. Qui ci si trova subito difronte ai papier collés, una serie di magistrali opere del maestro di Malaga che, usando carta di giornale e da parati, realizza la trasformazione fisica della tela che prende la forma di una vera e propria scultura.

Nella seconda e la terza sala, è ospitata la sezione Opere romane e ritratti, dove spiccano i personaggi della commedia dell’arte. Quella di Arlecchino, in particolare, è una figura che incarna un ruolo quasi metaforico: spesso Picasso amava ritrarsi in quelle vesti, proprio come accade in Au lapin Agile. Il maestro spagnolo, infatti, non era solo un amante del fitto sottobosco itinerante fatto di giocolieri, acrobati e musicisti, ma altresì identificava se stesso in quel mondo multiforme e sfaccettato, emblema delle sue versatilità e di una continua ricerca stilistica.

La Flûte de Pan, 1923

La quarta sala, invece, ospita la sezione La maniera monumentale ed il classicismo reinventato: Picasso durante il suo soggiorno partenopeo aveva avuto modo di osservare i marmi della collezione Farnese, come la statua di Ercole custodita al museo archeologico nazionale di Napoli. Attraverso questa esperienza, l’artista trasse ispirazione per le sue successive opere dal pieno sapore classicista. Un classicismo però totalmente reinventato – e non poteva essere altrimenti – proprio in virtù dell’eclettismo e del continuo slancio che da sempre avevano caratterizzato la timbrica del maestro spagnolo.

Giungendo alla sezione numero cinque, Il flauto di Pan, si può apprezzare come Picasso inizi ad allontanarsi progressivamente dalle radici africane del neo-primitivismo, passando invece a un linguaggio in grado di evocare un senso di grave solennità e devozione, così come accade nell’opera monumentale Le Flûte de Pan che dà il nome alla sezione stessa.

Nella sesta sala, il percorso narrativo si apre su Picasso a Roma e a Napoli. Cento anni fa l’artista spagnolo giunse nel Bel Paese per la prima volta, invitato dall’amico e poeta Jean Cocteau, che lo aveva convinto a dare il suo prezioso contributo nella produzione di Parade, uno spettacolo prodotto dall’impresario Sergej Diagilev.

Ritratto di Olga in poltrona, 1917

L’Italia, in particolare, si tinse per l’artista del colore dell’amore: da un lato quello per gli scoppiettanti vicoli di Napoli, con i suoi mille colori, suoni e profumi, e poi per Roma, e per le sue architetture, nelle quali incontrò la futura compagna Olga Choclova, una delle danzatrici dei Ballets Russes, dalla quale qualche tempo più tardi ebbe il suo primogenito.

La settima sezione è intitolata Parade e i Balletti Russi. Qui si approfondisce il percorso che porta Picasso alla realizzazione della scenografia di Parade: Picasso legge i testi di Cocteau e li traduce in segni, abbreviazioni o simboli capaci di rappresentare lettere, suoni e parole.

La sezione numero otto è chiamata Fluidità di stile dove emerge il tentativo di Picasso di riuscire a sintetizzare cubismo e classicismo. Nasce in questo stesso periodo anche l’idea di realizzare Pulcinella, in collaborazione ancora una volta con l’amico Stravinskij, per il quale «Pulcinella è un grande zoticone ubriaco, ogni suo gesto […] e ogni sua parola […] è immancabilmente oscena».

Nella nona sala, troviamo La maniera monumentale e il Mediterraneo: le bagnanti, le dee, le ninfe diventano le protagoniste principali delle sue rappresentazioni. Picasso, attraverso di esse, ci racconta la sua visione romantica del passato dipingendo gesti tanto retorici quanto teatrali. E sarà proprio questo lo stile espressivo che adotterà in Mercure, commissionatogli dal suo mecenate Etienne de Beaumont, in cui il maestro mescola la ieraticità della tragedia greca con l’ironia, propria del suo stile narrativo.

Infine, la decima sezione è intitolata, propriamente, Addio alla Danza, nella quale si possono apprezzare le ultime opere legate proprio al mondo della danza. Il tratto si fa sempre più fluido per rievocare le traiettorie disegnate nell’aria dalle piroette e dai salti delle danzatrici e sembra anticipare un suo avvicinamento al movimento surrealista.

Un personaggio tratto da Parade

Picasso. Tra cubismo e classicismo è una mostra attraverso la quale lo spettatore può indagare un profilo quasi inedito della produzione artistica di Picasso. L’esposizione si configura nel racconto di un uomo che, mettendo in discussione i dogmi e le correnti, ha saputo impegnare tutta la vita nella ricerca continua di un modus espressivo sempre più potente ed efficace. Un artista, Picasso, che negli anni, è stato capace non solo di raccontare la realtà senza mai piegarsi alle traiettorie della storia, ma in grado altresì di restare sempre fedele a se stesso.

Picasso. Tra cubismo e classicismo. 1915-1925
A cura di Olivier Berggruen
Scuderie del Quirinale, Roma
Dal 22 settembre al 21 gennaio 2017

Stefano Mauro per MIfacciodiCultura

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