“NASA – A Human Adventure”: la mostra sullo spazio che fa tremare Kant

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Immanuel Kant (1724-1804)

Lo spazio: un sogno per grandi e piccini; un baratro sull’abisso del cosmo; una tensione continua al superamento dei limiti umani.

La civiltà, con l’illuminismo e nella riflessione di Immanuel Kant su tutti, aveva restituito alla posterità una grande fiducia nel progresso e nella scienza, tuttavia avendo ben a cuore l’intento di delimitare questo rigoglioso giardino, ponendo limiti estremi al di fuori dei quali la ragione e la potenza umana si inginocchiano e depongono le armi. È proprio questo la celebre rivoluzione copernicana di Kant, un’apologia del limite umano, chiamato ad essere la misura più genuina dell’azione di ciascuno: posizione illuminata, e per certi versi encomiabile; tuttavia, mezzo secolo dopo le parole del filosofo di Königsberg, la storia ci ha restituito un’altra verità, o almeno apparentemente: corre l’anno 1957 quando l’Unione Sovietica lancia nello spazio lo Sputnik 1, primo satellite in orbita. L’uomo non accetta più i confini del suo recinto: si innesca così un’escalation di eventi scientifico-spaziali che in breve rende possibile mandare  il primo uomo nello spazio, Yuri Gagarin nel 1961, e solo 8 anni più tardi, il primo passo lunare umano con l’impresa americana di Neil Armstrong e Buzz Adrin.

Maurizio Cheli, astronauta italiano

Questi eventi fondamentali per la storia dell’umanità sono alcuni degli stimoli che meraviglieranno gli spettatori della mostra in programma allo Spazio Ventura XV di Milano dal 27 settembre 2017 al 18 marzo 2018, intitolata “NASA – A Human Adventure“. Realizzato in collaborazione con la NASA, l’allestimento porta nel capoluogo meneghino oggetti realmente stati nello spazio e tornati sulla Terra, assieme a ricostruzioni in scala 1:1 dei più celebri veicoli spaziali. La mostra è un viaggio nel tempo, che parte da lontano, dai pionieri della letteratura che lo spazio lo immaginavano soltanto, passando per i primi scienziati che hanno gettato le basi tecniche delle futuribili imprese, per arrivare alla narrazione della storia vera della vicenda spaziale umana. Un itinerario che per la magnificenza e il coinvolgimento che induce sembra sempre giocato nel futuro e mai nel passato e nel presente.

Rover lunare Apollo

La presentazione alla stampa è stata impreziosita dalla presenza di una guida speciale, l’astronauta italiano Maurizio Cheli, che ha all’attivo più di 370 ore di attività spaziale: una voce, la sua, che ha accompagnato i presenti alla scoperta delle evoluzioni tecnologiche che hanno reso possibile il passaggio dalle navi spaziali “usa e getta” allo Space Shuttle, l’avanguardistica creatura della NASA in grado di fare ritorno sulla terra integra e pronta a nuove missioni. La mostra, pensata ad hoc per restituire una panoramica completa della vicenda di un’attività così giovane e al contempo ricca di successi e contenuti, accompagna il visitatore con ordine, precisione e chiarezza in un’avventura nel mondo più folle, disordinato e d imprevedibile che esista. Il percorso è, in ciascuno dei 300 oggetti esposti, un vero inno al desiderio di andare oltre, di scoprire la vastità di quello che attornia l’essere umano; ma è anche rispettoso, prudente, discreto, laddove ricorda che le missioni spaziali sono sempre un’incognita, una sperimentazione, una possibilità e non possono peccare di presunzione se non vogliono fallire ancor prima di decollare.

Tensione all’ultra-umano e rispetto del limite si fondono, tra le sale espositive, in una formula accattivante che non può non indurre alla riflessione: cosa può e deve osare l’uomo? Esistono limiti per la conoscenza? Le domande che la visione stimola sono una conferma ulteriore dell’unità della cultura: essa, giocata tra scienza e filosofia, è in fondo la medesima richiesta umana al proprio incessante bisogno di fare domande, capire, lavorare intellettualmente su se stessa e sul mondo che la circonda. Non è un caso, come evidenziato dal percorso studiato dal curatore Jukka Nurminen, che la rincorsa allo spazio sia da sempre stata alimentata da un motore politico-sociale, emblematicamente esemplificato della volata a due tra Unione Sovietica e Stati Uniti d’America: laddove si profilavano anni di stupida guerra violenta la curiositas umana ha saputo alimentare la ricerca e spostare il campo di battaglia dalle potenziali trincee ai laboratori scientifici. La conoscenza fa bene, soprattutto se si tiene a monte che oggi, la maggior parte delle missioni spaziali ha come scopo il miglioramento delle condizioni di vita sulla Terra.

Riproduzione del ponte di accesso alle navi spaziali

Un ulteriore e non trascurabile tema affiora dai contenuti della mostra e dalla presentazione di Cheli e colleghi: l’Italia, in questi ultimi giorni così delicatamente toccata da scandali universitari, è una nazione attivissima in materia di ricerca spaziale, al punto tale da essere l’unica nazione partner della NASA e di annoverare tra i propri recenti risultati la committenza per numerose componenti tecniche delle navi spaziali che solcano i cieli di tutto il cosmo. L’entusiasmo e la meraviglia per le imprese spaziali, sensazioni tra le più accomunanti che gli uomini provano, quasi come se questo fascino fosse dovuto ad una struttura innata della nostra specie, sono da sempre e saranno per molto tempo un stimolo riflessivo incredibilmente potente. Perseguirlo, conoscendone la storia, i protagonisti e gli oggetti, come questa mostra si propone, è dunque doveroso.

Non a caso tra le due cose che stupirono il prudente Kant nell’arco della sua esistenza compare, come ricorda il suo stesso epitaffio, «il cielo stellato sopra di me».

NASA – A Human Adventure
A cura di: Jukka Nurminen
Spazio Ventura XV, Via Giovanni Ventura 5, Milano
Dal 27 settembre 2017 al 18 marzo 2018

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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