Viaggio attraverso le fonti storiche: come e perché conosciamo la Storia

0 857

Viaggio attraverso le fonti storiche: come e perché conosciamo la Storia

La storia è una materia affascinate per la sua miriade di sfumature, ma è anche molto complessa, talmente tanto che alle volte fa paura. Basti pensare al gran numero di persone che ammettono di aver fatto molta fatica a studiarla durante gli anni scolastici o alle innumerevoli volte in cui ci si è interrogati su di un personaggio o un avvenimento non capendone le vicissitudini. La storia è un gioco di domande e quesiti che a volte non trovano risposta, mentre in altri casi se ne trovano svariate, è una materia che è viva nonostante il gran peso del suo compito: raccontare le vicende di epoche lontane, intermedie e sì, anche presenti.

Ma come fare per comprendere al meglio questa materia? Cosa e quante sono le fonti? Come si devono leggere? Cosa si deve tenere in considerazione per non sbagliare interpretazione?

Prima di dare una risposta a queste domande più che lecite, occorre far fronte su come gli uomini del passato consideravano la storia e la sua analisi. Historia Magistra Vitae, classica locuzione di Cicerone dove viene espressa l’importanza del ruolo della materia, grande maestra, dalla quale si deve apprendere per non ricadere negli errori già fatti. Ma se i Latini la consideravano insegnante, gli uomini del Medioevo non erano dello stesso avviso e la storia rivestì quindi il ruolo dell’ancella, la compagna adatta delle materie più luminari, come teologia ed etica. Nel Rinascimento acquista più personalità, più autonomia, grazie anche ai numerosi trattati scritti da uomini illustri come Pontano e Bodin. Studi come i loro diedero vita ad un confronto più accentuato sul metodo storico, che portò allo sviluppo di numerose correnti di pensiero. Per comprendere i fatti e le fonti occorre un consulto ed un’analisi accurata e a trecentosessanta gradi di tantissimi materiali: dalle epigrafi ai manoscritti, dalla tradizione orale ai monumenti, dalle monete alle medaglie e queste ultime due, alle volte, raccontano di più che un semplice testo scritto.

Due storici dell’800, Droysen e Bernheim, proposero di differenziare il metodo di analisi, suddividendo in tre sezioni i documenti da prendere in considerazione. Per Droysen la suddivisione era così strutturata: avanzi, fonti e monumenti. Nella prima categoria erano posti tutti quei materiali non pensati per essere tramandati ai posteri, ma che in qualche modo, grazie ai ritrovamenti, sono giunti a noi. Fonti e monumenti invece erano pensati  in modo differente, due materie che sarebbero state tramandate attraverso le epoche come esaltazione di quanto era avvenuto. Per Bernheim, invece, negli avanzi erano da considerare anche i monumenti e qualsiasi testimonianza passata che era in grado di tramandare e conservare la memoria. L’oralità e l’atto scritto erano parte, invece, della tradizione, ma non per questo non dovevano essere prese in considerazione.

Ogni traccia del passato è da considerare documento e molte sono le fonti di cui ci si deve avvalere per cercare di ricostruire e capire il passato. Scritte, documentarie, figurate e orali sono tra quelle più importanti e riguardano: cronache, manoscritti, diplomi, biografie, quadri, monete, leggende. Ma bastano queste per una buona e accurata ricostruzione? Assolutamente no, bisogna armarsi di pazienza, curiosità, beneficio del dubbio e obbiettività.

Quindi, come fare un’analisi? Come riconoscere i falsi e, soprattutto, perché questi venivano stilati?
Alla base delle falsificazioni ci sono innumerevoli motivazioni: legittimare un signore piuttosto che un altro, così come legittimare un terreno; lo scopo di lucro; il desiderio di una paternità o di un antenato celebre per fare carriera; esaltazione del proprio paese; semplice vanità letteraria; esigenze araldiche. Non tutti i falsi sono però totali, ne esistono anche di parziali e, come l’analisi storica insegna, occorre prendere in considerazione tutto il pacchetto che  i documenti offrono.
Per entrambi i casi, analisi storica e controllo della qualità delle fonti, occorre lo studio attento di tutti i materiali in riferimento a tale epoca, personaggio o evento, dopodiché si procede con due controlli più specifici, attui soprattutto per comprendere i falsi: quello estrinseco e quello intrinseco ed entrambi si basano sull’analisi completa dei materiali. Si valuta la materia utilizzata: papiro, pergamena, carta, che viene usata a partire dal XII secolo; la scrittura e i caratteri adoperati, così come le formule e la sintassi. Ampio deve essere il confronto soprattutto tra le fonti narrative e non si deve mai dare per scontato un fatto soltanto perché scritto da uomini illustri e noti, ma proprio per questo occorre un’analisi il più razionale possibile.

Razionali, obbiettivi, aperti al confronto con concezione di causa, curiosi: questo non deve essere soltanto il modo in cui ci si deve approcciare allo studio delle fonti, ma anche al mondo moderno, quello che ci circonda. La storia è ciclica e bravo sarà colui che la affronterà con passione e raziocinio.

Ileana Trovarelli per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.