Il peso della follia: storie di grandi eroi dannati a confronto

0 1.415

Il peso della follia: storie di grandi eroi dannati a confronto

La follia domina al mondo. La follia è antica quanto l’uomo.

Legato a una colonna, Eracle si guarda attorno attonito. Non sa, non riesce a ricordare perchè si trovi lì. Al suo fianco, il padre putativo Anfitrione gli racconta l’eccidio dall’eroe perpetrato contro la famiglia: la moglie Megara e i suoi tre figli. Eracle non può, non vuole crederci. Come è possibile aver scambiato i propri cari per dei nemici? Perchè proprio lui, l’eroe delle mille imprese gloriose, deve soccombere a un destino così terribile? Che ne sarà della sua vita adesso?

Notte di San Valentino 2013. Infiniti giri di orologio dopo la strage di Eracle, ecco che un altro eroe moderno, Oscar Pistorius, siede sul pavimento della sua lussuosa casa pretoriense coperto di sangue e sotto choc. Ha una pistola in mano. Alla polizia, che accorre sul luogo, non sa spiegare bene cosa sia successo. Poi, la verità gli compare brutalmente davanti agli occhi. Ha sparato e ucciso la compagna Reeva scambiandola per un intruso. Che ne sarà della sua vita adesso?

L’eroe con la clava e l’eroe dalle gambe bioniche. Muscoli guizzanti, forza eccezionale, amore per la competizione. Eracle appena nato ha dovuto combattere contro due serpenti, mandati dall’invidiosa Era, che non riusciva proprio a sopportare l’ennesima scappatella di Zeus, l’ennesimo figlio bastardo. La sua gioventù è piena di prove e saggi del suo valore guerriero: lotte con leoni, la guerra tra Tebe e Orcomeno, l’impresa degli Argonauti. Sembra che egli non possa fallire un colpo o perdere un duello.

E che dire di Oscar? Nato con una grave malformazione alle gambe, ha imparato a camminare sui cuscinetti delle caviglie, l’unica parte dei piedi lasciata dal bisturi del chirurgo infantile. Dopo aver imparato a camminare, iniziò a correre. Vinse le Paralimpiadi di Atene nel 2004. Nel 2008 gareggiò con i normodotati alle Olimpiadi di Pechino, e così nel 2012 a Londra. Contro Bolt, il fulmine, Pistorius, l’amputato. Ma i due non sono solo eroi monolitici. Hanno avuto dei padri amorevoli che li hanno protetti (Eracle addirittura due: Zeus e Anfitrione), l’uno dalle insidie di Era, l’altro dal bullismo – che non è peggiore di un tranello divino. Hanno avuto schiere di ammiratori affiatati, di bambini che, ascoltando le loro storie, hanno affermato: «Da grande voglio essere come lui». Hanno anche incontrato l’amore, il Grande Amore: Megara, la figlia di Creonte, principessa di Tebe; Reeva Steenkamp, giovane bellissima modella. Eracle ha anche conosciuto le gioie della paternità, e probabilmente Oscar ci stava pensando.

Poi il vuoto, il nero. Da un giorno all’altro una vita invidiabile si è trasformata in un incubo. Due semidei che prima avevano tutto, si sono ritrovati con le mani sporche e il niente in testa. E di chi è la colpa? Sì, certo, è l’eroe che ha brandito l’arma e fatto strage della sua famiglia. Ma in un atto così contro natura è intervenuta una forza esterna, a cui i moderni non sanno dare nome. È Lissa, la personificazione della Follia. A Eracle l’ha inviata – e c’era da aspettarselo – la crudele Era. A Oscar l’ha inviata un dio di quelli moderni, la Gelosia, la Paranoia, o forse Lissa è andata a trovarlo per caso.

Non c’è processo, antichissimo o moderno che sia, tale da poter lasciare invendicato un simile eccidio. E infatti entrambi gli eroi sono costretti a rivivere passo passo la loro sofferenza bestiale e quasi primitiva sotto gli occhi accusatori di dei e uomini, e a pagare il pezzo della loro colpa. Eracle, con le celeberrime dodici fatiche, Oscar con una pena detentiva, che nel 2016 è stata stabilita a 5 anni di reclusione.

Eppure, non sono queste le fatiche definitive dei nostri paladini. La domanda che entrambi si sono fatti e a cui non hanno saputo dare, di primo acchito, risposta, è stata, come ho scritto prima: che ne sarà della mia vita ora? La risposta più facile è quella più atroce: il suicidio. Eracle sta per compiere l’atto definitivo, quand’ecco che Teseo, suo amico di sempre, gli blocca la mano che stava per infierire il colpo mortale. Gli dice «quello che è fatto, è fatto. È terribile, certo, e per questo tu non meriti una scelta facile come la morte, ma una molto più difficile: continuare a vivere nonostante il dolore».

Nessuno sa se Oscar Pistorius abbia mai tentato di porre fine alla sua vita (magari con uno strumento di quelli moderni, non una daga, ma una pillola o un colpo delle sue armi da fuoco). Ma, da essere umano, anche se per un quarto fatto di lamine di carbonio, sicuramente ci avrà pensato.

Due vite da campioni, due personaggi scomodi per la morale. E non è un caso che il più vecchio di loro sia stato scelto da un autore altrettanto scomodo per la morale del tempo, e cioè Euripide, che gli dedicò l’omonima tragedia. Come allora gli Ateniesi assistettero al dramma di quest’esistenza spezzata dal delitto, così i moderni sono spinti dalla cronaca a riflettere sulla vita, sulla morte, e su quello che c’è in mezzo e che non fa discriminazioni. Tutti dalle loro vicende hanno qualcosa da imparare, e la morale di questa oscura fiaba, che non conosce limiti di tempo (come si suol dire, la storia si ripete), è proprio quella impartita da Teseo. Vivi e soffri: è questa la suprema prova di coraggio, non le guerre, non le gare olimpiche. Perché Lissa, la follia, colpisce tutti, anche gli eroi.

Giulia Fusè per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.