#COGITOERGOSUM – La filosofia di Martin Heidegger per ri-pensare le forme di ogni dibattito

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#COGITOERGOSUM – La filosofia di Martin Heidegger per ri-pensare le forme di ogni dibattito

Martin Heidegger è largamente riconosciuto dai più come un rigido pensatore, perfino asservito al tremendo regina nazista e avvezzo a posizioni antisemite; invece, al contrario, se si decide di cimentarsi nell’impresa della lettura filologica dei suoi testi, quello che appare è il ritratto limpido di un filosofo dinamico, dialogico e soprattutto aperto al diverso. Un vero rovesciamento di prospettiva, reso possibile soprattutto dalla recente pubblicazione dei suoi diari personali.

Martin Heidegger (Meßkirch, 26 settembre 1889 – Friburgo in Brisgovia, 26 maggio 1976)

Nasceva proprio il 26 settembre del 1889 questo tanto grande quanto travisato interprete della storia della filosofia contemporanea: così è giusto rendergli la giustizia intellettuale che merita e riconoscerlo, contro le banalizzazioni di una certa vulgata, come una delle poche vie d’accesso serie alla riforma del dibattito sociale quotidiano. Quella vigente in politica è attualmente una forma della prevalenza dominata da vuote opposizioni incapaci di giungere a qualche tipo di sintesi: siamo nella disgraziata epoca dell’anti e della negazione del rapporto discorsivo. Basta accendere la televisione o sfogliare un giornale per riempirsi le orecchie e gli occhi di antieuropeismo, antipolitica, antiaccoglienza e chi più ne ha più ne metta. Questa ostilità promossa dalla forma dell’anti frena ogni possibile illuminato progresso e schiaccia il mondo nella sua battaglia fine a se stessa.

Heidegger, così moderno, aveva capito la portata negativa e bloccante dell’anti e già prima dell’avvento del secondo conflitto mondiale, in occasione del semestre invernale di un corso universitario (1942-43), pronunciò le seguenti parole:

Ogni “anti” pensa pensa nel senso di ciò contro cui è “anti”

Pensare contro qualsiasi cosa si voglia, significa impedirsi di fare altro che ripetere, e cioè di perpetuare ciò a cui ci si oppone. Di qui la portata generale dell’osservazione heideggeriana: un vero turning point capace di mutare la prospettiva e farla virare verso orientamenti inclusivi, progredenti e disponibili al nuovo. È con questi elementi del suo filosofare che Heidegger deve essere letto come un vero apostolo della lotta all’odio: infatti, seguendo la logica della sua riflessione, ogni atteggiamento che si presenta sotto forma di un anti finisce immancabilmente a trovarsi allo stesso livello di ciò a cui si vuole opporre. Di nuovo le parole del sapiente di Meßkirch sono emblematiche:

 In ogni odio si rifugia in disparte la più abissale dipendenza in rapporto a ciò da cui, in fondo, essa non cessa di volersi affrancare – cosa a cui non può mai pervenire, e tanto meno lasciandosi andare ancor più a odiare

Rileggere Heidegger lontani dalla consuetudine ermeneutica tradizionalmente diffusa e accettata non è solo un’operazione onesta, bensì rappresenta un’acuta provocazione al nostro stanco sistema culturale, un tentativo vibrante di rivitalizzare un discorrere sociale che è sempre più affossato nei qualunquismi e nei populismi.

Prima i pensieri, poi le etichette politiche! 

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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