William Faulkner: uno scrittore americano, ma fortemente europeo

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William Faulkner: uno scrittore americano, ma fortemente europeo

William Cuthbert Faulkner (nato Falkner, New Albany, 25 settembre 1897 – Byhalia, 6 luglio 1962), premio Nobel per la letteratura nel 1949, è lo scrittore americano che dimostra di aver recepito la lezione e gli stilemi del modernismo europeo, avvicinandosi in questo modo alle opere di giganti della letteratura mondiale come James Joyce, Virginia Woolf e Marcel Proust. Prima di passare a una disamina puntuale del suo macrotesto, è essenziale, a mio parere, descrivere quali siano le caratteristiche del modernismo. La lezione filosofica di due del maestro del sospetto, Nietzsche e Freud, fa sì che la letteratura cominci a interessarsi del mondo interiore, ma, al tempo stesso, non mancano narrazioni inaffidabili, multiple, punti di vista e punti di vista discordanti, perché, come scrisse il filosofo di Röcken, non esistono fatti, ma soli interpretazioni.

È in questo solco epistemologico e culturale che si inserisce la figura di William Faulkner. Il cognome originale dello scrittore sarebbe stato “Falkner”, ma a causa di una svista aggiunse la u e, da quel momento, non è più cambiato. La formazione di William Faulkner è, grazie al padre, ben inserita nella tradizione letteraria occidentale: egli ebbe modo di leggere nella sua infanzia Mark Twain, William Shakespeare, Charles Dickens e i fratelli Grimm. Tuttavia la svolta nella carriera autoriale di William Faulkner giunse durante gli anni che egli trascorse all’Università del Mississippi, dove, grazie al supporto di Philip Stone (che divenne il mentore dello scrittore di New Albany) si avvicinò alla conoscenza di James Joyce. L’esordio letterario di William Faulker avviene nel 1926, grazie alla pubblicazione di Soldier’s Pay. Già in questo romanzo si vede l’influenza del modernismo: un aviatore, che aveva partecipato alla Prima Guerra Mondiale, torna a casa, cieco e gravemente ferito alla testa, e, in questa condizione si trova a rivivere, senza un nesso logico, episodi della propria esistenza, come il suo rapporto conflittuale con la propria fidanzata.

William Faulkner prosegue il suo cammino verso la fama letteraria tra gli anni Venti e Trenta, grazie a celeberrimi lavori quali The Sound and Fury (1929, “L’urlo e il furore”), As I Lay Dying (1930, “Mentre morivo”), Sanctuary (1931, “Santuario”) e Absalom, Absalom! (1936, “Assalone, Assalone). Prima di passare un’analisi accurata di ciascuno di questi titoli, è bene ricordare che, in ognuno di essi, lo scrittore americano mostra in modo ancora più marcato l’influenza modernista e, mi sia concesso di dirlo, affronta questioni che, ancora oggi, hanno una vasta eco nel mondo, come lo stupro (come vedremo in Sanctuary).

The Sound and Fury è un richiamo intertestuale (altra caratteristica essenziale del modernismo) a Shakespeare e Macbeth. Come si legge nel V atto della celebre tragedia, la vita è un tale full of sound and fury, told by an idiot (“un racconto di caos e furore, opera di un idiota”, traduzione mia). Il romanzo è diviso in quattro parti, la cui scansione temporale è indubbiamente complessa: dal 1928 si torna al 1910, per poi, nell’appendice, descrivere un periodo di tempo che dal 1699 al 1945. Il romanzo di William Faulkner racconta dell’epopea di una famiglia del sud degli Stati Uniti, i Compson, la quale, nel corso della storia, perde fortuna, fede, rispettabilità e diversi membri. La prima parte, che ha luogo il 7 aprile 1928, è raccontata da Benjy Compson, un giovane minorato mentale (l’idiot shakespeariano), la cui narrazione si contraddistingue per la sua natura e i molti salti temporali, caratterizzati dallo stream of consciousness joyciano. La seconda parte, che si svolge nel 1910, è narrata dal fratello di Benjy, Quentin, e degli eventi che portano al suo suicidio. La terza, ambientata di nuovo nel 1928, è affidata al cinico Jason e l’ultima si contraddistingue per l’intervento di un narratore onnisciente.

As I Lay Dying riprende un verso dell’Odissea e, anche in questo caso, William Faulkner si avvale di tecniche narrative come il flusso di coscienza, il monologo interiore e narratori multipli per raccontare le vicende Addie Bundren e della sua famiglia, che vive nel rurale e povero sud.

Sanctuary affronta una tematica, ahimè, tornata alla ribalta per i tristi eventi di questi ultimi mesi: lo stupro. A essere vittima di una violenza carnale è la giovane studentessa Temple Drake, descritta nel romanzo come una fast girl (“ragazza facile”), violentata dallo sbandato Popeye. Il romanzo di William Faulkner dimostra come essere una ragazza facile non autorizzi a stuprare o a schiavizzare per ottenere facilmente del sesso.

Absolom, Absolom! se possibile è ancora più complesso di The Sound and Fury. Il narratore, Quentin Compson, che abbiamo già visto in The Sound and Fury, racconta, basandosi su flashback, a un suo compagno di Harvard, l’ascesa e la caduta di Thomas Sutpen, che ambisce a diventare un uomo di successo nel sud degli Stati Uniti. Shreve, il compagno di Quentin, complica la narrazione inserendo commenti e rendendo impossibile ricostruire in modo affidabile la vicenda. Ancora una volta vi è un riferimento interstuale, stavolta biblico: Absalom è il figlio di Davide, il re d’Israele, il quale, come Sutpen, disobbedisce al padre.

In conclusione, mi sento di dire che William Faulkner ben realizza il concetto goethiano di Weltliteratur: il modernismo è un movimento cosmopolita che unisce Europa e Stati Uniti, dove scrittrici e scrittori sono come fratelli. Nell’epoca di Trump e della violenza spiattelata in TV, la narrativa di Faulkner è un toccasana per riflettere sul mondo che ci circonda i suoi problemi.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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