#COGITOERGOSUM – Internet, ovvero la cloaca che ammala l’anima

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#COGITOERGOSUM – Internet, ovvero la cloaca che ammala l’anima

Il potenziale positivo di internet non ha bisogno di elogi e apologie: ciò che necessita di denuncia e attenzione è invece il lato oscuro di questo strumento. Luce e ombra, forza e debolezza, potenza e limite, come per ogni aspetto della realtà sono le coppie oppositive che, senza alternativa, caratterizzano questo fenomeno. Perché? È chiaro: il web è un prolungamento dell’uomo, la creatura che nasce, cresce e muore nella contraddizione.

La rete può dunque essere un inno alla vita e alla creatività come uno strumento che mortifica, sprofonda e uccide: questo chi tira le fila del web, i grandi colossi astratti, lo sa bene, tanto da aver da tempo messo in piedi un (troppo) piccolo esercito di controllori dei toni impiegati dagli utenti di internet e specificamente dei social network. Così c’è chi, per una paga che oscilla tra i due e i quattro dollari l’ora, legge ed elimina secondo un protocollo tanto dettagliato quanto semplicistico i messaggi pericolosi: si chiamano “moderatori di contenuti” e in altre parole sono coloro che spurgano le fognature della rete telematica. Gente che cancella l’equivalente digitale delle scritte sulle pareti dei bagni pubblici, persone indispensabili come gli spazzini delle grandi metropoli, ma con uno status sociale decisamente inferiore; sono oltre 100 000 nel mondo, accomunati da un triste destino: scoppiare.

I molto rari e ben celati studi condotti su queste guardie trasparenti della prateria digitale mostrano come ansia generalizzata, insonnia e allucinazioni siano solo alcuni dei disturbi psicologici più comuni: se è vero, come sosteneva Erasmo da Rotterdam che «i più grandi mali si infiltrano sempre nella vita degli uomini sotto la fallace apparenza del bene», allora è ovvio che lo schifo basta vederlo e sentirlo, non necessariamente subirlo. Un content moderator pentito, parlando al New Yorker, descrive ciò che si prova a fare questo mestiere paragonandolo alla furia di «un canale delle fogne da cui tutto lo sporco/rifiuti/merda del mondo scorre» verso l’operatore, il quale viene col tempo necessariamente segnato e fagocitato.

Nessun controllo preliminare per gli arruolati di questa milizia della prevenzione, come se per decidere quanto una frase su Facebook possa essere preludio di un atto di suicidio basti sapere le lingue e non importi alcuna competenza di tipo psicologico: il risultato? Tutto ciò realizza un incremento esponenziale del disagio psichico ingenerato dallo scorretto uso di internet: un circolo vizioso in cui a rimanere prigionieri non sono più soltanto le vittime dei carnefici online, bensì anche coloro che vengono “pagati” per arginare questa truce e attuale tendenza.

Ma perché questo fenomeno pericoloso per la salute rimane avvolto da un silenzio volontario? Forse che le macerie psicologiche possono fare altrettanti danni nella testa in cui crollano, ma producendo uno scandalo minore perché almeno non visibili all’esterno?

Quella dei “moderatori”, cioè la nostra stessa, somiglia da vicino all’era dei martiri 2.0. 

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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