Nuove armi, sentimenti ancestrali: la paura di un nuovo conflitto nucleare e i sentimenti contrastanti dell’uomo

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Nuove armi, sentimenti ancestrali: la paura di un nuovo conflitto nucleare e i sentimenti contrastanti dell’uomo

Nello scacchiere internazionale i paesi che si stanno armando suscitano timori ed incertezze sul futuro dell’umanità. I nuovi ordigni, in particolare nucleare ed idrogeno, congiuntamente alle armi chimiche, sono sempre più distruttivi e lasciano poche speranze di sopravvivenza.

armi
La distruzione del nucleare a Nagasaki

Anni fa, Einstein presagiva che «la quarta guerra mondiale sarà combattuta con bastoni e pietre», mentre i maestri del cinema hanno più volte dipinto paesaggi post-atomici angoscianti senza colori e forme di vita. L’uomo continua nelle sue corse di potere ed individualismo spinto. È accertato e confermato che armi di distruzione siano in possesso e pronte all’uso da Stati Uniti d’America, Russia, Regno Unito, Francia e Cina seguite da India, Pakistan, Corea del Nord ed Israele. Il Bulletin of the Atomic Scientists ha spostato in avanti di 30 secondi le lancette del suo simbolico Orologio dell’Apocalisse: ci troviamo ad appena 2 minuti e 30 secondi dalla catastrofe. Ogni avanzamento tiene conto delle principali minacce alla civiltà, compresi i cambiamenti climatici; tuttavia, esso valuta soprattutto l’imminente guerra nucleare. Così, mentre il presidente americano Donald Trump spinge l’acceleratore per l’espansione di programmi per gli armamenti statunitensi, i suoi concittadini corrono a costruire e comprare bunker anti-bomba.

Atlas Survival Shelter, il più importante produttore di rifugi atomici, ha confermato il vertiginoso aumento di richieste (L’Espresso). Il mercato immobiliare si trova in crisi, ma quello dei rifugi compensa con un successo inaspettato. L’americano Larry Hall ha fondato niente meno che l’azienda Survival Condo, promotrice dei Survival Condominium, condomini-rifugio di lusso dai prezzi stellari, dotati di ogni confort per vivere cinque anni consecutivi sottoterra. E le prenotazioni continuano a fioccare. L’America sta vivendo una vera psicosi del “correre a salvarsi”, stoccando cibo e medicinali di scorta per una spicciolata di anni. Un business che arricchisce qui ed ora nella vana illusione che sia utile per il futuro.

L’iniziativa OBOR

Appare verosimile secondo molti scienziati e studiosi che con i più recenti ordigni bellici venga tutto raso al suolo, lasciando forse qualche superstite nell’emisfero sud, se non coinvolto. Un post-conflitto mondiale non avrebbe condizioni compatibili con la vita. Moda del momento o vera fobia del cercare un riparo, tant’è che sono oltre 14.900 le armi nucleari attualmente recensite di cui si è a conoscenza. 7000 in Russia, 6780 in USA, 300 in Francia, 260 in Cina, 215 in UK, 140 Pakistan, 120 India, 80 Israele, circa 60 testate atomiche per la Corea del Nord (Business Insider, il Giornale, il Post).

È proprio di questo settembre il test della neonata bomba a idrogeno coreana montata su un missile balistico internazionale, che sembrerebbe aver provocato un terremoto di magnitudo 6.3, liberando una quantità di energia pari a 50-60 chilotoni, 6 volte maggiore l’ultimo test dell’anno scorso. Le frizioni tra USA e Corea del Nord potrebbero portare ad un conflitto di vaste dimensioni, i suoi attori principali, gli impulsivi Trump e Kim Jong-Un, rassicurano poco.

In ballo ci sono le prese di potere in Medio Oriente e nel continente asiatico, con grandi interessi economici per le ingenti risorse presenti ed il mercato commerciale in espansione. La contesa per conquiste di territori e giacimenti petroliferi si è solo spostata provocando lo scontro tra le popolazioni locali, finanziando e armando le fazioni mediorientali. A ben vedere, i focolai sono molteplici, dall’Africa al Sud America, questioni di confini e sfruttamento di risorse.

Recentemente l’Asia si sta compattando con il progetto Nuova Via della Seta (One Belt, One Road Economies), unione economica di rilievo per Cina, Medio Oriente ed Europa. I cinesi, che sembrano mediare molto bene con i loro partner, avanzano fulminei nella costruzione di infrastrutture ed accordi commerciali, come la nuova linea ferroviaria Cina-Kazakistan-Turkmenistan-Iran: diecimila chilometri su strada ferrata collegano direttamente Yiwu e Theran, riducendo di oltre un mese il viaggio rispetto al consueto tragitto via mare. Al forum mondiale per l’OBOR erano presenti 29 Stati, tra cui le delegazioni di Russia, Pakistan, Filippine, Myanmar, USA ed incredibilmente anche la Corea del Nord (maggio 2017). Un accordo commerciale di questa portata potrebbe essere un ottimo motivo per mantenere la calma.

La strategia di portare la guerriglia fuori dai campi di combattimento con attacchi senza confini né preavvisi, mira a seminare terrore e spingere l’opinione pubblica contro un nemico lontano ed invisibile. Eppure, sono proprio le stesse potenze mondiali a soffiare ed alimentare le polveriere per i loro interessi politico-economici. Tra timore ed instabilità, si piomba in un oscurantismo culturale che rievoca il medioevo, con modestissime fiaccole nel buio della notte. Muri e barricate, censure e poca informazione; popoli impauriti, risentiti e con scarsi stimoli culturali sono sempre più facilmente dominabili.

I leader di USA e Corea del Nord a confronto

Kim Jong-un e The Donald, così come Russia, Israele e Pakistan, usano la minaccia di ricorre alle armi atomiche per limitarsi reciprocamente e non farsi prevaricare dagli avversari. Secondo alcuni Kim Jong avrebbe deciso di mantenere alta la tensione per tenere vivi i legami con la Cina, da cui importa anche il petrolio. Passare all’azione concreta sarebbe un punto di non ritorno, ma gli interrogativi sono, inevitabilmente, tanti. L’industria bellica ringrazia: alleanze e segreti inconfessabili, poteri forti interessati solo al proprio tornaconto. 7,5 miliardi di persone lasciano la loro vita nelle mani di poco più di una manciata di affaristi, non rendendosi conto che alleate potrebbero rivoluzionare tutto.

Emerge l’estraneità e la non partecipazione di massa alla politica nazionale quanto a quella internazionale. Se tutti i soldi investiti in ordigni e armi chimiche fossero stati impiegati per debellare malattie e povertà; se si rovesciassero i prepotenti che portano alla distruzione… Se solo tutti i cittadini si sentissero coinquilini uguali e parte attiva di un unico mondo!

Forse, tra tutti i sentimenti che l’ipotesi di un nuovo conflitto può suscitare, sembra più forte di altri la delusione per questa specie animale che preferisce schiantarsi ed auto-eliminarsi piuttosto che collaborare e sostenersi.

 Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MifacciodiCultura

 

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