#Irish – #repealtheeighth: l’Irlanda e la spinosa questione dell’aborto

0 954

#Irish – #repealtheeighth: l’Irlanda e la spinosa questione dell’aborto

Il secondo articolo di #Irish affronta direttamente una delle questioni più spinose che al momento vengono dibattute sull’isola: l’aborto.

Leo Varadkar

Da un punto di vista costituzionale la Repubblica, sulla base dell‘ottavo emendamento alla Costituzione, impedisce de facto l’esecuzione dell’interruzione di gravidanza, situazione che sta portando nelle piazze migliaie di donne e di uomini contro la norma. Prima di passare a una disamina puntuale del dibattito e di ciò che sta accadendo in Irlanda, è opportuno, a mio giudizio, spendere qualche parola sul quadro costituzionale riguardante l’aborto. Nel 1983, il Taioseach (il primo ministro in lingua irlandese) Garrett FitzGerald, appartenente al partito conservatore del Fine Gael (letteralmente “la famiglia irlandese”) riuscì, anche grazie all’appoggio (immancabile) delle gerarchie vaticane a vietare l’aborto nel paese, approvando l’ottavo emendamento alla Costituzione. Da quel momento non è mancata l’opposizione alla norma di gruppi femministi, sindacati, dell’assemblea delle chiese protestanti in Irlanda e anche della futura presidente Mary Robinson. 

Qual è la situazione oggi? A malincuore devo dire che, nonostante qualche passo in avanti, la situazione non è mutata. L’ex primo ministro Enda Kenny (dello stesso partito di FitzGerland) aveva promosso una riforma dell’ottavo emendamento, lanciando assemblee cittadine che proponessero modifiche. Dai gruppi popolari era emerso che i cittadini avevano un forte orientamento pro-choiceKenny, che in passato aveva duramente tuonato contro il Vaticano per lo scandalo pedofilia sull’isola, si è dimesso lo scorso giugno, lasciando la patata bollente nelle mani del suo successore e compagno di partito Leo Varadkar (noto agli irlandesi come “Leo”). Molti avevano riposto grande fiducia nel nuovo Taioseach: il primo capo di governo apertamente omosessuale e forte del suo background etnico (è di origine indiana), aveva, nel suo primo discorso da leader del paese, spianato la strada all’Irlanda come terra delle opportunità. È sicuramente così, ma i diritti essenziali sono completamente assenti nell’agenda di governo di Leo: sul tema dell’aborto, il primo ministro si è dimostrato tutt’altro che disponibile a fissare una data per il referendum. Così egli ha sintetizzato la sua posizione:

Non so onestamente se, tra la popolazione, ci sia il consenso che è stato espresso dell’Assemblea dei Cittadini. I sondaggi indicano che potrebbero cambiare (opinione) nel corso della campagna e, avendo assistito all’Assemblea dei Cittadini e su come la discussione si è evoluta, abbiamo contezza della disponibilità delle pillole abortive e di come esse funzionano. Non è escluso i pareri dei cittadini cambino nel corso del dibattito.

Come traspare da questa dichiarazione, Varadkar non sembra molto interessato a portare avanti un dibattito strutturato su un diritto fondamentale come l’aborto. Da qui la nascita di gruppi come Repeal not Replace, un’associazione che si occupa di portare avanti la causa dell’abolizione dell’ottavo emendamento. Anche le università hanno creato esse stesse assembless che portino avanti le istanze di coloro (sia donne che uomini) che vogliono l’abolizione della norma. Anche io, da dottorando presso lo University College Cork, sto prendendo parte alle iniziative in favore della legalizzazione dell’interruzione di gravidanza in Irlanda, conscio anche del fatto che l’Italia, sebbene si sia dotata di una legge che regolamenta l’aborto, si trovi nella stessa condizione dell’isola, a causa delle pressioni religiose. 

John Locke (1632-1704)

Analizzando la situazione da un punto di vista filosofico, penso che potremmo aggiornare le posizioni espresse alla fine del Seicento da John Locke: sintetizza il filosofo inglese che i diritti essenziali che lo Stato deve necessariamente tutelare sono  la vita, la libertà e la proprietà. È opportuno inserire anche un quarto diritto, cioè l’aborto, in quanto è mio convincimento che una donna debba rinunciare alla gravidanza se il nascituro è malformato o soffre di una patologia incurabile (viene in mente la vicenda di Charlie Gard). Forse, da un punto di vista bioetico, si tratta di qualcosa prossimo all’eugenitica, ma in realtà si tratta di lasciar decidere a una donna se ritiene opportuno continuare o no con una gravidanza, non imporle necessariamente e inevitabilmente di portare in grembo un figlio che non sente suo. Avere un figlio è una grande responsabilità e non può essere un’isitizuone come la Chiesa Cattolica Romana che stabilisce le norme di condotta dei futuri genitori. 

L’auspicio è che l’Irlanda possa uscire da questa difficile situazione rafforzata e dotata di una legislazione pro-choice.

Andrea Di Carlo per MifacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.