La nascita di un brand nell’Europa degli zar: il mito di Peter Carl Fabergé

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La nascita di un brand nell’Europa degli zar: il mito di Peter Carl Fabergé

La nascita di un brand nell'Europa degli zar: il mito di Peter Carl Fabergé
Peter Carl Fabergé

Peter Carl Fabergé, artista russo autore delle celebri uova-gioiello, di solito lo si definisce solamente orafo o gioielliere; io preferisco aggiungere, tra gli appellativi, anche quello di artista: inventò un modo nuovo di fare gioielleria, unendo le tradizioni dell’Europa dell’Est a quelle dell’Europa occidentale. Il suo successo derivò certamente da un talento incontestabile ma anche da una serie di fortunate coincidenze. Ripercorriamo insieme le tappe della sua vita.

Fabergé: un cognome francese? Peter Carl nacque il 30 maggio 1846 a San Pietroburgo. Suo padre Gustav apparteneva alla comunità tedesca del Baltico (in particolare, era residente in Livonia), sua madre invece era danese. Il padre inoltre discendeva da una famiglia di ugonotti originaria della Piccardia, la regione della Francia a nord di Parigi (le cui città principali sono: Amiens, Laon e Beauvais): ecco spiegato perché il suo cognome possiede una tipica sonorità francese.

Peter Carl Fabergé non trovò la propria strada da solo, bensì seguì le orme del padre Gustav, famoso gioielliere di San Pietroburgo con un’attività già prospera e ben avviata. Fu il padre ad assegnarlo come allievo al proprio maestro di bottega, Hiskias Pendin, che per ben dieci anni lo istruì sui segreti dell’arte orafa.

I viaggi e gli studi. Negli anni Sessanta dell’Ottocento, Gustav Fabergé si trasferì a Dresda e il figlio Peter Carl poté frequentare la locale Scuola delle Arti e dei Mestieri. Quattro anni dopo, come altri letterati ed artisti, anche Peter Carl partì per un Grand Tour dell’Europa. Le sue mete furono principalmente i musei e le gioiellerie di Germania, Francia e Inghilterra: non perse l’occasione per seguire un corso a Parigi ed entrò in contatto con i gusti e le tendenze dell’arte orafa europea. I suoi viaggi durarono ben otto anni.

La svolta. Dal 1872 al 1882 Peter Carl fu l’alacre apprendista del summenzionato maestro di bottega Pendin. Con lui si dedicò, oltre che alla creazione di nuovi gioielli, anche al restauro di oggetti antichi, molti dei quali provenivano dall’Ermitage, la residenza degli zar di Russia. Questo dimostra quanto la bottega Fabergé fosse già rinomata e referenziata. Nel 1882 mastro Pendin morì; tuttavia, al termine dei dieci anni di apprendistato svolti con lui, Peter Carl dimostrava ormai di possedere un’ottima padronanza delle tecniche dell’arte orafa, nonché un buon fiuto da imprenditore: il governo decise di conferirgli il titolo di maestro orafo, ereditandolo così direttamente dal vecchio Pendin. Ora l’attività di famiglia era in mano a lui.

La nascita di un brand nell'Europa degli zar: il mito di Peter Carl FabergéLa nascita e la fortuna del marchio. La fortuna di Fabergé fu certamente legata anche alla capacità di creare quello che noi oggi definiremmo brand, ovvero una marca dai tratti originali e riconoscibili, di ampia diffusione a livello internazionale. Il titolo di maestro orafo gli permetteva infatti di registrare gli oggetti che produceva sotto un marchio di sua proprietà. Fu il fratello Agathon, disegnatore, a ideare nuovi oggetti per il neonato marchio. A questo punto, Fabergé aveva ottenuto la considerazione degli esperti del settore e tanti nuovi gioielli col proprio nome. Cosa mancava? Ebbene sì: mancava solo la pubblicità, quella che ancora oggi garantisce a ogni prodotto la diffusione e la fidelizzazione del pubblico.

Farsi conoscere nella Russia degli zar. Il veicolo più efficiente e veloce per far conoscere i propri prodotti nella Russia dell’Ottocento erano certamente le mostre. Nel 1882 Peter Carl non si lasciò infatti sfuggire la possibilità di esporre a Mosca, all’Esibizione Panrussa di Arte e Industria. Lo zar rimase stupefatto dalla bellezza dei gioielli esposti: erano vere e proprie opere d’arte, alcune delle quali riproducevano nei minimi dettagli gli antichi monili contenuti nella collezione storica dell’Ermitage. Lo zar decise di ammettere a corte la famiglia Fabergé, col titolo di artisti ufficiali della casa regnante. Inutile aggiungere che Peter Carl vinse il primo premio di quell’Esibizione.

Le uova Fabergé: la nascita di un mito. Indubbiamente, la creazione più celebre di casa Fabergé furono le uova di metalli e pietre preziose. Queste uova furono create su commissione degli zar Alessandro III e Nicola II, che vollero omaggiare le rispettive mogli con uova di Pasqua diverse dal solito: dei veri gioielli contenenti una sorpresa personalizzata. Ma perché proprio le uova? Le uova, in tutte le culture umane, rappresentano un richiamo alla vita che si riproduce e rinnova. Per celebrare il fenomeno, nell’Europa dell’Est è tradizione decorare le uova pasquali con tecniche molto raffinate: la più famosa è la tecnica batik, che prevede l’utilizzo di cera per creare i disegni. Questa tecnica è molto utilizzata in Ucraina, dove le uova decorate vengono chiamate pysanka (plurale: pysanky), ma anche in Bielorussia, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Lituania, Polonia, Romania, Slovenia… Di solito, in ogni famiglia, sono le donne che si preoccupano di decorare le uova da portare in tavola a Pasqua. Questa attività annuale assume proprio l’aspetto di un rito in cui si celebra il potere vitale delle uova, rendendolo visibile sui loro gusci con l’esplosione di forme e colori delle decorazioni. È molto probabile che i Fabergé si siano ispirati a questa usanza tradizionale per dare vita alla propria collezione di uova gioiello.

Il destino delle uova Fabergé. Tra il 1885 ed il 1917 casa Fabergé creò una cinquantina di uova per i committenti di riferimento, gli zar. Con la Rivoluzione d’Ottobre, i Fabergé, che avevano legato indissolubilmente la propria produzione e la propria fortuna alla casa regnante di Russia, dovettero arrestare l’attività e fuggire dal paese. Si rifugiarono in Svizzera, dove Peter Carl morì il 24 settembre 1920. Dopo il colpo di stato ad opera dei bolscevichi, la collezione di preziosi degli zar cominciò a disperdersi. Ad oggi, le uova “imperiali” sopravvissute di cui abbiamo notizia sono 43, ma appartengono a collezioni diverse. Dieci si trovano al Cremlino (la collocazione scelta da Vladimir Lenin); nove, invece, sono visibili al Museo Fabergé di San Pietroburgo. Il meraviglioso Gatchina Palace del 1901 si trova a Baltimora, al Walters Art Museum. Altre uova si trovano nelle collezioni delle attuali case regnanti europee, ad esempio nella Royal Collection di Londra e nella collezione privata di Alberto di Monaco.

La nascita di un brand nell'Europa degli zar: il mito di Peter Carl FabergéIl destino del marchio. Purtroppo, l’età d’oro di casa Fabergé fu limitata al periodo di attività nella corte degli zar. Loro erano i principali finanziatori; il lusso dell’antica casa regnante non volle lasciarsi sfuggire questi gioielli esclusivi. Fu certo un’azione simbolica quella dei bolscevichi, che dopo la Rivoluzione d’Ottobre del 1917 nazionalizzarono casa Fabergé e trasportarono i gioielli nel Cremlino. Il figlio di Peter Carl, Agathon, fu imprigionato e obbligato a valutare tutti i gioielli appartenuti agli zar per conto del governo rivoluzionario. Stalin ne approfittò per vendere molte di queste uova a prezzi esorbitanti ad antiquari e collezionisti. Successivamente, altri due figli di Fabergé, Eugène e Alexander, aprirono il negozio Fabergé et Cie a Parigi, dove fu attivo fino al 2001 producendo oggetti con il marchio FABERGÉ, PARIS. Il semplice brand FABERGÉ, quello originale, fu invece rivenduto più volte, e venne utilizzato da aziende molto diversificate tra loro per promuovere i propri prodotti, che fossero gioielli, cosmetici o piuttosto capi d’abbigliamento. Ci si è dunque progressivamente allontanati dall’esclusiva produzione di oreficeria, di cui oggi rimangono alcuni pezzi unici di inestimabile valore.

Il marchio di origine russa, che con la sua raffinatezza era stato capace di coniugare il gusto aristocratico degli zar con quello dell’Europa occidentale, nel Novecento si è consacrato dunque per sempre come garanzia di qualità, eleganza e affidabilità, caratteristiche che ancora oggi ci affiorano alla mente quando leggiamo questo nome: Fabergé.

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

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