Il nuovo turismo LGBT: difesa o mercificazione delle differenze?

0 993

Il nuovo turismo LGBT: difesa o mercificazione delle differenze?

In seguito all’ascesa dell’economia dei servizi e della globalizzazione neo-liberista negli ultimi 25 anni, il settore del turismo ha aumentato notevolmente i propri volumi di fatturato in tutto il mondo. Tale evoluzione ha favorito la nascita del marketing esperienziale, una particolare branca del marketing attinente all’analisi, creazione e trasferimento del valore estratto da esperienze: le sue nozioni hanno permesso alle agenzie di viaggi, ai locali di intrattenimento e alle istituzioni culturali di ridefinirsi a partire dalla segmentazione della domanda, cercando di realizzare profitti su “nicchie” del mercato un tempo trascurate. Una di queste è il mondo omosessuale, con la conseguente definizione di un vero e proprio turismo LGBT.

Una fetta di mercato che a oggi, secondo una ricerca dell’analista specializzato Community Marketing & Insights, conta a livello mondiale circa 25 milioni di viaggiatori LGBT, con un potere d’acquisto complessivo valutato in 835 miliardi di dollari e in media 7 viaggi leisure l’annoIn Italia, secondo i dati della società GFK Eurisko, i ricavi sono stimati tra i 2,5 e i 2,7 miliardi di euro e si prevede anche un aumento in seguito all’introduzione della legge sulle unioni civili. Inoltre le ricerche di mercato di GFK dimostrano che i turisti gay italiani presentano mediamente determinate caratteristiche che ne influenzano le scelte di acquisto e consumo: prevalentemente sono maschi e nel range di età 18-35 anni, abitano in città e in aree metropolitane del Nord-Italia, sono per lo più diplomati e laureati, spendono più del 40% di un turista eterosessuale e investono molto su benessere, intrattenimento e cultura.

Turismo LGBTL’ascesa di tale forma di turismo, nonché il concetto stesso di “turismo LGBT”, ha sollevato controversie in parte dell’opinione pubblica e dei media nazionali. Infatti da anni in Italia si ha una dialettica vivace tra chi lo sostiene apertamente in quanto forma di progresso nel processo di accettazione sociale delle minoranze sessuali e chi invece ritiene che sia una mera mercificazione delle differenze, con esiti discriminatori “invertiti“. Esprimere un giudizio netto di valore, come se si potesse rispondere a questo quesito con un “vero” o un “falso”, è impossibile e inattendibile: ciò che è più opportuno è assumere un atteggiamento fenomenologico misto a uno sguardo antropologico sulla realtà.

Innanzitutto è opportuno constatare che la diffusione del marchio non ufficiale del “gay friendly“, con cui molte città ed enti turistici si stanno promuovendo in Italia e nel resto del mondo, sta portando a un cambiamento degli spazi urbani. Prendendo a esempio Milano, la creazione nel corso dei decenni di appositi bar e discoteche LGBT ha mutato fortemente determinate zone, favorendo la loro rivitalizzazione economica e riqualificazione territoriale. Si sono create così aree di “tolleranza di mercato“, con cui si può affermare che almeno per queste realtà turistiche si sta registrando un progresso nel percorso di accettazione della comunità.

Ciò crea dunque un’occasione di uscita dalle tradizionali linee di forza che vincolavano la circolazione e la libertà delle coppie omosessuali, nonché una chance di messa in discussione dell’omofobia patriarcale di derivazione cattolica: la città diventa così teatro dei cambiamenti politici, come accade peraltro in altre aree metropolitane di Italia e del resto del mondo (alla stregua della polis dell’Antica Grecia, fulcro dell’attività politica). Tali cambiamenti però hanno il difetto principale di restringersi spesso e volentieri a determinati quartieri, come il centro storico o le zone più “alternative”/bohème, generando allo stesso tempo luoghi di ghettizzazione involontaria. Il rischio tangibile è pertanto che il turismo LGBT diventi strumento promozionale del prestigio internazionale di una città senza ridurre realmente il gap tra una narrazione progressista di élite e la matrice discorsiva al cuore della metropoli stessa. Con matrice discorsiva intendo tutte le pratiche sociali afferenti alla cultura di una comunità che ne rappresentano discorsivamente la realtà sociale più profonda, con tutte le sue disuguaglianze. Si pensi ai processi tipici di alienazione urbana, in cui il capitale sociale, reputazionale e culturale costituiscono grandi fattori discriminanti all’accesso della vita economica. Oppure si faccia caso a come il turismo LGBT possa potenzialmente produrre nuovi stereotipi afferenti all’identità di genere e all’orientamento sessuale, capaci di capovolgere gli schemi dell’eteronormatività sostanzialmente riproducendoli in chiave omosessuale, come un cane che si morde la coda. Si rischia infatti di creare una nuova narrazione in cui a contare siano solo omosessuali di sesso biologico e genere maschile, “virili”, di classe media-alta e consumisti.

Pertanto il turismo LGBT non è di per sé positivo o negativo, bensì presenta vari chiaroscuri. E la sfida del futuro è fare in modo che tutte le città (e non solo) siano inclusive per tutti, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, dalla loro identità di genere, dai loro comportamenti socioculturali e dalla loro estrazione economica.

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.