“Il Fantasma dell’Opera” di Leroux, molto più che un romanzo

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Il Fantasma dell’Opera di Leroux, molto più che un romanzo

219px-1Il Fantasma dell’Opera di Gaston Leroux, scrittore, avvocato e giornalista giudiziario francese di primo Novecento, è un romanzo gotico, edito per la prima volta il 23 settembre 1910. La sua peculiarità e la sua ambientazione tra i palchi di un teatro, elementi gotici, romantici e spettrali, hanno fatto sì che venisse accolto positivamente dalla critica e dal mondo dell’arte a partire dal 1925, e anche in epoca contemporanea ha avuto successo grazie alle numerosi riproduzioni cinematografiche del testo. La versione più celebre è quella del film muto di Lon Chaney, mentre l’adattamento più recente è di Joel Schumacher, trasposizione del musical di Andrew Lloyd Webber, geniale compositore che nel 1986 presentò a Londra The Phantom of the Opera (immagine in copertina), uno degli spettacoli teatrali più apprezzati al mondo.

Ovviamente, un fantasma protagonista e il Teatro dell’Opera di Parigi, nonostante la sua eleganza, non bastano per decretare la fama al grande pubblico. Sono sempre le storie d’amore ad attirare l’attenzione, e infatti, Leroux non ha esitato a metterla su carta. Erik, l’uomo-fantasma, appunto, si innamora di una giovanissima, affascinante e timida cantante del Teatro, di nome Christine, ma a causa del suo volto deformato non può rendere nota la sua identità e la sua presenza alla donna. La sua maschera non fa altro che aumentare la tensione e il mistero.

La ricchezza del romanzo è data dal mix di generi che lo caratterizza: il poliziesco, il gotico, il giallo, la commedia, l’horror (ispirato ai racconti dell’americano Edgar Allan Poe), uniti alla passione per la musica e il canto che l’autore mostrava. D’altronde, Parigi ha sempre avuto il suo fascino in materia teatrale, canora, in riferimento allo spettacolo, insomma, perciò Il Fantasma dell’Opera non poteva essere da meno. Inoltre, già dall’Ottocento in Francia il gusto per il noir, il macabro e il raccapricciante andava di moda, e certo la narrazione drammatica, incisiva, calzante, unita al giusto sentimentalismo risultava perfetta.

Il Fantasma dell'Opera
Il Fantasma dell’Opera

Probabilmente la sensazione che Leroux voleva trasmettere era proprio quella di far sentire il suo spettatore, il suo lettore a teatro, direttamente all’interno della scena, essendo partecipe della suspense del momento. L’intensità della narrazione è proprio data dal fatto che lo scrittore, essendo anche giornalista-detective, racconti i fatti quasi sotto forma di cronaca, come se fossero accaduti proprio in quel momento, eppure tramandati solo in seguito con maggiore precisione per il dettaglio.

Erik non si può ridurre a fantasma. Non si può ridurre a figura umana che è passata ad altra vita. Erik è Erik come Christine è Christine, in tutta la loro pienezza. Eppure sono uno dentro l’altra, le loro esistenze si intrecciano tra le note musicali. La musica è il nettare del fantasma, è il suo unico legame con la vita attiva, è il suo unico contatto con l’amata. Perciò il mondo dell’illusione si perde nel mondo reale. Le poltrone e le quinte del teatro nascondono tutto questo mistero, tutto questo lirismo e i sentimenti si perdono all’interno delle melodie come all’interno del loro animo. Erik cerca un amore che lo innalzi rispetto alla sua condizione di orribile teschio, perciò ha innalzato ossessivamente Christine a figura sublime, a sua musa ispiratrice.

Impara che sono fatto interamente di morte, dalla testa ai piedi, che è un cadavere quello che ti ama, ti adora e non ti lascerà mai, mai più.

Il fantasma è completamente posseduto dalla bellezza della giovane cantante. Per lei farebbe qualunque cosa, darebbe qualunque cosa in cambio a costo di riavere indietro la propria vita. Eppure Christine riesce comunque a percepire quel briciolo di umanità che di Erik è rimasta viva:

E allora la voce, la Voce che avevo riconosciuto sotto la maschera, che non aveva potuto nascondermela, era là in ginocchio davanti a me: un uomo!

phantonofopera_1024x1024Anche lei, non può fare a meno di lasciarsi trasportare dalla passione e dal dramma che li insegue. Perché entrambi sono come uomini, fantasmi, angeli, esseri sublimi come oscuri, e alla pari di ogni essere vivente che su questa terra, o su quella della finzione, respira, o vorrebbe respirare, provano quel sentimento che li fa sciogliere, che li inonda di lacrime e che li rimescola nelle loro viscere. L’amore, che agisce sotto qualunque forma, nonostante qualsiasi vincolo. E il potere della musica non fa altro che incrementare tutta la scena, tutta la ricchezza di quegli attimi che i due amanti vivono insieme. Perché un amore sublime non può che essere tale se è la musica stessa a essere sublime. 

Al contrario, mi avvicinai a lui, attratta, incantata, trovando un fascino nella morte al centro di una simile passione, ma prima di morire volevo conoscere, per catturarne la sublime immagine nel mio ultimo sguardo, quegli sconosciuti lineamenti che il fuoco dell’arte eterna doveva trasfigurare. Volevo vedere il viso della Voce e, istintivamente, con un gesto che non riuscii a controllare, giacché non ero più in me, le mie dita strapparono la maschera…

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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