United Colours of Art – Il Rosso

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United Colours of Art – Il Rosso

Tomba di Nefertari 1298-35 a.C.

La rubrica United Colours of Art con una serie di sette articoli, inerenti ciascuno ad uno dei sette colori dell’arcobaleno, offre un excursus panoramico sulle tonalità, ormai entrate a far parte del nostro linguaggio comune, basandosi sulle riflessioni condotte nel corso dei secoli sull’utilizzo dei colori da parte degli artisti. Esclusi dall’analisi invece saranno i significati connessi ai singoli colori, che sono cambiati logicamente dall’Età Antica alla Contemporanea.
United Colours of Art apre quindi con il primo colore dell’arcobaleno nonché uno dei primi colori ad essere stato utilizzato in arte, il rosso, e cercherà di rispondere alla domanda: esiste un rosso per ogni epoca, per ogni artista, per ogni opera?

Cominciando l’analisi sulle pitture del Paleolitico, si nota come esso fosse il colore preponderante nella tavolozza dell’epoca, impiegato non solo nelle pitture parietali, ma anche probabilmente nella pittura corporale e per gli ornamenti. I rossi del Paleolitico venivano ricavati dall’ematite, un minerale di ferro estremamente diffuso in Europa, o dall’ocra gialla che attraverso un processo chimico di riscaldamento diventava ocra rossa. Un esempio per tutti il ROSSO OCRA delle famose pitture rupestri delle Grotte di Altamira, nel nord della Spagna (Cantabria), che risalgono a 35.000/13.000 anni prima della nascita di Cristo (Paleolitico superiore).

Villa dei Misteri, Pompei

Facendo un salto di qualche millennio si approda all’Antico Egitto, famoso per le sue colorate pitture, le cui tinte rossastre erano utilizzate soprattutto nella pittura funeraria.

I Fenici, il cui nome deriva dal greco phòiniks che significa proprio rosso, fecero invece di questo colore un business. Il loro ROSSO PORPORA – un pigmento di origine organica che derivava da un mollusco, il murice – era utilizzato per colorare le stoffe, che divennero un famoso simbolo di lusso per tutto il mondo antico.

Sfortunatamente invece non si posseggono concrete testimonianze dell’uso dei colori nell’Antica Grecia, benché sia chiaro che l’arte greca fosse animata da un’intensa policromia. Dalle tracce che si possiedono si può però desumere che il rosso fosse il colore predominante. In epoca arcaica, era il colore della statuaria e dell’architettura, mentre in epoca classica ed ellenistica era impiegato in pittura.

Tiziano, Amor Sacro Amor Profano

Nella Roma del I secolo d.C., il rosso era il colore ottenuto dal più consistente numero di pigmenti: ocra rossa, ematite, chermes, robbia, cinabro (solfuro di mercurio) e minio (un minerale). Questi ultimi due, per altro altamente tossici, erano molto costosi e per questo era loro preferita in media l’ocra rossa. Del cinabro Plinio scrisse che era «cinque volte più costoso dell’ocra rossa d’Africa [ma equivalente al prezzo del] blu d’Alessandria», anche perché proveniva dalla Spagna centrale quindi era un prodotto di importazione nella nostra Penisola. Ciò nonostante, sembra che i ricchi patrizi di Pompei potessero permetterselo, anche se recenti ricerche sembrerebbero provare che il famoso ROSSO POMPEIANO fosse in realtà ottenuto dall’ocra gialla.

A. Van Dyck, Ritratto di Agostino Pallavicini

Come testimoniano i manoscritti relativi alle ricette per la preparazione di pigmenti rossi di fine Medioevo,  tra l’epoca romana e il Medioevo non sussistettero grandi differenze nell’utilizzo dei materiali impiegati. Il ROSSO MINIO, che in epoca romana per la sua brillantezza veniva usato per dare risalto alle iscrizioni su marmo, in epoca medievale era utilizzato per la lettera dei capitoli. Solo con il Trecento il termine miniatura andò a definire i dipinti di piccolo formato, ma in realtà l’origine etimologica del termine si rifà proprio al minio.

Ciò però non esclude l’utilizzo di ulteriori materiali quali la resina sandracca, la cocciniglia, il rotang e il famoso vermiglione, solfuro artificiale di mercurio altamente tossico. Il ROSSO VERMIGLIO, importato dagli Arabi nel nostro continente tra il VIII e il XI secolo direttamente dalla Cina dove era stato inventato, è il famoso rosso Tiziano. Nel Cinquecento le botteghe veneziane erano tra le principali commercianti in Europa di questo pigmento che era di gran lunga preferito al rosso minio, a cominciare dal suo prezzo economicamente più conveniente. Una sua alternativa, era il ROSSO CARMINIO, ricavato da un parassita delle piante del Nuovo Mondo, la cocciniglia messicana. Fu il più utilizzato dai pittori fiamminghi del Seicento quali Rubens, van Dyck e Rembrandt.

La scoperta da parte di Newton nel 1666 dello spettro dei colori segnò una svolta per il mondo delle colorazioni e della luce. La pittura del Settecento preferì il rosa al rosso, che perdurò però nel trucco e nell’arredamento, dove spopolava il legno rosso brasiliano.

Rothko, Arancio Rosso Arancio

Nel corso dell’lOttocento si scoprirono invece nuovi elementi, come il cadmio elemento chimico (Cd) scoperto nel 1817 dal chimico tedesco Strohmeyer, che portarono all’ampliamento della tavolozza. Altamente tossico e dall’aspetto argenteo, il cadmio nel 1910 cominciò a essere commercializzato nelle botteghe. Il ROSSO CADMIO fu il colore amato da Matisse, ma disdegnato da Renoir, il che può essere considerato un preludio dell’evoluzione nella sperimentazione dei rossi nell’arte del XX secolo. Nel corso del Novecento la prolifica sperimentazione dei e sui materiali, condotta dagli stessi artisti come Rothko e Pollock, portò alla scoperta e adozione di nuove tonalità di rosso.

Parallelamente, con l’Ottocento il rosso entrò a far parte dell’arte di propaganda (come non menzionare i manifesti del maggio 1968 o quelli di propaganda russa), dell’industria automobilistica (pare quasi puerile parlare del ruspante rosso Ferrari), della pubblicità (il rosso Coca Cola è stato definito dal vicepresidente del global design de The Coca-Cola Company «la [loro] seconda formula segreta») o della moda (il sempiterno rosso Valentino).

Ma è a Christian Dior che dobbiamo la risposta alla domanda che ci si era posti all’inizio: esiste un rosso universale? «C’è sicuramente un rosso per tutti».

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

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