#COGITOERGOSUM – L’Europa, Nietzsche e l’arte di saper tramontare

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#COGITOERGOSUM – L’Europa, Nietzsche e l’arte di saper tramontare

Nietzsche avrebbe davvero potuto essere il teorico (in)diretto del nazismo, come spesso si sente? Senza dubbio no; anzi oggi sarebbe il più moderno e illuminato dei progressisti.

Carlo Sini (Bologna, 1933)

Che tipo di uomo è quello della decadente civiltà del XXI secolo? Leggere bene Nietzsche, secondo Carlo Sini, filosofo all’Università dell’Aquila e alla Statale di Milano, può darci preziose indicazioni in merito a questo interrogativo; così proprio Nietzsche e il declino della civiltà è stato il titolo della sua lectio magistralis di ieri alla Casa della Cultura di Milano: un brillante percorso attraverso le facce di questo poliedrico pensatore tedesco che ha saputo stabilire molti collegamenti con l’attuale epoca e con le grandi questioni aporetiche che l’attanagliano.

Basta leggere alcune pagine della Nascita della tragedia (1872), di Umano troppo umano (1878), della Genealogia della morale (1887) e dello Zarathustra (1883-85) per rendersi conto che noi siamo l’uomo profetizzato due secoli e più fa dal filosofo di Röcken: ciascuno di noi è la prova vivente della verità secondo cui la società è nient’altro che l’umana capacità di affrontare il mondo delle forze titaniche dell’impulso, in altre parole un sublime fumo inconsistente. Storicamente l’uomo è immerso nella sua cecità e quando si imbatte nella grande verità dell’assenza di una verità, della mancanza di un αρχή, un principio reggitore, non lo accetta e inventa sistemi ordinatori che interpretino la propria sofferenza, il più celebre dei quali è la religione.

Friedrich Nietzsche (1844-1900)

Noi siamo questo tipo di uomo: ci basta la volontà, anche se è di volta in volta volontà del nulla. Laddove il sistema culturale cristiano, sopravvivendo alla morte di Dio, ha smascherato il vuoto dell’incedere umano e ha dimostrato che una risposta alla sofferenza umana non c’è, si è ora insediato un nichilismo trionfante che tutto vuole. Come ha ricordato il professor Sini da via Borgogna, possiamo osservare questa realtà nel triste rincorrere il consumo della nostra economia: consumare è vitale per non affossare e la virtù è passata dal lavoro alla spesa, esibendo come il Duemila, ad ogni piè sospinto, realizza il volere di un nulla che confluisce nella forsennata e cieca fuga del declino civile.

Ma come Nietzsche aveva pensato ad una via d’uscita, così fuori dal coro per il suo tempo, anche noi possiamo e dobbiamo fare lo stesso: allora le pagine dello Zarathustra ci illuminano e, con uno spirito di preveggenza spaventoso, ci guidano a due temi cardini del dibattito politico odierno. In primis dobbiamo «abolire lo spirito di vendetta» e accettare il destino della mancanza di un ordine unitario e quello dell’opposta verità di un tripudio di differenze contemporanee, tra loro armonizzabili al di là di ogni sistema morale. In secundis, e soprattutto, dobbiamo «imparare a tramontare», ad avere cioè un diverso rapporto con la morte e la fine: se finalmente essa diverrà benedetta anziché dannata, se per una volta sarà parte della vita e non un’ombra che mina la stessa, allora lo scenario cambierebbe non di poco e le comunità sarebbero più libere e stimolate alla deposizione delle armi di ogni sorta.

Un consiglio ai politici di tutto lo sgretolato Occidente: leggete bene Nietzsche.

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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