5° edizione del premio Cramum: vince Giulia Manfredi con “Nigredo”

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5° edizione del premio Cramum: vince Giulia Manfredi con Nigredo

Nigredo

Nella meravigliosa cornice della chiesa di San Gottardo in Corte a Milano, si è tenuta ieri l’assegnazione del premio Cramum, network culturale che dal 2012 sostiene la cultura e l’arte contemporanea, dal 2014 sotto la direzione di Sabino Maria Frassà. Dopo la presentazione dei dieci finalisti (Alessio Barchitta, Alessandro Boezio, Andrea Fiorino, Francesco Casolari, Marco La Rocca, Giulia Manfredi, Dario Picariello, Pamela Pintus, Diego Randazzo, Sally Viganò), la giuria ha decretato che a meritarsi questa edizione del premio fosse l’artista Giulia Manfredi, seguita da Dario Picariello e da Diego Randazzo. Manfredi ha ricevuto il cubo in marmo di Candoglia realizzato dalla Veneranda Fabbrica del Duomo, partner della mostra, ed un percorso di crescita artistica di due anni alla fine dei quali terrà una personale presso lo Studio Museo Francesco Messina, sempre collegato a Cramum. Tutte le opere dei finalisti insieme a quelle di altri undici artisti internazionali rimarranno esposte fino al 3 ottobre presso il Grande Museo del Duomo.

Il tema col quale si sono dovuti cimentare gli artisti quest’anno è stato Limiti-Confini: vi è uno spazio predefinito entro il quale possiamo esprimerci, pensare e agire oppure non ci è possibile andare oltre, essere liberi oltre qualsiasi paletto? Interessanti le risposte dei finalisti, che hanno indagato molto in particolare sui materiali e i mezzi comunicativi, modificandoli, plasmandoli ed adattandoli al proprio messaggio.

Mascarata

Giulia Manfredi ha proposto Nigredo: l’opera è di per sé fatta di contrasti, che vanno dalla natura del bonsai incastonata nella resina, dalla tensione tra alto e basso fino alla vita e alla morte, racchiuse nella scultura. L’elemento naturale imprigionato nell’artificio di un materiale modellato dalla stessa artista attraverso un procedimento tossico e complesso, rimanda all’albero come elemento mitologico di molte culture, da quella norrena fino a quella indiana: il limite/confine di quest’opera sembra essere la realtà, la materia, la quotidianità che blocca in un gesto dinamico e disperato il libero pensiero ed il sogno rappresentati dall’albero.

Il giovane artista Dario Picariello ci ha invece proposto Mascarata: anche questa volta siamo di fronte ad un’opera complessa e sfaccettata. Riprendendo alcuni antichi rituali campani legati alle stagioni ed al raccolto, l’artista ha ripercorso tappa dopo tappa ciò che nei secoli scorsi veniva fatto. Un lavoro introspettivo e sulla propria persona che ha portato Picariello a realizzare un abito e quindi a bruciarlo, documentando ogni fase illuminato dalla sola luce naturale ottenendone  fotografie che hanno qualcosa di caravaggesco, stampate con un particolare procedimento, che si fanno quindi testimonianza del lavoro svolto su di sé, in un’analisi del superfluo e del necessario, facendo una scelta ed abbandonando, anzi bruciando, le zavorre inutili della quotidianità, ovvero i nostri limiti.

Tutto l’intorno del momento

Diego Randazzo ha voluto esplorare l’assenza di confini dell’arte, che si muove fluida tra diverse tecniche e discipline: Tutto l’intorno del momento coinvolge fotografia, pittura, cinema ed arte digitale, ed il risultato è poetico. Poiché l’artista realizza le sue opere in base al luogo dove esporrà, ecco che in mostra troviamo lo schizzo della fontana del Castello Sforzesco che si trasforma lentamente nella sagoma Duomo di Milano. Interessante l’utilizzo di uno strumento antico come il mutoscope, che crea una sorta di gif analogica.

Da segnalare infine le opere Non ti scordar di me di Pamela Pintus e Capitali del Nord di Francesco Casolari: la prima è un interessantissimo lavoro legato alla comunicazione visiva che coinvolge direttamente il visitatore, permettendogli di comprendere e di riflettere sulle dinamiche comunicative aggressive alle quali siamo costantemente sottoposti, divenendo consapevole di come rimangano impresse nelle nostra memoria immagini inutili che probabilmente non riusciremo mai a cancellare nostro malgrado; la seconda invece è un’opera realizzata attraverso l’antica tecnica dell’incisione, ricchissima di dettagli e colori che tra rimandi a Bosch ed Escher ci restituisce un’ironica ed armoniosa città del futuro, tra sovraffollamento e figure fantastiche.

Legato alla mostra Limiti-Confini è stato pubblicato il libro Sul Confine – On the Edge, a cura di Sabino Maria Frassà ed edito da Editrice Quinlan, con i testi di Eugenio Borgna, Nicla Vassallo, Sabino Maria Frassà, Stefano Ferrari e Raffaella Ferrari

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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