L’importanza della conservazione della storia nella nostra epoca

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L’importanza della conservazione della storia nella nostra epoca

Parlare di storia, significa, a grandi linee, raccontare il passato. Questa affermazione può sembrare scontata ma in realtà non lo è, perché purtroppo molte persone relegano questa materia così affascinante in una posizione di secondo piano. La storia deve essere vista come magistra vitae nel senso che, da essa, abbiamo la possibilità di trarre spunti e rispondere alle domande del presente. Dal momento che può fornirci queste utili indicazioni, dunque, dobbiamo necessariamente conoscerla. L’approccio alla storia, principalmente a livello scolastico, avviene attraverso i manuali. Ciò è più che giusto e fornisce una buona preparazione.

Si dovrebbe considerare, però, che a questo punto l’apprendimento della storia potrebbe essere integrato da un altro tipo di percorso: quello all’interno dei musei. Questi, infatti, sono luoghi tramite i quali il visitatore può realmente immedesimarsi con ciò che ha prima appreso dai libri: vedere una divisa, un’arma o una foto di un campo di battaglia, sono elementi che aiutano lo spettatore a capire la dura realtà della guerra in generale e dei singoli episodi che la vanno a comporre.

Nel nord della Polonia, a Danzica, c’è un museo che racconta gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Proprio lì, in Polonia, dove ebbe inizio, nel settembre del 1939, l’apparentemente inarrestabile avanzata di Hitler. Questo museo fu inaugurato nel 2007 e, il suo scopo, era quello di accendere una luce sui reali avvenimenti che avevano logorato il paese, per mostrare ai polacchi (e non solo) il dramma che ha portato quella guerra. Questo museo espone oggetti di vita quotidiana nello scenario di un conflitto: ci sono armi e uniformi, scodelle bucate per mangiare, un fazzoletto su cui un polacco scrisse un messaggio di addio prima di essere fucilato.

Bush in visita culturale a Gerusalemme

Il museo dunque, visto come luogo della memoria, serve a rievocare un confitto ma allo stesso a lasciarselo alle spalle. Riproporre immagini di vita e di morte quotidiana significa far capire agli spettatori, indipendentemente da chi siano, che gli errori e gli orrori del passato è bene che restino tali. Si tratta di un luogo di riflessione e di memoria all’interno del quale, seguendo l’ideologia della storia come maestra di vita, possiamo capire gli errori del passato e cercare di superarli. Come quando George W. Bush si recò nel 2008 allo Yad Vashem, il museo memoriale di Gerusalemme, e, davanti agli orrori dell’olocausto si rivolse, visibilmente commosso, al segretario di Stato, Condoleezza Rice. Fu proprio in questa occasione che Bush fece un’allusione critica a F.D. Roosevelt e alla sua decisione di non colpire i campi di concentramento.

Davanti al fatto compiuto, si cerca quindi di mettere da parte l’ideologia, e si lascia spazio alla volontà di divulgare. Tuttavia alcune guerre non finiscono mai e infatti il museo di  Danzica, prima citato, sembra essere diventato un nuovo motivo di scontro. I membri dell’attuale partito che governa la Polonia (PiS, diritto e giustizia), non sono contenti del contenuto della mostra. Questo, infatti, secondo il loro  punto di vista è troppo amplio, nel senso che si occupa di raccontare sì la guerra, ma in senso generale. Dovrebbe, invece, parlare di più dell’eroismo polacco, delle migliaia di civili che morirono durante la guerra e dell’insurrezione di Varsavia, ad esempio, e meno degli ebrei.

Alla luce di quanto abbiamo detto fino ad ora, risulta assurda la vicenda polacca. Il museo è un mezzo attraverso il quale cerchiamo di far pace con la storia. Di accettare le brutalità di una guerra, a patto che poi queste vengano superate. Il museo è un elemento imprescindibile per chi vuole ottenere una preparazione storica di spessore elevato. Come può dunque esso stesso diventare luogo di discordia? Evidentemente, per qualcuno, la storia non è maestra di vita. Altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo l’essere umano commette sempre gli stessi errori.

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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