Ivano Fossati: un cantautore italiano che suona (anche) il rock

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Ivano Fossati: un cantautore italiano che suona (anche) il rock

Sul palco dell’Ariston, in molti si saranno chiesti, nell’ormai lontano 1972, da dove venissero i Delirium, la band di cui allora faceva parte un giovanissimo Ivano Fossati. Con il loro brano Jesahel, anche se prevedibilmente non si aggiudicarono la vittoria, riscossero un buon successo tra i giovani, nella sorpresa generale di chi si stupiva per il suono ipnotico di quel pezzo che sembrava inaugurare un nuovo genere. In realtà, si distingueva, soprattutto nel finale della canzone, una notevole famigliarità con il prog anglosassone e in particolare con il flauto dei Jethro Tull, ma all’epoca nella televisione italiana tutto questo era nuovo. Quell’apparizione fu probabilmente uno degli stimoli che portarono molte altre band come Area, PFM, Banco di Mutuo Soccorso ad uscire allo scoperto.

Ivano Fossati sul palco dell’Ariston

I Delirium si sciolsero subito dopo, permettendo così a Fossati di intraprendere la carriera solista. Per gran parte egli anni settanta l’aspirante cantautore genovese si appoggiò all’amicizia di Oscar Prudente, il quale, grazie alla sua esperienza di produttore, aiutò il giovane per i suoi primi album. Il successo e l’attenzione della critica non arrivarono subito, anzi. Dopo i primi due lavori Poco Prima dell’aurora e Goodbye Indiana, i due amici iniziano a scrivere per altri artisti, ed è così che riescono a farsi strada nel mondo della musica italiana. Nei primi album che lo vedevano come cantautore, infatti, Fossati mette a fuoco alcune delle sue sonorità interessanti, come ad esempio il rock, ma queste riusciranno ad arrivare a piena maturazione soltanto verso la fine del decennio.

La relazione professionale e sentimentale con Mia Martini, a quel tempo già cantante di successo, sarà di ispirazione a molti pezzi di Ivano che verranno inclusi nell’LP della cantante Per Amarti. Nel 1978 firma per la cantante Patty Pravo Pensiero stupendo, con un testo abbastanza licenzioso per l’epoca, ma che forse ha contribuito al suo successo notevole di questa canzone.

Copertina dell’LP La mia banda suona il rock

L’anno dopo arriverà la consacrazione del cantautore genovese con l’album La mia banda suona il rock: molto tendente a sonorità americane, venne infatti registrato a Miami, con la partecipazione di musicisti sensazionali, abituati a suonare con i big della musica di allora. La title track è ormai diventata un classico della musica italiana, ma merita un occhio di riguardo tutto l’LP, per il suo tentativo riuscito di coniugare il rock pop da classifica e i testi ricercati della musica d’autore. Canzone emblematica dell’album a mio avviso è  Di tanto amoreil cui accompagnamento è tipico di una hit da classifica, ricca di fraseggi di chitarra elettrica e con una base di accordi suonati al piano, ma il testo non è poi così immediato e classico per una ballata che parla d’amore. Limonata e zanzare è forse la punta più sperimentale dell’album, dove si sentono anche sintetizzatori e l’influenza del reggae.

Arriva così il successo, ma Fossati si dedica ancora alla scrittura per altri artisti, mentre medita di già ad un cambiamento di rotta: si capisce dalla sua riluttanza a suonare in pubblico la traccia omonima di quest’album, che ben presto scompare dalle sue scalette. Fossati prende presto una strada più personale e intimistica, testimoniata per esempio dalla scelta di accompagnare i suoi testi con musiche che definiremmo “etniche”, con strumenti insoliti e tipici di culture differenti. Questa caratteristica si ritroverà per il resto della sua carriera a partire da 700 giorni con il quale si aggiudica la sua prima targa Tenco.

Nei testi si legge sempre di più, oltre al tema caro del viaggio, una riflessione sull’insignificanza del mestiere di cantautore e dell’artista in generale. Di questo periodo della sua produzione è anche Canzone popolare, chiaro riferimento politico alla sinistra, fu anche usata come colonna sonora di una campagna elettorale, ma da alcune stesse dichiarazioni di Fossati, sembra essere più un’eccezione che la norma questo pezzo.

Sono io oppure sei tu

la donna che ha lottato tanto,

perchè il brillare naturale dei suoi occhi

non fosse scambiato per pianto

Questi bellisssimi versi sembrano contrastare con altri, per esempio tratti da un’altra perla del cantautore, L’abito da sposa, di un album particolarissimo come Macramè (per il quale servirebbe forse un articolo ad hoc), Cosa volete che sia è tutto tempo che passa… Ed è in effetti quest’ultimo sguardo, più sconsolato se vogliamo, a emergere nell’ultima fase della sua produzione. Quest’ultima, per ragioni di brevità non posso fare a meno che esporvela in sintesi, nonostante meriterebbe molte più parole, prendetelo come un invito ad ascoltare uno dei maestri della musica italiana, che ha ispirato generazioni di musicisti. Ivano Fossati si ritira pubblicamente dal mondo della musica nel 2012, lasciando un grande vuoto ma anche permettendoci di riflettere sulla sua grandezza e sulla sua scelta.

Daniele Rigamonti per MIfacciodiCultura

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