#COGITOERGOSUM – La poesia per curare l’atrocità del morbo di Alzheimer

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#COGITOERGOSUM – La poesia per curare l’atrocità del morbo di Alzheimer

Onorare le ricorrenze significa trasformare le stesse in occasioni di riflessione, così la XXIV Giornata Mondiale Alzheimer offre la possibilità di meditare su alcuni aspetti sociali di questa terribile assai diffusa malattia: laddove per anni le energie di ricerca sono state indirizzate a comprendere i meccanismi del morbo, oggi, avendo dello stesso un quadro più mappato, si investono risorse soprattutto nell’attenzione alla psico-socializzazione dei malati.

Milano, ispirandosi agli interventi del modello olandese, può dirsi la capitale italiana dell’umanizzazione dell’Alzheimer: nel comune meneghino infatti oggi, come su tutto l’arco dell’anno, si susseguono incontri in materia e fioriscono attività pensate su misura per i malati e i loro familiari, attori, questi ultimi, pienamente chiamati in scena dal morbo; è in questo assetto che sono nate in città iniziative come quella degli Alzheimer cafè, spazi nei quali le vittime di questa malattia neurologica si sostengono con vere e proprie attività di gruppo pensate per garantire loro un’ulteriore possibilità di vita “viva”.

Che ruolo può e deve avere la cultura in questo tentativo di salvare il malato dalla disumanità e dal vuoto del morbo? Una via sempre più gettonata è senza dubbio quella della poesia: quando apparentemente non si hanno più parole, la poesia ha invece suoni adatti e sufficienti, dimostrandosi uno strumento profondissimo, in grado di trasmettere contenuti altrimenti impossibili da esprimere. Il poetare può questo in virtù del suo essere universale, esattamente come la malattia. Un ulteriore elemento di democrazia intellettuale è restituito dal fatto che la poesia, in tutta la sua capacità si sensibilizzare e restituire al mondo la sofferenza dei percorsi di dolore degli afflitti, è un modus dicendi trasversale che come tale appartiene sia al malato sia al familiare.

La geniale poetessa Alda Merini (1931-2009)

Poetare il dolore diviene lo strumento per “fare anima” intorno a delle esistenze che si svuotano giorno dopo giorno sotto i colpi dell’avanzare degenerativo dell’Alzheimer: per un malato a cui si precludono progressivamente le porte della vita vissuta il fiorire di interventi psicosociali, illuminati dalla cura per le emozioni e dall’attenzione stimolante alla cultura espressiva, diviene un’esigenza primaria e una possibilità di conservare la propria umanità intatta. Solo una società che pensa l’uomo colpito da Alzheimer come un soggetto in fieri è degna di chiamarsi rispettosa, moderna e aperta. Come amava ricordare una grandissima cantrice della non-normalità:

La casa della poesia non avrà mai porte.

Alda Merini

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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