Loredana Bertè – La musica, l’amore e il dolore vissuti da una rocker

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Loredana Bertè – La musica, l’amore e il dolore vissuti da una rocker

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Loredana Bertè

Loredana Bertè nasce il 20 settembre 1950 a Bagnara Calabra. Oggi compie 67 anni, lasciandosi alle spalle un altro anno di quella che lei ha definito una vita del cazzo. Sicuramente è stata un’esistenza scandita dal dolore, quel dolore che lei stessa ha più volte affermato che con il tempo non si affievolisce ma, anzi, acuisce sempre più.

Loredana non ha mai smesso di pensare alla sua Mimì, a quella sorella con cui condivisero tanto, sin dal giorno della nascita: Mia Martini (nome d’arte di Domenica Bertè) nasce esattamente il 20 settembre, ma del ’47. Sorelle di sangue, sorelle d’arte, sorelle per la vita anche dopo la vita. Loredana, terza di quattro figlie, ha cercato per anni di uscire dall’ombra proiettata dalla sorella: quell’amore così forte che le ha sempre unite, come spesso capita nei rapporti fraterni, è stato minato negli anni da quello stesso mondo in cui entrambe scintillavano, anche se in modi diversi.

Ma, alla fine, non deve essere così facile avere come sorella la donna che la Francia aveva eletto a nuova Édith Piaf.

È nel ’65 che le sorelle Bertè, accompagnate dalla madre da poco divorziata, arrivano a Roma. È qui che Domenica e Loredana conoscono Renato Fiacchini, futuro Renato Zero, giovane come loro, amante della musica e tipo decisamente eccentrico. I tre vivono nella gioventù affiancandosi nelle loro avventure, gettandosi nella mischia dei concerti e sognando una carriera tutta loro.

Dopo diverse esperienze televisive e teatrali (soprattutto nei musical), Loredana nel 1970 firma il contratto con la RCA, proprio mentre anche Mimì incideva il suo primo album. Nel ’72 Mia Martini raggiunge l’apice con Piccolo Uomo, incassando un successo dietro l’altro.

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Loredana Bertè il giorno del suo matrimonio con Bjorn

Loredana deve aspettare il 1974 per diventare la Bertè che tutti noi conosciamo: è l’anno di Sei bellissima, con cui riesce a staccarsi da quell’ombra così maestosa – e inquietante – della sorella. Nel 1979 arriva poi Dedicato, scritto da Ivano Fossati, un brano autobiografico in cui la Bertè ribadisce senza paura la sua irriverenza, la sua forza e anche la sua debolezza. Una donna che sa di essere sopra le righe, schietta, da una voce graffiata e quasi trascinata che però è ipnotica, trascinante, magica.

Non molti sanno che fu proprio lei, spinta anche da un desiderio di scandalizzare (che non possiamo certo dire sia venuto meno negli anni), che realizza la prima canzone reggae della musica italiana: affascinata dalle sonorità di Bob Marley, visto in concerto in Jamaica, pubblica E la luna bussò.

Negli anni ’80 la vita di Loredana tocca punte che mai nessun artista italiano aveva avvicinato: entra nella Factory di Warhol – che dapprima la scambia per una cameriera, salvo poi scoprire di essere davanti ad una cantante italiana – il quale realizza con il suo team il videoclip Movie. Questo video è un unicum di tutta la produzione dell’artista pop-art, che non farà mai più un prodotto del genere dopo la collaborazione con Loredana.

Ma è un altro l’incontro fatale di questo decennio: Bjorn Borg, tennista affermato. Svedese, biondo, bellissimo. Finiscono su tutte le copertine, il loro rapporto è un gossip di livello internazionale: ma nemmeno nell’amore Loredana Bertè seppe vivere senza dolore. Bjorn è un uomo padrone, che la allontana sempre di più dal mondo della musica, portandola via da quel mondo in cui lei era alle vette. Quella donna così eccentrica, scevra di ogni senso del pudore e di ogni filtro, si lega ad un uomo che la svuota di ogni grinta. La loro relazione finisce solo nel 1992, ed è solo allora che la Bertè torna al mondo musicale. E lo fa con il migliore dei modi: si presenta a Sanremo con Stiamo come stiamo affianco della sorella Mimì. Ma mentre macina un successo dietro l’altro, mentre la vita sembra tornare alla normalità, arriva la tragedia che ha sconvolto irrimediabilmente la sua vita: il 12 maggio del 1995 muore Mia Martini.

Da allora, la vita di Loredana Bertè non si è fermata, anzi, si è comunque districata tra nuovi album e la partecipazione a programmi televisivi come Music Farm o Amici di Maria De Filippi. Nonostante il dolore della morte della sorella, ha continuato a cantare, dedicandole più di una canzone.

Eppure, Loredana non si è mai perdonata per quella morte che ha colto Mimì a soli 47 anni. Non ha mai nemmeno creduto all’ipotesi del suicidio (ma non è l’unica di questo avviso), e ha sempre più spesso puntato il dito contro quel padre che ha trascorso gli ultimi giorni insieme a Mia. Quel padre che ha accusato di violenze e di atti direi classificabili tra le molestie, visto che pare si masturbasse davanti alla piccola Domenica quando la madre rifiutava un amplesso.

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Loredana Bertè e Mia Martini

Un padre violento, senza dubbio distante, ma forse solo un capro espiatorio per una donna che non si è mai perdonata? Ad oggi, Loredana Bertè non ha un cellulare: poco prima di morire, infatti, Mia voleva donargliene uno per rimanere in contatto. Loredana rifiuta e, come se non bastasse, litiga per delle piccolezze con la sorella: quando parte, così, le due si sono lasciate con tante parole non dette, con rancore, con qualche stupido motivo per litigare. Cose normali, per due sorelle, soprattutto due donne dai caratteri così forti.

Ma quel cellulare, forse, avrebbe salvato la vita a Mimì, che sarebbe riuscita a chiamare la sorella o che magari avrebbe trovato il conforto in parole amiche e avrebbe evitato di uccidersi.

Per la Bertè la sua vita è stata inutile solo per il fatto di non aver salvato la sorella.

Con la sua musica, invece, che ancora oggi produce e che ancora oggi la porta sui palchi, di certo ha reso più colorate e vivaci le vite dei suoi tanti ammiratori, che tanto hanno apprezzato il suo Genio, il suo estro artistico senza dubbio sopra le righe per una signora di 67 anni.

Ma alla fine, e questo ce lo ha insegnato tanti anni fa, Loredana non è una signora.

E, per questo, rimarrà un’eterna ragazza, in lotta tra amore e morte, abbracciata al dolore di una vita.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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