“Human Flow”: Ai Weiwei racconta il dramma dei migranti

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Human Flow: Ai Weiwei racconta il dramma dei migranti

Ai Weiwei

Un flusso di gente che fugge da macerie, disastri e carestie, che cerca di oltrepassare fiumi, mari, confini e barriere: questo è Human Flow, il film dell’artista cinese Ai Weiwei che ha vinto il premio UNICEF della 74° Mostra del Cinema di Venezia.

Si tratta di un documentario che, senza scendere a compromessi, racconta una storia antica quanto il mondo, quella della migrazione di uomini e donne che Ai Weiwei ha incontrato durante il suo viaggio in ventitré paesi del mondo.

L’artista è diventato uno di loro e per un anno ha condiviso le loro paure e le loro speranze, attore tra attori reali che non interpretano una parte, ma vivono in prima persona quel viaggio.

L’arte di Ai Weiwei si è messa al servizio della società ed ha svelato una realtà nota a tutti ma difficile da accettare e riconoscere.

È stato un viaggio molto difficile ma anche nelle situazioni più drammatiche c’è stata gioia: un bambino che gioca con un po’ di acqua sporca, qualcuno che ti offre del cibo… Tutti volevano condividere quel poco che avevano e stringerti la mano. Ti invitavano nelle loro tende, a suonare musica, mostrandoti le foto dei familiari. Questo mi ha dato molta gioia.

Ai Weiwei non è del tutto estraneo a questo mondo, infatti fu deportato con la sua famiglia in un campo di rieducazione militare per l’attività del padre, Ai Quing, poeta dissidente e critico con il regime cinese:

Non mi sento diverso da loro. Magari parliamo lingue diverse o abbiamo modi di pensare differenti, ma io li capisco.

Il film è un succedersi, per due ore e venti minuti, di immagini forti che entrano nell’anima e che pretendono risposte da ognuno di noi; è un appello alla libertà, ai diritti umani, è una richiesta a restare umani.

Quella crisi è la nostra crisi. Dell’umanità intera. Non di un singolo Paese.

Europa, Afghanistan, Kenya, Messico, Turchia, Bangladesh sono stati alcuni dei luoghi visitati dall’artista che, tramite una serie di riprese aeree, ha mostrato la portata di questa fiumana umana che si è rivelata molto più vasta di quanto si potesse immaginare.

Ai Weiwei, attivista per i diritti umani e ambasciatore di Amnesty International, ha da sempre fatto della sua arte uno strumento di denuncia, come ha dimostrato nella sua ultima mostra a Firenze.

Il nome della mostra, Libero, è come se fosse stata urlata da Palazzo Strozzi dove, ancorati alle facciate, ventidue gommoni di salvataggio arancioni hanno ricordato i viaggi dei profughi che attraversano il Mediterraneo per giungere in Europa.

Le sequenze del documentario Human Flow sono la realtà, è quello che succede ogni giorno accanto alle nostre vite fatte di certezze e sicurezze, in luoghi non molto lontani da noi. L’artista cinese non usa mezzi termini, turba e provoca emozioni: non c’è finzione, non si tratta di scene costruite in studio o di fotomontaggi, quello che vedremo in questo film è tutto vero!

L’intento dell’artista/regista è quello di comunicare con più persone possibili, di scuotere i governi con il linguaggio dell’arte che, attraverso il cinema, è in grado di raggiungere una grande maggioranza.

Il film uscirà il 2 ottobre, giorno commemorativo in onore dei rifugiati.

Gli spettatori, in sala, alla fine del film comprenderanno e vivranno anche loro con la stessa partecipazione la coraggiosa esperienza raccontata da Ai Wei Wei?

La cosa più difficile è stato incontrare queste persone e poi lasciarle.

Marta Previti per MIfacciodiCultura

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