Mobile photography: fra convergenza tecnologica e cambiamento culturale

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Mobile photography: fra convergenza tecnologica e cambiamento culturale

Sviluppo di fotografia in camera oscura
Veduta dalla finestra, Nicéphore Niépce, 1826

La chiamano mobile photography ed è alla portata di tutti. Basta avere uno smartphone e qualche secondo a disposizione. Chiunque può scattare fotografie e la maggior parte dei millennials non ha idea di cosa possa essere un rullino. Stiamo assistendo a un cambiamento epocale paragonabile al passaggio da analogico a digitale: produzione e fruizione delle immagini sono, ormai da qualche anno, quasi completamente asservite a quello che è il meccanismo dei media. Centinaia le immagini che, ogni giorno, scorrono davanti ai nostri occhi. Come recuperare il valore della fotografia e come sensibilizzare la vista al bombardamento mediatico di immagini? I nostalgici dell’analogico sostengono sia una battaglia persa. Ma andiamo con ordine.

Il termine fotografia deriva dal greco phos graphè e significa, letteralmente, scrittura di luce. Luce che lascia un’impronta, «la matita della natura», così poeticamente definita da William Henry Fox Talbot, pioniere del mezzo fotografico. Siamo nei primi decenni dell’Ottocento quando Nicéphore Niépce, scienziato e inventore francese, mette a punto i primi esperimenti per tentare di fissare le immagini attraverso la luce del sole. Nel 1826 Nicéphore ottiene la prima eliografia, Veduta dalla finestra a Le Gras, dopo 8 ore di esposizione: era il primo grande passo verso una tecnologia che avrebbe cambiato il mondo intero. La scoperta, ufficializzata nel 1839 e firmata Louis Mandé Daguerre, passerà alla storia. In Italia, su Il Politecnico, rivista scientifica di stampo positivista, ecco come Carlo Cattaneo, uomo di scienza, ne annuncia la scoperta:

Primo bisogno è quello di conservare la vita, e tutte le arti dell’immaginazione scaturiscono da un bisogno nel seno della civiltà, che diviene imperioso non meno della sussistenza.

Primo bisogno è quello di conservare la vita: è qui che la fotografia, per caratteristiche intrise alla sua stessa natura, coglie nel segno. Lo scatto fotografico cattura l’immagine, l’istante, la vita.

Mobile photography: fra convergenza tecnologica e cambiamento culturale
Sviluppo di fotografia in camera oscura

Cosa è cambiato da allora? Sono passati due secoli di storia e, se dal punto di vista tecnologico la fotografia non può più essere definita come “scrittura di luce”, è indubbia la sua proprietà di immortalare e conservare una determinata realtà. Ad essere scomparsa è la nostra sensibilità rispetto all’immagine: si parla quindi di un fattore culturale, oltre che tecnologico. L’estrema facilità con cui è possibile catturare una immagine ha portato a una sovrabbondanza, un surplus che ha livellato la percettibilità estetica.

Ripercorrendo l’evoluzione (o involuzione) tecnologica degli ultimi anni, si può parlare di un reciproco scambio – a tratti una vera e propria rincorsa – fra dispositivi smartphone e macchine fotografiche professionali. Da un lato abbiamo il “telefono intelligente”, munito di funzionalità sempre più all’avanguardia, e dall’altro la fotocamera, ormai universalmente dotata di moduli wireless per la condivisione rapida sui social network. Perché al centro di tutto, oggi, sembrano esserci solo i social network.

Mobile photography: fra convergenza tecnologica e cambiamento culturaleMa, quindi, nell’era dei selfie, come si vive la fotografia? Ognuno ha fra le mani un dispositivo in grado di raccogliere stimoli visivi dal web e, allo stesso tempo, di catturare porzioni di realtà. L’invito è quello di concedere tempo all’immagine, in entrambi i sensi. Concediamoci il tempo di riflettere sull’immagine che passa davanti ai nostri occhi e soffermiamoci sui soggetti che fotografiamo. Solo così, nel nostro piccolo, potremo scongiurare la superficialità di un mondo che sembra aver dimenticato il potenziale comunicativo e la profondità delle immagini.

Alice Pini per MIfacciodiCultura

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