Lettura corporea e presenza aurorale

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Lettura corporea e presenza aurorale

Diremo poche cose necessarie sulla lettura, con l’intento di fornire una serie di spunti che vorrebbero avere il carattere di trasformare questa antica pratica in un esercizio maggiormente passivo. Rinuncio ben volentieri a ogni discorso moraleggiante e di carattere «storicistico», preferendo un’analisi di ciò che la lettura è e di ciò che potrebbe essere.

Immaginiamo, anzi vediamo la lettura non soltanto come una porta che mette in comunicazione due individui di culture e di epoche diverse, ma anche come un artefatto che ha in sé la potenza di conservare la presenza del suo autore.  Un libro di alta letteratura non è soltanto composto da parole, se in quelle parole è stata impressa la presenza di chi le ha scritte. In altri termini, gli scrittori, in particolare i poeti e i grandi romanzieri, nel momento in cui scrivono, rilasciano inconsciamente o imprimono volontariamente il proprio io nelle parole. Ma vediamo che cosa è la presenza di cui abbiamo parlato finora. Con il termine presenza si intende il corredo mentale, emozionale e vitale che il soggetto, in questo caso lo scrittore, porta in sé. La presenza ha una certa materialità che potremmo definire, per i più, invisibile ma avvertibile attraverso un’apertura della percezione corporea e intra-corporea. La presenza dell’altro, in questo caso dello scrittore, non si avverte al di fuori di noi, ma dentro il nostro stesso corpo, come densità che ci abita. Lo scrittore e per estensione ogni artista ha la capacità, innata o acquisita, di imprimere la propria presenza nei lavori artistici, siano essi letterari o figurativi. Questa capacità dell’autore di veicolare una parte di sé nell’opera d’arte deve trovare, sulla riva opposta del canale, un fruitore capace di cogliere all’interno del proprio corpo una presenza altra

Marco Fabio Quintiliano (35/40 d.C.-96 d.C.)

Vorremmo indicare, a questo punto, le funzioni della letteratura che potrebbero distrarre il lettore dalla percezione della presenza autorale. Non vogliamo denigrare o sminuire tali funzioni, quanto mostrare una diversa destinazione della lettura sciolta da ogni effetto retorico e da facili impressioni emotive. Queste funzioni della letteratura, prese in prestito dalle lezioni di retorica quintilianee, sono: il docere (impartire un insegnamento, istruire), il delectare (intrattenere, divertire) e, infine, il movere (far commuovere, emozionare). All’interno di qualsiasi testo letterario di ogni cultura potremmo trovare una di queste funzioni (insegnare, divertire, emozionare) o tutte e tre contemporaneamente. Ma il nostro articolo non si sofferma su questi punti (nevralgici ed essenziali per ogni indagine retorica che si rispetti), in quanto il nostro focus è diretto verso la lettura come mezzo per entrare in contatto – o dovremmo dire in comunione – con la presenza autorale.

Da quanto abbiamo appreso finora, la presenza dello scrittore di pone dietro alle abilità retoriche e narrative, al di là quindi degli insegnamenti che l’autore potrebbe impartire, dell’intrattenimento che potrebbe offrire e delle emozioni che potrebbe smuovere.

Ora passiamo alla seconda parte. Quando lo scrittore ha impresso o rilasciato la sua presenza all’interno del reticolato creativo e quello stesso reticolato si fa opera d’arte, fruibile dal pubblico, il lavoro successivo deve essere svolto in prima persona dal lettore. A questo punto, il lettore dovrà essere in grado di percepire la presenza dello scrittore al di là delle forme, al di là quindi delle parole. Per ottenere un esisto positivo, il lettore dovrà innanzitutto tacere, dunque indurre dentro di sé il silenzio, un silenzio che potremmo definire ricettivo, attento.

Lettura è empatia

In questa fase passiva, solitamente l’io del lettore si annulla completamente nell’oggetto artistico, percependo così tutte le note narrative e retoriche dell’opera, ma è nostra premura consigliare al lettore di entrare a contatto con le parole mantenendo una certa consapevolezza di sé, legata non a un pensiero o a un’emozione ma al corpo stesso. Questa lettura vigile dal corpo può indurre il lettore a percepire uno spazio interiore, dove potrà accogliere la presenza dell’autore. Da questo momento in avanti, il lettore, nonostante gli arpioni retorici scagliati dallo scrittore, deve quanto più scansare pensieri ed emozioni, per posare la propria attenzione su uno spazio neutro nel proprio corpo, dove potrà accogliere, ricevere e godere della presenza dello scrittore. Ecco che la lettura si fa connessione vera, autentica.

Questi piccoli consigli potranno sembrare bizzarri, sicuramente inusuali, ma daranno alla vostra lettura un altro sapore, più profondo e al tempo stesso leggero.

Gianluca Tomidei per MIfacciodiCultura 

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