#COGITOERGOSUM – Filosofando per capire se l’arte serve ancora a qualcosa

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#COGITOERGOSUM – Filosofando per capire se l’arte serve ancora a qualcosa

L’arte riproduce […] l’essenziale e il permanente in tutti i fenomeni del mondo. […] L’arte è sempre alla sua mèta.

Arthur Schopenhauer

Le arti al centro di festivalfilosofia 2017

Si è concluso ieri sera, con un grande successo di pubblico, festifalfilosofia 2017, l’appuntamento annuale che porta nelle piazze aperte di tre città emiliane, Modena, Carpi e Sassuolo, i più grandi interpreti della filosofia contemporanea italiana e non solo: tre giorni, dal 15 al 17 settembre, in cui passeggiare per le strade di questi feudi estensi ha rappresentato l’occasione di imbattersi vorticosamente in pensieri, parole, riflessioni e domande irrisolte, oltre che in numerose mostre e allestimenti che hanno arricchito a tuttotondo, come sempre, l’evento. Un tema ogni 365 giorni per dare libero sfogo al desiderio di λόγος di conferenzieri e uditori, e se l’anno scorso fu la volta dell’agòne, in questi giorni è toccato all’arte essere sviscerata in piazza sotto la scure dell’interrogare filosofico. Questioni grandi quelle appositamente messe in scena di anno in anno dal festival, aree tematiche radicalmente sentite dall’umano che si prestano ad aperture le più ampie e a collegamenti i più stimolanti. Lo scopo? Armonizzare, lezione dopo lezione, edizione dopo edizione, l’uomo con il proprio orizzonte esistenziale. 

Massimo Cacciari, filosofo alla Vita-Salute San Raffaele, tra i relatori del 2017

L’arte è “qualcosa” che eminentemente ha a che fare con l’umano, a volte pervadendolo, altre sfiorandolo soltanto, ma senza mai lasciarlo davvero indifferente, e questo basti a motivare la scelta del tema guida. L’essere umano è estetico, così come lo sono le sue manifestazioni comunicative, pertanto, nell’epoca della morte dell’arte, nel tempo che sembra aver esaurito il gusto formale della classicità e perfino le innovazioni delle avanguardie, interrogarsi intorno al senso e all’utilità dell’arte diventa un’esigenza pressante. A riprova della pregnanza del tema si pensi che quello estetico è uno dei pochi campi del pensiero critico che ha saputo attraversare intatto la storia della riflessione da Platone a noi, dando e togliendo, di saggio in saggio, dignità e potenza alla pratica artistica. Massimo Cacciari, forse sintetizzando lo spirito della domanda fondamentale che ha orientato i lavori, ha sostenuto per le migliaia di uditori di Piazza Garibaldi a Sassuolo che oggi l’arte rimane senza dubbio «essenziale», in quanto unico potere capace di sfuggire la presa del concetto in analogia con l’operato della nostra mente. L’arte ha «diritto di cittadinanza» nel nostro mondo poiché capace di «scavare la parola» fino a farne udire il silenzio costitutivo. Diversamente dalla Scienza e dalla Filosofia intesa come scienza, all’arte è proprio il parlare delle madri essendo essa in grado di oltrepassare il linguaggio delle forme: fruire l’arte ci conduce, faustianamente, all’irrapresentabilità e all’indomesticabilità più genuine dell’esistenza, finendo per essere la sola vera forma democratica di trascendenza, né religiosa, né spiritualistica, soltanto umana appunto.

Lectio magistralis in piazza Grande a Modena

L’arte, soprattutto quella contemporanea, è un domandare della coscienza alla scienza che suona come “ma non ti manca mai la parola precisa, o cara tecnica?”. In altri termini dedicarsi all’arte del nostro tempo è doveroso perché è un linguaggio che si ritira e che, rispecchiando l’epoca in cui sempre diviene, mostra la povertà e l’impotenza di un linguaggio, quello umano, a cui manca sia il soggetto che l’oggetto, ma che ha conservato di essi una spaesante e astratta relazione fantasmagorica.

L’arte intellettuale, nel suo non avere una funzione al pari di tutte le cose quotidiane, esprime l’abisso della meraviglia umana e funziona come un ponte tra il sensibile e l’essenziale, partecipando ad un tempo di entrambi: con il suo agire disinteressato e sub-lime(n), luminosa, energetica ed immateriale, salva l’uomo dal sordo ascolto della scienza tecnica e lo apre, unicamente e senza via alternativa, alle sue possibilità migliori.

A cosa serve l’arte? A restare umani.

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

 

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