Diari Immaginari – Anastasija, moglie di Ivan il Terribile e prima Zarina

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Diari Immaginari – Anastasija, moglie di Ivan il Terribile e prima Zarina

Questa rubrica tenterà di dare delle risposte al silenzio che la storia per tanto tempo ha gettato sulle muse, mogli, amanti di grandi personalità. Tuttavia, per prendere le distanze dalla “Storia dei Manuali”, cercheremo di far rivivere la “Storia delle donne” attraverso la voce delle protagoniste, immaginando e facendo nostra la loro vicenda umana. Ora, aprite il diario, e tra le righe dei pensieri entrate nell’animo di chi ha fatto la storia in silenzio. Oggi tocca a Anastasija Romanovna Zachar’ina.

Da giorni siede immobile nella poltrona davanti alla finestra. Guarda  gli alberi dalle foglie già rosse, o fissa il vuoto. Forse, cerca solo di sentire meno il suo dolore concentrandosi con lo sguardo su qualcosa. Sembra lui stesso un albero. Immobile nella poltrona di legno intarsiato, con i piedi ben appoggiati a terra. Da lì s’innalza la mole del suo busto, imponente come il tronco di una quercia secolare. E sul capo, i ricci della chioma e della barba cadono sulle spalle come fronde di salici piangenti.  La posa è la stessa in cui è stato ritratto nel quadro sul camino: lì è Ivan il terribile, il tiranno dal sangue freddo, il crudele vendicatore. Ha la potenza di un esercito sempre pronto ad ubbidire ai suoi ordini, ha letti morbidi come come nuvole, tendaggi intessuti di filo d’oro, una concubina diversa per ogni notte. Ma qui, in carne ed ossa davanti a me, è solo un padre che ha perso il figlio.

Anastasija, moglie di Ivan il Terribile e prima ZarinaVorrei prenderti tra le mie braccia, moj milyj , anche se so che mi allontaneresti stizzito. Ricordi quanto era dolce la vita quando eravamo novelli sposi? Eravamo due bambini. Io avevo solo quattordici anni, e dalla piccola provincia russa mi sono ritrovata catapultata in abiti più grandi di me, in collane pesanti, in movenze solenni. Tu avevi sedici anni, ma il tuo corpo era già possente, il tuo viso già marcato da una profonda ruga di dolore e sofferenza. Lo sapevo che dietro la tua crudeltà si nascondevano anni di solitudine. Immagino cosa hai passato. Orfano, ti muovevi nelle sale del castello come un’ombra solitaria. Nessuno ha mai pensato a te, nessuno ti ha voluto bene. Non hai ricevuto le carezze di una madre affettuosa, ma ti hanno sfiorato solo gli schizzi di sangue nelle guerre dinastiche tra i nobili a corte.  Hai sempre conosciuto solo l’odio, ed hai avuto difficoltà ad aprirti al mio amore. Ti ricordi quando la sera ti facevo distendere con la testa sulle mie gambe, ed accarezzandoti i capelli ti raccontavo le favole? Mi ricordo la luce infantile nei tuoi occhi, lo stupore che la semplicità di quegli attimi potesse regalarti tanta dolcezza. In quei momenti, hai capito di poterti fidare di me. Ti avvicinavi al mio seno con gli occhi socchiusi e con il sorriso, come un bambino che si avvicina al petto materno, e ti addormentavi. E spesso la sera ripetevamo questo rito che per era stato negato alla tua infanzia. Ironia del destino, la tua favola preferita era quella di due bambini che decidevano di cavalcare le onde del fiume come cavalli d’argento.

Hai sguardo fisso, ma so cosa vedi. È l’incubo che perseguita anche me tutte le notti. Ed anche se ora chiudo gli occhi, è lì. Vedo… le acque turbinose del Sesna, i cavalli d’argento che s’impennano e corrono fuori dagli argini… e Dimitri, il nostro Dimitri, che si aggrappa alle criniere spumose e corre via, nel letto del fiume. E poi dovunque fragore e schizzi, e qui sul tuo volto, Ivan, una dolorosa lacrima.

Anastasija Romanovna Zachar’ina-Jur’eva ( … – 7 agosto 1560) è stata la prima moglie dello Zar Ivan IV di Russia, nonché la prima Zarina russa. Sappiamo pochissimo della sua vita. Figlia di un boiardo, nobile della provincia russa, fu selezionata da Ivan tra altre mille pretendenti. La zarina fu vicina al marito negli anni della sua ascesa al potere: in un regime di terrore, Ivan procedette alla progressiva eliminazione dei nobili avversari. Tuttavia, Anastasija riuscì nel su piccolo a mitigare l’aggressività del marito, diventandone confidente e consigliera, e spingendolo a dimostrare affetto nei confronti dei loro sei figli. Insieme affrontarono con dolore la morte del figlio Dimitri, scivolato nel fiume Sesna. Dopo soli cinque anni, nel 1560, Anastasija morì in circostanze non chiare. Il dolore e la rabbia di Ivan furono tali da portarlo alle soglie della follia. Convinto che fosse stata avvelenata dai boiardi, ricominciò con rabbiose persecuzioni politiche. Recenti studi sui resti della donna hanno rilevato una grande presenza di mercurio nelle ossa, ma oltre che un avvelenamento volontario, non è da escludere che sia stata uccisa dai cosmetici del tempo, a base di mercurio. Ivan si risposò altre sette volte, ma nessuna delle altre mogli ebbe con lui un rapporto così esclusivo e profondo quanto quello tra lui e Anastasija.

Chiara Di Giambattista per MIfacciodiCultura

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